Al cinema e nelle serie televisive, un buon modo per caratterizzare i personaggi in maniera rapida e senza dover sprecare troppe parole, è mostrare i libri che leggono (ne abbiamo già parlato), i film che amano,
la musica che ascoltano e i fumetti che collezionano. Ogni tanto, capita anche che i protagonisti giochino ai videogame. Andiamo quindi a vedere a quali titoli giocare per calarsi nelle nostre opere preferite.
Sgomberiamo subito il campo dal titolo più ovvio, Super Mario Bros 3 e Il piccolo grande mago dei videogames, film del 1989 di Todd Holland che è, al tempo stesso, una chiara testimonianza della “Nintendomania” che in quegli anni aveva travolto gli Stati Uniti e il più lungo spot di un’azienda mai realizzato. È un bel film? No. Ma i ragazzini di una certa generazione lo hanno amato perdutamente e ancora si sognano il power glove.
Ora un salto in avanti. Call of Duty, nelle sue numerose incarnazioni appare in numerosi film e serie. Le due in cui però è messo più in evidenza sono House of Cards (Frank Underwood, il personaggio interpretato da Kevin Spacey lo usa come valvola di sfogo) e Lioness, dove le truppe speciali della CIA ammazzano il tempo con il gioco, uccidendo nemici virtuali in attesa di ammazzare nemici reali. Rimanendo in ambito FPS (“first person shooter”, gli sparatutto in prima persona), Doom fa un’apparizione di lusso in una delle serie televisive più importanti di sempre, E.R., dove viene giocato sul computer del pronto soccorso e in un film delizioso (e, purtroppo, largamente dimenticato): L’ultimo contratto, con John Cusack. In quel caso, però, il capolavoro della id Software appare in una strana versione arcade.

Altro giro, altro gioco in soggettiva dove si spara alle persone, altro capolavoro: Halo, che è uno dei passatempi preferiti per i ragazzi di The Big Bang Theory, che lo alternano con World of Warcraft. Il MMORPG (acronimo di Massively Multiplayer Online Role-Playing Game, gioco di ruolo multigiocatore in rete di massa) di Blizzard è stata anche l’ossessione dei ragazzini di South Park, ma mai superiore a quella di Cartman per la Nintendo Wii (pur di non aspettare i mesi che lo separano dall’uscita è pronto a criogenizzarsi).
E a proposito di Nintendo, Tony Soprano e suo figlio Anthony passano qualche serata a giocare a Mario Kart 64, mentre (a proposito di figli di genitori discutibili), il figlio di Walter White sembra avere una certa passione per Rage (sempre della id Software). Steve Carell, invece, nei panni di Andy Stitzer (Quarant’anni vergine) sfoga le sue energie represse e la sua aggressività con un classicissimo Mortal Kombat: Deception.
Facciamo un salto indietro e torniamo al 1991, quando John Connor, in Terminator 2, entra in una sala giochi per scatenarsi con il gioco arcade di combattimenti aerei di SEGA, After Burner, e a un profetico Missile Command (un vecchio gioco Atari in cui bisogna intercettare delle testate nucleari e farle esplodere prima del contatto con il suolo, evitando il giorno del giudizio). Un salto ancora più indietro e arriviamo al 1982 e a E.T., dove i fratelli maggiori del protagonista giocano con un Atari 2600 e con il gioco Space Invaders. Ironia della sorte, sarà proprio il disastroso videogioco dedicato all’extraterrestre di Steven Spielberg a far fallire la Atari.

E poi… e poi quasi nient’altro. Le apparizioni dei videogame in film e serie sono piuttosto rare, come se i protagonisti avessero ben di meglio da fare che perdere tempo con un joypad in mano. E la cosa è piuttosto strana perché non stiamo più parlando di un linguaggio per impallinati superappassionati, nerd e via dicendo: i videogiochi, in una maniera o nell’altra, giocati su console e computer o (molto più spesso ormai) sugli schermi dei nostri telefoni, fanno parte della vita e della routine quasi di tutti, eppure il cinema e la serialità televisiva raramente li racconta o anche, semplicemente, li fa vedere. Perché – per dire – i ragazzini di Euphoria sono quasi sempre occupati a drogarsi, fare sesso, farsi molestare, molestare, struggersi, tentare il suicidio, e mai a giocare a Genshin Impact, quando sarebbe un’attività del tutto normale nelle loro vite? Perché i protagonisti dei film di Paolo Genovese (tutti compresi tra i trenta e i cinquant’anni, cioè, una fascia d’età che i videogame li conosce e bene) non hanno neanche un qualche gioco casual sul loro telefono? Perché la normal people di Sally Rooney e Lenny Abrahamson non gioca assolutamente a niente? Sono Millennial, dannazione!
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