Un occhio invisibile che racconta quello che accade all’interno dell’aeroporto internazionale di Malpensa. Uno sguardo attento, e mai morboso, su chi lavora, transita e addirittura abita in questo luogo di  passaggio che diventa insieme linea di confine e barriera invalicabile per milioni di persone ogni anno. Questo il cuore del documentario Il castello, di cui vi avevamo già parlato qualche tempo fa e di cui ora vi proponiamo un assaggio esclusivo con le due clip che trovate qui sotto. Ed è notizia di oggi che il film, diretto da Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, arriverà in Italia in anteprima nazionale al 29° Torino Film Festival (25 novembre-3 dicembre) nella sezione ITALIANA.DOC, oltre a essere uno dei 5 finalisti del DOC/it PROFESSIONAL AWARD in corso a Roma, che premierà il 17 dicembre il miglior documentario dell’anno.

Burocrazia, procedure di controllo, addestramento delle forze dell’ordine e la linea sottile che separa il diritto alla privacy e la libertà personale dal dovere di sottostare ai necessari controlli di sicurezza: questi alcuni degli aspetti che emergono nel film, e di cui vediamo un esempio nella prima clip qui sotto. Un tentativo di rappresentare temi come la paura dell’altro e l’ossessione del pericolo nascosto, amplificato e più radicato dopo la tragedia dell’11 settembre. A spiegare le motivazioni alla base di questa scelta sono gli autori stessi: «Abbiamo deciso di girare un film in un aeroporto perché crediamo che sia il luogo in cui, meglio che altrove, si riesce a comprendere l’ossessione per la sicurezza, la paura dell’altro e la strategia del controllo che pervadono il nostro presente».

Ecco la prima clip:

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Tra gli aneddoti più curiosi c’è anche la storia di Milietta, una donna che ha scelto di abitare dentro l’aeroporto. Una vicenda che richiama alla memoria il film di Steven Spielberg The Terminal, in cui il cittadino dell’immaginaria Krakozhia (interpretato da Tom Hanks) si ritrovava a sostare a tempo indeterminato nell’aeroporto di New York, dopo che un colpo di stato nella sua nazione invalidava il suo passaporto confinandolo in un instricabile limbo burocratico.
Con la differenza che quella della signora protagonista di una parte del documentario è una storia vera. Di lei non ci è dato sapere nulla, se non che si tratta di una donna molto discreta e pulita cui la polizia ha concesso il permesso di restare. Tutto il resto è lasciato all’immaginazione dello spettatore…
Ecco la seconda clip:

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Sono stati già tanti i festival internazionali che hanno voluto Il castello nei loro cartelloni, riconoscendone anche la qualità con due premi importanti come il Grand Prix della giuria al Festival Hotdocs di Toronto:Per avere raffigurato uno spazio di confine sia con humor che con sentimento; per la macchina da presa che riprende tutto, senza compromessi; per aver sottolineato la complessità di un sistema intrappolato nella sua stessa ossessione di sicurezza, trasformando un normale terminal in un checkpoint invasivo al centro dell’Europa; per non aver trascurato quelli che “resistono”, per noi che guardiamo ma non vediamo.“;  e il Grand Prix della giuria al festival EIDF di Seoul, con la seguente motivazione: “Come solo i grandi film di Robert Flaherty riescono a fare, il Castello crea suspence e mistero prendendo spunto dai più piccoli momenti della vita quotidiana. Momenti che si svolgono in un movimentato aeroporto italiano. Alcune cose sono familiari a ogni viaggiatore, altre ci mostrano aspetti della vita mai vista. Senza l’uso di interviste o della più classica narrazione il film ci svela in modo poetico la vita all’interno di un aeroporto con uno sguardo sensibile. E’ poesia.”

Una gallery con qualche immagine del documentario, che speriamo di poter vedere presto anche al di fuori del circuito dei festival…

Il castello è prodotto da Montmorency Film in collaborazione con Rai Cinema e con il contributo di Lines Distributore internazionale GA&A.

Leggi anche il post su Il castello e sui suoi autori che Valentina Torlaschi aveva pubblicato nel suo Blog.


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