Matteo Corradini, Luigi Di Capua, Luca Vecchi fanno quella che un critico serio definirebbe “una commedia generazionale e postmoderna”. Nel senso che dentro le loro produzioni ci sono sia lo spaesamento dei quasi trentenni impegnati a capire cosa significa essere adulti – anzi, se la cosa in generale abbia un senso –, sia il rimasticamento in chiave surreale e politicamente scorretta dei miti della della loro infanzia: quelli musicali, quelli televisivi e naturalmente quelli cinematografici. Ovvero da Magalli a Tarantino, passando per Gianni Morandi. Poi, certo, c’è anche tutto un lavoro sul linguaggio, a partire dall’intercalare-tormentone “zì”, che racconta – già nei suoni – un mondo svuotato di senso ed energie e poi ricostruito in modo quasi cubista, per accumulo di suggestioni alte e basse. Diciamo tutto questo per sottolineare che si tratta di tre autori veri, nel caso ancora non li conosceste e nel caso che l’intervista tripla a seguire, dedicata a Sempre meglio che lavorare, il loro primo film in uscita il 21 gennaio, vi facesse venire il dubbio: loro sono fatti così… e pure noi, che abbiamo scelto le domande.
Ah, per capirsi, Luca è quello alto che sembra Groucho, Matteo è quello con i capelli corti e la faccia cattiva, e Luigi è quello con i baffi e il ciuffo.

BM: Qual è il film più divertente che hai mai visto?
Matteo: «Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin. Ahah, no non è vero, lo odio Charlie Chaplin. Dico Clerks, ma solo perché è in bianco e nero».
Luigi: «Sapore di mare».
Luca: «Sono un amante del cinema americano degli anni ’80».

BM: Che cosa lo rendeva così divertente?
Matteo: «Il bianco e nero».
Luigi: «Jerry Calà».
Luca: «Il fatto che le regole del gioco erano chiare fin da subito e, nonostante avessero una struttura granitica e ricorrente, avevano cuore».

BM: Sempre meglio che lavorare è più o meno divertente del film in questione?
Matteo: «Esattamente uguale. L’abbiamo fatto apposta».
Luigi: «Sempre meglio che lavorare al confronto è un film Dogma 95».
Luca: «Meno. Sempre meglio che lavorare è un film estremamente triste».

BM: Di cosa parla il vostro film in poche parole?
Matteo: «Di tutti quei processi tristissimi che avvengono nella nostra testa quando compi 30 anni, ma di cui nessuno parla perché sono troppo impegnati a fare una vita da finti adulti».
Luigi: «Della paura del cambiamento».
Luca: «Un gruppo di amici che scopre di invecchiare, chi per un motivo chi per un altro».

BM: Com’è nata l’idea?
Matteo: «È tristemente nata in maniera autobiografica».
Luigi: «È un biopic».
Luca: «Secondo te?»

BM: Discuti molto con gli altri due mentre siete sul set? Ti è mai capitata una vera litigata? Di che si trattava?
Matteo: «Non con gli altri, ma sbroccavo come una scimmia quando mi convocavano alle nove di mattina e finivo di girare alle dieci e mezza di sera».
Luigi: «Sempre. Di tutto».
Luca: «Di soldi a strozzo. No, non lo so, si discute spesso per cercare una linea che sia di comune accordo e che faccia sostanzialmente ridere tutti e tre».

BM: Chi è il più stronzo tra voi tre?
Matteo: «Luca e Luigi».
Luigi: «Io».
Luca: «Luigi. Dispotico tipo Yorkshire».

BM: Chi è il più bello?
Matteo: «Io».
Luigi: «Io».
Luca: «Luigi. Un giovane DiCaprio della commedia all’italiana».

BM: Chi è il più educato?
Matteo: «Io».
Luigi: «Io».
Luca: «Educazione? Roba da froci».

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