La crisi colpisce tutti, anche Ruggero De Ceglie, il papà scorretto e truffaldino interpretato da Francesco Mandelli ne I soliti idioti. Non ha mai pagato le tasse in vita sua, ma un giro di vite deciso sugli evasori da parte della Guardia di finanza lo metterà nella lista nera dei debitori del fisco. Naturalmente di fare le cose con rigore, fosse anche una volta in vita sua, Ruggero non ci pensa nemmeno. Così, tra scontri col suocero tutto d’un pezzo (Teo Teocoli), sermoni di ex manager caduti in disgrazia (Gianmarco Tognazzi) e continui battibecchi col figlio Gianluca, l’arzillo settantenne darà vita più o meno consapevolmente ad una serie di scenette che sono l’anima de I 2 soliti idioti, primo sequel cinematografico del film tratto dalla serie di Mtv, nata nel 2008.

Presentata questa mattina a Roma alla stampa, la pellicola esce il 20 dicembre in 500 copie Medusa e vede sempre come protagonista la coppia Fabrizio Biggio e il sopracitato Francesco Mandelli che, oltre a dar vita ad una lunga serie di personaggi, sono anche gli sceneggiatori degli sketch e del film, diretto da Enrico Lando. E sono proprio linguaggio e situazioni ad alimentare molte critiche mosse ai due giovani autori, rispettivamente classe 1974 e ’79. Il turpiloquio e le scorrettezze sono infatti alla base di tutte le maschere inventate, soprattutto di Ruggero, che tanto fanno ridere i ragazzi. Ma Biggio e Mandelli non ci stanno e rispediscono l’etichetta di diseducatori alla platea dei giornalisti: «Educare i ragazzi, fargli comprendere cosa si può dire o fare non è compito nostro, ma dei loro genitori – dice Mandelli –. Da ragazzino ascoltavo Elio e le storie tese e quando canticchiavo qualche strofa con le parolacce mia madre mi dava un ceffone». Subito pronto a sostenere la tesi anche Biggio: «In tv c’è molto politically correct che è vuoto. Noi non diciamo volgarità tanto per, ogni volta che utilizziamo una parolaccia lo facciamo per raccontare un certo mondo e i suoi abitanti. Se andate in giro per il quartiere Barona di Milano vedete dei ragazzi che si apostrofano con ‘Minchia zio’ vestiti con colori assurdi e impegnati a farsi la lampada 3 giorni su 7. Così come ci sono tantissimi Ruggero in tutta Italia». «Parlare di volgarità partendo da Ruggero non ha senso – si affretta ad aggiungere Mandelli – è superfluo perché lui è una caricatura: il suo essere volgare esula dalle parolacce, è volgare perché cerca la scorciatoia, la furberia per farla sempre franca, per questo gli abbiamo affiancato un suocero integerrimo, ispirato a Monti. Il suo modo di parlare è così esagerato che perde di significato quando dice “cazzo Gianlù”». Sarà, ma uno scrupolo sul turpiloquio deve essere venuto anche a loro se hanno deciso di inserire, a inizio film, un cartello che ironizzando su quelli inseriti da Mtv in testa agli show pericolosi, dice ai ragazzi di non imitare quello che stanno per vedere.

Scritto di corsa, con gli autori presi da mille impegni tra cui Sanremo, un tour, e la pubblicazione di un libro, I 2 soliti idioti è un film che deve la sua forza alle improvvisazioni nate sul set grazie all’intesa perfetta tra i due protagonisti che hanno quasi spedito il regista, Enrico Lando, dall’analista: «Volevamo un film di pancia che divertisse in modo fresco, non che sapesse di troppo costruito – ha detto Biggio – per questo non ci sono tutti i nostri personaggi della serie, ma solo quelli funzionali a fare da spalla a Gianluca e Ruggero che cinematograficamente funzionano meglio di tutti. Ma anche se la sceneggiatura era finita e le riprese iniziate è capitato anche di rivedere tutto la mattina stessa sul set, o, peggio, durante il montaggio con Enrico che era disperato!».

Nato dal successo del primo capitolo, che incassò 11 milioni di euro al box office l’anno scorso, I 2 soliti idioti avrà presto un altro seguito, I soliti idioti a New York: non un revival del cinepanettone ma il tentativo di esportare il cinema italiano all’estero attraverso una comicità dal linguaggio, definito dal produttore Pietro Valsecchi di Taodue “nuovo e giovane”. La pellicola sarà girata in inglese con due personaggi spalla stranieri. Resta da capire come verranno tradotti in lingua anglosassone i tanti tormentoni che hanno reso celebre attori e format e soprattutto quanto faranno ridere fuori dall’Italia. Don’t worry. C’è tempo. Valsecchi ha detto che parleranno seriamente del film solo a gennaio. Intanto, per la traduzione delle parolacce, ha già contattato dei semiologi.

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