Dopo le anteprime nazionali di ieri, 21 agosto, de Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, infuria più che mai in rete la discussione sul valore dell’ultimo capitolo della trilogia nolaniana dedicata a Batman. Anche qui in ufficio, tra redattori e collaboratori di Best Movie e Bestmovie.it, il dibattito è quanto mai acceso tra sostenitori e detrattori. Ecco, in breve, i pareri di alcune delle firme di Best Movie, in rigoroso ordine alfabetico, che si vanno ad aggiungere alle due recensioni già pubblicate, quella positiva di Giorgio Viaro, e quella negativa di Luca Maragno, e alle dieci domande semiserie rivolte direttamente a… Batman.

Il parere di DEMIS BISCARO
Dopo il caos etico di Batman Begins e quello esistenziale de Il cavaliere oscuro, è il caos sociale il fulcro di un film sui massimi sistemi, possente nella struttura ma fragile nelle minuterie, che rilegge la crisi economica attuale con un portato di ambiguità e smarrimento che lascia senza fiato.
Bane è il Pifferaio Magico del Nulla, gli ultimi lo seguono ma sarà un ricco (sul lastrico?) a salvarli.
Chiunque può essere Batman ma pochi hanno la fortuna di essere Wayne.
Batman vince l’ultima battaglia ma perde la guerra: le regole sono catene.
Ra’s al Ghul, Joker e Bane sorridono nell’ombra.

Il parere di FRANCESCA CREMONESI
Ci siamo seduti sulla poltrona del cinema un po’ titubanti, non sapendo se alla fine anche questa volta Christopher Nolan ci avrebbe lasciato andare via dalla sala emozionati ed estasiati o se il finale che tutti stavamo aspettando si sarebbe rivelato non all’altezza dei due film precedenti. Certo, non è Il cavaliere oscuro, la costruzione narrativa non è esente da imperfezioni e sbavature, ma questo ultimo atto è stato capace comunque di emozionare, grazie anche a una stupenda interpretazione di Christian Bale. Bane non è Joker, non ha il suo carisma, ma si rivela comunque un cattivo degno di nota.  Unica grande pecca, il doppiaggio italiano, che soprattutto per il personaggio di Bane, non riesce a conferire all’interpretazione di Tom Hardy tutto quello che si meritava.

Il parere di GABRIELE FERRARI
Gran bel film, in cui le cose buone fanno dimenticare i (molti) difetti. Concentrati soprattutto in un primo tempo un po’ pasticciato e troppo frammentario, nel quale si rischia di perdersi se non si ha ben presente ogni dettaglio dei due film precedenti. Poi il villain scopre le carte e il film si lancia in un climax lunghissimo e mozzafiato. Villain che, pur non essendo indimenticabile come Joker, ruba comunque la scena a gran parte degli altri personaggi, buoni e cattivi; a parte forse la straordinaria Selina Kyle di Anne Hathaway, probabilmente la vera sorpresa del film.

Il parere di FABIO GUAGLIONE
Io ho creduto in Christopher Nolan. Non è facile riassumere la complessità di questo film e di questa saga Nolaniana.
Ultimi 5 minuti PERFETTI, che costituiscono un degno epilogo della trilogia per quanto riguarda il personaggio di Bruce Wayne. Ma il problema sta proprio lì, la prima emozione/sensazione di coinvolgimento l’ho provata a 5 minuti dalla fine. Il film non mi ha mai preso, vuoi per un’eccessiva architettura sovraccaricata (ed eccessivamente esposta nella sue ingenuità), vuoi perchè non c’è niente (nè un’immagine iconica, nè la costruzione di una scena, nè un singolo dialogo) che rimanga mai impresso, vuoi perchè il gioco di Nolan il Prestigiatore riuscito benissimo in Dark Knight (che sulla carta soffriva di difetti analoghi, anche se il bello è che se ne sono accorti in pochi) qui non è riuscito, vuoi perchè la mia sospensione dell’incredulità è stata minata troppe, troppe volte. Troppe piccole cazzate e forzature narrative che mi facevano uscire dal racconto ogni dieci minuti (ce ne sono a DECINE), troppi punti importanti buttati lì velocemente e alla rinfusa, e anche qualche grande sciocchezza su cui la mia mente non è riuscita a soprassedere: ovvero il doppio piano del cattivo. Che è (SPOILER): “prima facciamo una rivoluzione a gotham e diamo un nuovo ordine ai cittadini e poi facciamo esplodere UNA BOMBA ATOMICA” (FINE SPOILER)… Ma perchè? Che senso ha? Diciamocelo, nessuno. Ma veramente nessuno. Insomma, troppe cose buttate sul tavolo, ma nessuna che va a fondo. Anche il tema di “occupy wall street”, della crisi finanziaria, della rivolta delle classi povere è veramente sfiorato. Di conseguenza, Bane, che poteva davvero essere un fottuto Anti-eroe, uno dei personaggi più belli e controversi del cinema contemporaneo, è un personaggino abbastanza bidimensionale, che dà veramente poco al film. E più il film vuole prendersi sul serio, più espone il fianco a queste critiche.
Ulteriore punto debole: Batman in sè e per sè non mi ha mai colpito. È come se non ci fosse, anche quando c’è. E questo per me è l’ultimo passo di un’escalation iniziata in Dark Knight, dove il Joker e Due Facce sono MOLTO più interessanti di un Batman che compare a intermittenza, lontano dalle epiche gesta del primo film.
In Dark Knight Rises non ci sono trovate di regia (pessimi come sempre i modi in cui sono gestiti i combattimenti corpo a corpo, difetto mai migliorato da Nolan neanche con una seconda unità di regia dedita ai combattimenti) che ho anche trovato piena di sbavature, così come il montaggio (siamo lontani dalla qualità sinfonica di Batman Begins e Dark Knight). Musiche ripetitive e anonime, soprattutto se paragonate agli altri due capitoli della saga (e sono profondamente convinto che James Newton Howard era il vero genietto che è stato sbattuto fuori a favore della predominanza di Zimmer, altrimenti certi lampi compositivi ed emozionali del primo Batman non si spiegano, in confronto ai pessimi Synth ripetitivi e cori campionati male di questo TDR).
Insomma, ringrazio Nolan per Batman Begins, un vero capolavoro in quanto approccio al genere ed esecuzione, mix tra necessità di studio hollywoodiano e film d’autore. Dark Knight è un film con dei difetti molto profondi ma con delle vette talmente alte da fartele dimenticare. Questo ultimo per me è un film normale, normalissimo, a tratti esplicitamente goffo, con un finale clamoroso che chiude nel migliore dei modi un viaggio iniziato anni fa. Ovvio che tutti noi stiamo sottovalutando la difficoltà di creare un terzo capitolo, ma quando diventiamo spettatori, automaticamente siamo esigenti punto e basta senza porci troppi problemi, spietati. Possiamo permetterci di esserlo, perchè alla fine “sono solo film”. Io ho amato i film di Nolan. Ha mostrato un nuovo modo di creare lo storytelling, un nuovo approccio stilistico. Ha raccontato alcune storie meravigliose. Ma mi piace essere sincero, senza osannare per partito preso. Questo film poteva essere meglio? Decisamente sì. Ma non me la sento di condannare nessuno. Comunque è un prodotto importante e, a modo suo, interessante, come tutto ciò che è prodotto da Nolan. Sono stato solo così severo perchè Memento, Batman Begins e The Prestige sono per me dei prodotti talmente alti da far esigere al pubblico una certa continuità. Quando questa non arriva, le aspettative vengono tradite. Ma questo tradimento non mi ha fatto così male, non lo so perchè. Forse perchè alla fine sono contento della nuova vita di Padron Bruce.

Il parere di EMILIA IULIANO
Epico e immenso (forse anche troppo), con qualche caduta di stile che si perdona grazie alla maestosa e spettacolare messa in scena, narrativamente complessa, visivamente potente eppure molto calibrata (anche nel giusto dosaggio di effetti speciali). Ma soprattutto grazie all’obiettivo numero uno portato a termine: mettere a nudo il supereroe, mostrarci la sua caduta, la sua faticosa rinascita, la sua umanità e il suo smarrimento… attraverso la perdita degli affetti, della fiducia, dei sogni. Attraverso la paura della morte. Facendo del supereroe, l’eroe classico.
L’immaginifica visione di Nolan, che chiude degnamente la sua trilogia dark di Batman, ci catapulta quindi in una Gotham City dalla forte impronta newyorkese, intimamente connessa alle tensioni dell’attuale crisi economica e alla decadenza morale del mondo odierno, che allo stesso tempo si fa simbolo archetipico dell’eterna lotta tra bene e il male, della sete di vendetta e della ribellione degli oppressi, affondando le sue radici nella tragedia greca e shakespeariana.
Tutti i personaggi hanno un preciso peso specifico. Per ognuno di loro il futuro, anche quello cinematografico, è già delineato. Il pupillo del regista, Joseph Gordon-Levitt, nei panni del poliziotto-sognatore-senza macchia Blake riesce addirittura a rubare la scena al mentore Batman di Christian Bale. Peccato, invece, per l’affascinante Selina di Anne Hathaway: la sua ladra funziona meglio da sola che in coppia con il Cavaliere Oscuro e la relazione tra i due è sviscerata in maniera troppo superficiale per risultare credibile.
Il capolavoro atteso e sperato purtroppo, quindi, non si compie.
L’aspirazione scivola in grossolani – seppur marginali – errori e/o ingenuità di script e cede – in questo caso, imperdonabilmente – il fianco a scambi di battute “alla Vendicatori” estranee all’atmosfera ricercata. In questi passaggi il pathos si sgretola, spiazza lo spettatore, che fatica a trattenere dentro di sé quel mood drammatico che avrebbe potuto rendere davvero eterna la trilogia.

Il parere di SILVIA URBAN

Batman è morto. Batman è vivo. Batman è soprattutto alla resa dei conti, così come lo è Christopher Nolan. E il “peso” di questa responsabilità si sente tutto. «Non devi più niente a queste persone, hai già dato tutto» dice Catwoman al Cavaliere oscuro. Ed è come se quelle parole fossero rivolte anche all’artefice di questa trilogia, che con i primi due capitoli ha saputo creare un universo unico, lontano dai soliti cinecomic. L’ambizione è la stessa anche nel terzo e ultimo episodio, naturalmente, ma laddove Nolan si prende troppo sul serio finisce per inciampare e cadere.
Intendiamoci, Il cavaliere oscuro – Il ritorno tutto sommato funziona e scorre via bene (nonostante le abbondanti due ore e mezza), la messa in scena è sontuosa, le sequenze d’azione serratissime, alcune battute geniali e taglienti. Ma è impossibile non riconoscerne i difetti, non rimanere interdetti davanti alle incongruenze della sceneggiatura (va bene la sospensione dell’incredulità, ma c’è sempre un limite), agli improvvisi cambi di registro, alla repentina evoluzione delle relazioni tra i protagonisti o al senso di alcuni personaggi, all’eccessivo sottotesto.
Nolan ha cercato di puntare alla stessa levatura dei due precedenti capitoli, ponendo ancora una distanza tra il suo film e gli altri cinecomic. Ma al contempo ha contaminato il Cavaliere oscuro – Il ritorno di quell’ironia che è proprio tipica dei cinecomic. Cortocircuiti che forse solo una seconda visione potrà chiarire, o anche solo aiutare ad accettare. Io tornerò a vederlo una seconda volta. Voi, comunque, almeno una volta andate. È pur sempre Batman. È pur sempre Christopher Nolan.

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