Le discussioni riguardo a PG-13 e rated R – la versione americana del “vietato ai minori” – sono vecchie più o meno come la classificazione stessa: c’è chi ha applaudito l’innovazione fin dalla sua introduzione, nel cuore degli anni Ottanta, chi crede che la censura non vada mai applicata a priori e sia compito dei genitori decidere cosa i figli possano o non possano vedere, chi approva il metodo ma ne trova ridicola l’applicazione. E in effetti ci sono casi (Il Cavaliere Oscuro di Nolan è il primo che viene in mente) in cui l’agognatissimo PG-13 sembra una forzatura, assegnata solo per consentire al film di attirare in sala un pubblico più vasto: è cosa nota che un film vietato ai minori non riuscirà (quasi) mai a incassare quanto uno aperto a tutti.

Ebbene, dall’America arriva oggi una scoperta che potrebbe rimettere di nuovo in discussione il sistema di classificazione americano, e dimostrarne non solo l’inefficacia, ma anche la natura dannosa. La ricerca è stata condotta da due equipe universitarie, una con base nell’Ohio e una in Pennsylvania, e i risultati si possono sintetizzare così: da quando è stato introdotto il PG-13, i film “per tutti” sono diventati sempre più violenti, al punto che molti PG-13 sono più violenti di alcuni rated R. Il campione è ampio: oltre 900 film che, tra il 1950 e il 2012, sono entrati nella top 30 degli incassi. Lo studio ha scoperto che la cosiddetta “gun violence”, la violenza da arma da fuoco, ammissibile anche in un PG-13 (almeno finché non si vede sangue), è raddoppiata negli ultimi cinquant’anni, e in particolare per i PG-13 è triplicata dagli anni Ottanta a oggi. Addirittura, i film più violenti del 2012 in termini di gun violence sono PG-13, non rated R.

La ricerca, naturalmente, non è definitiva né completa: per esempio non distingue le tipologie di violenza (aggressione o autodifesa?) né lo scopo con cui è usata (per promuoverla o condannarla?). Ciò che è certo è che, almeno per quel che riguarda l’uso di armi da fuoco nei film hollywoodiani, «è molto presente e fa apparire le pistole come un oggetto affascinante e attraente»: sono le parole di Dan Romer, uno degli autori dello studio, che conclude: «Trattiamo il sesso come una cosa da vietare, e dovremmo fare lo stesso con la violenza».

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