Il Codice da Vinci, finale spiegato: cosa succede
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Il Codice da Vinci, cosa succede nel finale e perché è così controverso

Dalla vera identità di Sophie al mistero di Maria Maddalena: ecco cosa significano le ultime scene del film e perché ha suscitato tante polemiche

Il Codice da Vinci, cosa succede nel finale e perché è così controverso

Dalla vera identità di Sophie al mistero di Maria Maddalena: ecco cosa significano le ultime scene del film e perché ha suscitato tante polemiche

tom hanks ne il codice da vinci

A vent’anni dall’uscita nelle sale, Il Codice da Vinci continua a far discutere. Il film diretto da Ron Howard e tratto dal bestseller di Dan Brown resta ancora oggi legato ad alcuni dei temi più controversi della sua trama: il rapporto tra Gesù e Maria Maddalena, il significato del Sacro Graal e l’idea di una verità nascosta per secoli dalla Chiesa. 

A dimostrarlo è anche quanto sta accadendo in queste ore. Il film è tornato improvvisamente al centro dell’attenzione dopo la messa in onda su Rai 2 di lunedì 24 agosto, interrotta proprio a pochi minuti dalla conclusione. Dopo gli spot pubblicitari è infatti iniziato Il Processo al 90°, lasciando gli spettatori senza una delle sequenze più importanti dell’intera storia: quella in cui Robert Langdon arriva finalmente alla soluzione dell’enigma. Lo dimostra ad esempio questo video che circola sui social

La vicenda ha rapidamente attirato commenti e proteste sui social, riportando in primo piano una domanda che accompagna il film fin dalla sua uscita: cosa succede davvero nel finale de Il Codice da Vinci e perché quella rivelazione è considerata così controversa?

Cosa succede nel finale de Il Codice da Vinci

Negli ultimi atti del film Robert Langdon, interpretato da Tom Hanks, e Sophie Neveu, interpretata da Audrey Tautou, riescono finalmente a smascherare Leigh Teabing. È lui il misterioso “Maestro” che ha manipolato gli eventi per arrivare al segreto custodito dal Priorato di Sion. Teabing vuole trovare il Sacro Graal e rendere pubblica quella che ritiene essere una verità nascosta da secoli dalla Chiesa. Dopo lo scontro finale a Westminster, Langdon riesce anche a risolvere l’enigma del cryptex: la parola necessaria per aprirlo è “APPLE”, “mela”, un riferimento a Isaac Newton e alla celebre storia del frutto che avrebbe ispirato le sue riflessioni sulla gravità.

All’interno del cryptex si trova un nuovo indizio. È quello che porta Langdon e Sophie fino alla Rosslyn Chapel, in Scozia, apparentemente il punto di arrivo della loro ricerca. Ma non è ancora la fine.

Chi è davvero Sophie Neveu

A Rosslyn arriva una delle rivelazioni fondamentali del film. Sophie scopre che Jacques Saunière, il curatore del Louvre assassinato all’inizio della storia e l’uomo che lei ha sempre considerato suo nonno, era in realtà il suo protettore. Il segreto riguarda direttamente lei. Secondo la ricostruzione proposta dal film, Sophie appartiene infatti alla discendenza di Gesù Cristo e Maria Maddalena. La sua identità sarebbe stata tenuta nascosta proprio per proteggerla, mentre il Priorato di Sion avrebbe custodito per secoli le prove dell’esistenza di quella linea di sangue.

È qui che l’enigma apparentemente archeologico del Graal si trasforma definitivamente in una questione genealogica: il vero segreto non riguarda soltanto un oggetto perduto, ma la presunta discendenza di Cristo. Eppure nemmeno questa è l’ultima rivelazione.

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Dove si trova il Sacro Graal alla fine de Il Codice da Vinci

Dopo aver lasciato Sophie in Scozia, Langdon torna a Parigi. Ed è soltanto qui che comprende il vero significato dell’ultimo indizio. Mentre si rade, si taglia accidentalmente e osserva la traiettoria del sangue. Quell’immagine gli fa tornare in mente la Linea della Rosa, uno degli elementi simbolici che hanno accompagnato la ricerca fin dall’inizio. Langdon ripercorre quindi la linea attraverso Parigi fino a tornare là dove l’intera vicenda era cominciata: il Louvre.

Arrivato alla Pyramide Inversée, la piramide di vetro rovesciata del museo, comprende finalmente la soluzione. Sotto di essa, secondo il film, è nascosto il sarcofago di Maria Maddalena. Langdon si inginocchia. La macchina da presa scende idealmente sotto il pavimento e mostra allo spettatore la camera segreta in cui riposerebbero i suoi resti. È questa la scena decisiva che chiude Il Codice da Vinci.

Maria Maddalena è davvero il Sacro Graal?

Qui entra in gioco uno dei passaggi più importanti per comprendere il film. Dire semplicemente che “la tomba di Maria Maddalena è il Sacro Graal” è corretto solo in parte: nel sistema simbolico costruito da Dan Brown, infatti, il Graal non è la coppa tradizionalmente associata all’Ultima Cena. La parola e i simboli collegati al Graal rimanderebbero invece al “sacro femminino” e, più precisamente, a Maria Maddalena.

La tesi narrativa è che Maddalena sia stata la compagna di Gesù e abbia avuto un figlio da lui. Il suo grembo avrebbe quindi custodito il “sangue reale”, cioè la discendenza di Cristo. Da qui l’identificazione simbolica tra Maria Maddalena e il Graal: il “calice” non sarebbe un oggetto, ma il corpo femminile che avrebbe portato quella discendenza. Il sarcofago nascosto sotto il Louvre rappresenta così l’ultimo tassello materiale del mistero, mentre Sophie ne rappresenta la continuazione vivente.

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Perché il finale de Il Codice da Vinci è così controverso

La controversia che accompagna Il Codice da Vinci nasce soprattutto dal modo in cui la storia mescola personaggi reali, opere d’arte, istituzioni religiose e luoghi esistenti con una ricostruzione romanzesca delle origini del cristianesimo. La tesi centrale è nota: Gesù avrebbe avuto una relazione con Maria Maddalena, dalla loro unione sarebbe nata una discendenza e la Chiesa avrebbe successivamente cancellato questa verità dalla storia. Un’organizzazione segreta, il Priorato di Sion, avrebbe invece protetto per secoli la linea di sangue e i documenti capaci di dimostrarne l’esistenza.

Sono idee che provocarono fortissime reazioni già quando il romanzo di Brown divenne un fenomeno mondiale e che tornarono al centro del dibattito con l’uscita del film nel 2006. Il carattere provocatorio della storia risiede proprio nel ribaltamento di alcuni elementi centrali della tradizione cristiana, a cominciare dalla figura di Cristo e dal ruolo di Maria Maddalena.

Gesù e Maria Maddalena erano sposati?

È fondamentale distinguere il racconto di Dan Brown dalla ricostruzione storica. Maria Maddalena è realmente una figura di primaria importanza nei testi cristiani. Nei Vangeli canonici è tra i seguaci di Gesù, assiste alla crocifissione e ha un ruolo decisivo negli episodi legati alla scoperta del sepolcro vuoto e alle apparizioni dopo la resurrezione.

Diversa è però la tesi secondo cui Gesù e Maria Maddalena sarebbero stati sposati e avrebbero avuto dei figli. Non esistono prove storiche condivise che permettano di considerarla un fatto accertato. È proprio su questa ipotesi, trasformata in certezza all’interno della finzione narrativa, che Dan Brown costruisce il motore del suo thriller. Lo stesso vale per l’idea di una linea di sangue di Cristo sopravvissuta nei secoli e protetta dal Priorato di Sion: è parte della mitologia su cui si basa Il Codice da Vinci, non una conclusione riconosciuta dalla storiografia.

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Perché il finale è decisivo per capire tutto il film

L’ultima scena non è un semplice epilogo, ma il momento in cui tutti gli indizi trovano finalmente un senso. Lo spettatore può arrivare fino a Rosslyn e capire chi sia Sophie, ma senza il ritorno di Langdon a Parigi manca la risposta definitiva alla domanda posta per tutto il film: dove si trova il Graal? La soluzione riporta inoltre la storia esattamente al punto da cui era partita. Il Louvre, teatro dell’omicidio di Saunière e del primo grande enigma, diventa anche il luogo in cui si nasconde l’ultima risposta. È una chiusura circolare che dà senso alla struttura stessa del racconto.

Ed è anche il momento in cui Il Codice da Vinci porta fino in fondo la sua idea più provocatoria: il Graal non sarebbe un oggetto da ritrovare, ma una persona, una discendenza e un segreto capace di riscrivere, almeno all’interno della finzione, la storia del cristianesimo.

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