«Quando abbiamo rivisto Kiss me Lorena dopo anni ci siamo vergognati come dei ladri». Sono pazzi, sono dei provocatori o sono solo persone di rara onestà intellettuale? Dopo la lunga chiacchierata avuta con Alessandro Izzo, leader dei Licaoni, ci sentiamo di dire che la risposta corretta è la prima: non si potrebbe spiegare altrimenti un’intervista di oltre un’ora che all’incirca a metà strada si è trasformata prima in una contro-intervista a chi scrive («Ma tu invece cosa fai nella vita?»), poi in una discussione sulle differenze tra la Premiata Ditta e i Monty Python, per finire in territori più estremi e di cui non parlaremo qui.

A parte gli scherzi, i Licaoni (www.licaoni.it) sono una delle realtà indipendenti più interessanti e prolifiche d’Italia, e parlare con loro è sempre un piacere. Nati nel 1999 «all’insegna dell’indipendenza e della qualità» (parole loro), le loro prime opere si dividono tra teatro (con lo spettacolo I Licaoni) e cortometraggi (la loro opera prima si intitola, curiosamente, I Licaoni). Delle due strade, è quella cinematografica che li attira di più: e infatti hanno all’attivo diversi cortometraggi – tra cui Santre e Last Blood, che vi proponiamo in streaming gratuito qui sotto – e tre film, uno dei quali, Kiss me Lorena, sarà ospitato in esclusiva su Best Movie a partire da giovedì 28 giugno. E siccome cinema indie e Rete vanno a braccetto da sempre, i Licaoni diventano famosi anche grazie alle loro Pillole Web, oltre che allo strepitoso Corso di cazzotti del dr. Johnson. E nel caso non fosse chiaro, è la comicità la loro cifra stilistica prediletta (per quanto abbiano anche dimostrato di saperci fare con all’incirca tutti i generi, si veda l’horror di Last Blood).

Ma ci stiamo perdendo, perché qui non dobbiamo tessere le lodi di una realtà così affermata, ma riportare la loro viva voce. E quindi ecco la nostra intervista, sui contenuti della quale non ci assumiamo alcuna responsabilità.

Best Movie: E quindi avete rivisto Kiss me Lorena e vi ha fatto schifo? A me non è mica dispiaciuto…
Alessandro Izzo: «Diciamo che lo ricordavamo meglio, ecco. La versione che abbiamo messo online all’epoca, nel 2006, era già dichiaratamente non completa, quindi c’era già l’idea di pubblicare prima o poi una director’s cut, che non è mai stata messa online né su Dvd e che noi stessi non guardavamo da anni. E andandocela a rivedere abbiamo deciso che era meglio rivedere del tutto i piani. Sono curioso di rimetterci mano, perché presi dallo sconforto della ri-visione abbiamo riguardato anche le scene tagliate e ho trovato più divertenti e significativi certi pezzi che avevamo tolto rispetto ad alcuni che abbiamo tenuto. Poi il film non l’ho girato tutto io, era una co-regia insieme a Guglielmo Favilla, quindi vorrei lavorare al nuovo montaggio insieme a lui. Sarà interessante vedere se nel frattempo i nostri gusti sono cambiati. Tu che l’hai visto di recente non l’hai avvertito noioso e troppo schematico?».

BM: No, anzi mi sono divertito parecchio in ufficio e la sera l’ho subito rivisto con gli amici. Ma queste grosse differenze nelle due versioni quali sono?
AI: «Be’, per esempio non hai trovato l’inizio un po’ moscio?».

BM: In realtà è stata proprio la prima scena (parodia dei vecchi film sci-fi anni ’50) a conquistarmi al volo…
AI: «Ecco, pensa che noi volevamo tagliarla o quantomeno far iniziare il film in un altro modo. Il punto è che quando abbiamo girato Kiss me Lorena guardavamo molto di più dall’altra parte dell’oceano o comunque all’estero piuttosto che in casa, ci piaceva molto “giocare a far finta di essere”, e infatti tutto il film è un omaggio a John Landis e i riferimenti sono quelli – a parte forse l’episodio poliziottesco. Vedremo cosa viene fuori una volta fatti i dovuti tagli: magari una versione di un quarto d’ora perché tutto il resto ci fa schifo!».

BM: Noi spereremmo di no visto che vi abbiamo pubblicizzato con lo slogan “Guarda il lungometraggio in esclusiva”, che servizio faremmo ai lettori? Ma comunque, come nasce l’idea di Kiss me Lorena, e come si colloca all’interno del vostro percorso artistico?
AI: «Noi abbiamo iniziato proprio con cose francamente comiche, ma ci fu un momento nel 2003 in cui venne fuori qualcosa di diverso. È vero che facciamo parodie, ma c’è sempre molto amore alla base, quindi è sempre stata una nostra ambizione quella di fare cose un pochino più serie o comunque di genere senza per forza infilarci il comico/demenziale. Nel 2003 si fece questo corto, Last Blood, che nasceva con l’intento di dire “facciamo cose a basso budget con le telecamerine di ora, vediamo se troviamo un produttore lungimirante”. Avevamo già pronta la versione “lunga” di quel corto, con bozzetti, sceneggiature e tutto. E infatti il corto ebbe un bell’impatto, nonostante una decina d’anni fa il cinema indie in digitale fosse un po’ agli albori. Poi Last Blood era impressionante dal punto di vista del makeup perché avevamo trovato questi ragazzi di Firenze che nonostante fossero al primo lavoro fecero una figata. E alla fine il contatto sperato arrivò: erano dei produttori di Roma, la Overlook Production, che ci dissero: “facciamo il film”. Noi partimmo in quarta ma al momento di quagliare tirammo un po’ il freno a mano; perché eravamo spaventati, non avevamo esperienza nonostante i due lungometraggi fatti in casa. Ma un film intero non s’era mai fatto, questi ci davano un budget che per noi enorme e quindi sì, ci spaventammo. E loro sono stati delle stelle di fronte a questo rifiuto, invece di mandarci dove sai ascoltarono la nostra controproposta di girare un film comico, che è materiale che maneggiamo decisamente meglio; e loro ci vennero dietro, abbassando il budget ma aiutandoci comunque a creare Kiss me Lorena».

BM: E come venne accolto al tempo?
AI: «Un po’ così, era forse troppo particolare e matto, e infatti i produttori provarono a distribuirlo ma nessuno ne volle sapere niente; è finito anche su scrivanie importanti, ma alla fine nessuno lo voleva. La cosa è continuata quando Alba Rohrwacher, che in KmL esordì, fece successo e il suo nome cominciò a girare. E noi eravamo convinto che se avessimo ributtato fuori il film con in copertina il nome di lei avremmo rianciato l’operazione, sai no, come quel film di Sam Raimi da cui ogni tanto pescano una star…».

BM: Pronti a morire con (tra gli altri) un DiCaprio ventenne?
AI: «Quello. E invece per noi mica è andata così, KmL continuava a essere un film detestato da chiunque! Qualcuno ci si è anche un po’ inc****to, perché in effetti se lo prendi nel verso sbagliato risulta una colossale presa per i fondelli, e c’è la gente che si indispone per queste cose. Figurati noi quanto eravamo ingenui, non avevamo strategie di marketing e pensavamo solo “ci sono stati decenni di cinema demenziale che funziona oltreoceano, funzionerà anche qui”. E invece…».

BM: Eppure oggi Kiss me Lorena è presentato come un caso clamoroso. Cos’è cambiato?
AI: «È cambiato che abbiamo scelto questa cosa: piuttosto che tenere il film nel cassetto sfruttiamo Internet. Voglio dire, avevamo fatto il film con modalità molto libere anche grazie al digitale, perché non sfruttare il digitale anche per la distribuzione? E infatti è il primo film italiano a essere distribuito gratuitamente in rete con licenza Creative Commons. L’operazione fece anche un certo scalpore in Rete, era il 2005 e girò parecchio, tra articoli e recensioni positive e negative. Già le modalità di distribuzione facevano specie, poi ricevemmo qualche recensione molto negativa, e siccome a noi piace fare un po’ di polemica scrivemmo articoli in risposta alle critiche per fare un po’ di casino… sì, l’abbiamo buttata in rissa perché sapevamo che il film non era un granché».

BM: Che noia la falsa modestia…
AI: «Ma non scherzo! Kiss me Lorena è quella che potremmo definire una str*****a, però è girato con tanto amore e anche competenza, e questo era il nostro intento. Poi ovvio, c’è sempre quello a cui non piace il nostro umorismo, ma alla fine abbiamo fatto 300.000 download in un anno e in un periodo in cui il pubblico era diverso da oggi. Sono curioso di vedere questo “repost” che risultati darà».

BM: Certo, ora avete dalla vostra anche Facebook, YouTube e in generale il circuito dei social network che nel 2005 era agli albori.
AI: «È soprattutto YouTube che ci interessa, perché mette al servizio di chi fa i video una serie di strumenti per avere un po’ più di community intorno; quindi aiuta certe produzioni. E siccome ci piace vantarci di essere stati tra i primi a fare svariate cose, siamo i primi partner di YouTube Italia a mettere un lungometraggio online. Anche perché forse nessuno ha colto il vero cambiamento su YouTube, e cioè che ormai fa concorrenza alla tv, con contenuti che si stanno trasformando da piccoli video virali a produzioni sempre più lunghe e con un certo budget. In America addirittura YouTube finanzia i canali…».

BM: E magari questo fatto sta “educando” le nuove generazioni a produzioni demenziali come le vostre, con il fatto che personaggi tipo Maccio Capatonda sono diventati famosi proprio grazie al Tubo…
AI: «Sicuramente le nuove generazioni hanno un certo gusto per l’assurdo e il nonsense, più di quanto ne avessero prima. Il problema della nostra comicità è che, be’, prendi per esempio Maccio Capatonda: lui nel suo essere folle e imprevedibile riesce a dare comunque dei punti di riferimento allo spettatore, prima capisci di cosa sta facendo la parodia e poi ti arriva in faccia la follia. Noi ho notato che spesso facciamo cose forse troppo folli e che non danno appigli a chi guarda – a meno che chi guarda non abbia i nostri stessi riferimenti».

BM: Tipo?
AI: «Tipo la scena iniziale di Lorena che citavi prima, quella dell’astronave che vola nel cielo appesa a cavi d’acciaio: tu che sei scemo come noi la vedi e apprezzi, ma sai quanti ci hanno detto: “Non potreste usare la CGI? Il 2000 è passato…”».

BM: Chi è che vi ha detto una roba del genere?
AI: «Ma qualcuno su Internet, che ne so, con il semianonimato la gente si sente libera di dire qualsiasi c*****a. E io mi ci diverto molto, perché a volte ci arrivano commenti più surreali di quello che noi riusciremmo mai a pensare».

BM: Dovreste sfruttarli per una sceneggiatura…
AI: «Eh, purtroppo i ragazzi di Lost in Google ci hanno fregato sul tempo… che bella cosa le webseries. Magari potremmo pensare a farne una anche noi…».

E se davvero dovessero decidere di farlo noi saremmo in prima fila a seguirli.

Intanto, nell’attesa, godetevi Santre e Last Blood, ovvero i due cortometraggi più famosi e apprezzati dei Licaoni. In attesa, tra meno di una settimana, di potervi godere, in anteprima sulle pagine di bestmovie.it, la nuova versione di Kiss me Lorena

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