Avrebbero cambiato il mondo, quegli Anni Sessanta. Avrebbero dato l’abbrivio alle lotte per i diritti civili. Ed è strano parlarne ancora oggi, come se non fossero passati cinquant’anni. Strano e anche un po’ triste: perché se un film come The Help, low budget, “dormiente”, arrivato in sala in sordina, è stato un successo imprevedibile e fragoroso negli States (e presto, scommettiamo?, in tutto il mondo), significa che ci sono ancora molti occhi che aspettano di essere aperti.
Erano gli anni in cui a Jackson, in quel Mississippi che bruciava ancora di odio razziale, c’erano donne bianche e donne nere che vivevano sotto lo stesso tetto, crescevano gli stessi bambini, ma le seconde non potevano usare il bagno delle prime. Erano destinate alla vita da cameriere e non era proprio il caso che la raccontassero, questa storia. The Help, invece, ne parla eccome, aggiungendo un altro capitolo prezioso alla narrazione di sé che ci offrono gli Stati Uniti. È già campione di incassi (26 milioni di dollari nel primo weekend, 25 giorni di fila in testa al box office, la soglia dei 100 milioni di incasso sfondata) e candidato a molti Oscar e si appresta a un successo planetario. Perché la sua storia di disuguaglianze è, sotto altre forme, molto attuale: le ricche signore bianche ostracizzano le povere cameriere “colored”, è vero, ma a loro volta sono schiacciate dal peso del maschilismo che governa ancora oggi ogni relazione, anche quelle coniugali.

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