«Siamo ancora nel gioco, vero?» chiedeva uno stralunato personaggio, con due pistole puntate contro, al termine di eXistenZ di David Cronenberg. La stessa domanda passa fugace anche tra i pensieri di Katniss Everdeen: al termine di La ragazza di fuoco la crudeltà degli Hunger Games, durata tre quarti di secolo, è stata letteralmente spazzata via. Katniss ha scagliato la sua freccia, simbolica ed efficace, dritta nel vertice della cupola che sovrastava l’arena, facendo collassare finalmente il sistema. Eppure si risveglia, nel nuovo capitolo (il penultimo) della saga, Il canto della rivolta – Parte 1, e scopre che il gioco è lungi dall’essere concluso. È sprofondata nel microcosmo sotterraneo del famigerato Distretto 13, quello che la storia ufficiale dava per annientato, e che invece ha coltivato sotto traccia la resistenza, in attesa della ribellione.

La nuova gara si chiama dunque “guerra”, ma inaspettatamente sembra utilizzare le stesse armi del vecchio e pervasivo reality show: “Mockingjay” (come da titolo originale), cioè “ghiandaia imitatrice”, è infatti ormai il nome che tutti affibbiano a Katniss, emblema di disobbedienza, di sfida, di rivolta, appunto. E la battaglia si combatte, per lo meno in questo nuovo episodio cinematografico, a colpi di propaganda. Ancora una volta – specularmente a quanto accade all’inizio di La ragazza di fuoco, quando i due campioni del dodicesimo distretto sono costretti dal presidente Snow a imbellettarsi e ad andare in tour promozionale per sostenere il regime – sono il corpo e il volto di Katniss, plasmati e costruiti a favore di telecamera, a sfuggire al controllo della loro legittima proprietaria per diventare strumento di combattimento, e al contempo per essere dati in pasto allo sguardo altrui. Per questo motivo, molte delle new entry di Il canto della rivolta – Parte 1 compongono la troupe che segue Katniss sul campo, orchestrando e riprendendo le sue gesta per produrre filmati che incitino i cittadini di Panem alla rivolta: la regista Cressida (la Natalie Dormer di Il Trono di Spade), il suo assistente Messalla (Evan Ross), i due cameraman Castor (Wes Chatam) e Pollux (Elden Henson).

 

Vecchie conoscenze

Diretto, come La ragazza di fuoco, da Francis Lawrence, Il canto della rivolta – Parte 1 è un Hunger Games senza Hunger Games, nonché il capitolo più cupo tra quelli finora prodotti (e non si può dire che gli altri sprizzassero allegria), il punto di svolta dell’intera saga, il romanzo più difficile da scrivere per Suzanne Collins. Che però, felicemente, trova nel contesto bellico un’intrigante espansione dei temi alla base della sua distopia sci-fi, meno rassicurante di quel che ci si potrebbe aspettare, senza diminuire azione e adrenalina. Dall’altra parte della barricata, insomma, Katniss non trova un universo idilliaco, ma la legge marziale amministrata dall’inflessibile Alma Coin (Julianne Moore), e una comunità che per sopravvivere in condizioni ostili e completa autarchia condivide spazi ristretti e regole ferree. Nel romanzo che conclude la trilogia, e che per il cinema è stato spezzato in due capitoli come tante omologhe serie teen (la seconda e conclusiva parte ha già una data d’uscita: 20 novembre 2015), la volitiva eroina interpretata da Jennifer Lawrence passa tra l’altro gran parte del tempo in totale stato di shock. […]

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