Il corpo che ha allargato il cinema
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Il corpo che ha allargato il cinema

Nel celebrare il 40° anniversario di Commando, rendiamo omaggio ad Arnold Schwarzenegger che con il suo fisico strabordante ha spianato la strada agli attori culturisti di oggi

Il corpo che ha allargato il cinema

Nel celebrare il 40° anniversario di Commando, rendiamo omaggio ad Arnold Schwarzenegger che con il suo fisico strabordante ha spianato la strada agli attori culturisti di oggi

Una volta ho detto – anzi no, l’ho proprio scritto, su carta pubblicata – che ha cambiato il cinema più Schwarzenegger che Marlon Brando. L’ho scritto davvero e lo penso. Non riuscirete mai a farmi ammettere che era un’iperbole. MAI! Però qualche giorno fa (o fra qualche giorno, se siete quelli che mi stanno impaginando il pezzo subito dopo la consegna) è stato il 40° anniversario di Commando, e la più bella cosa che potete leggere a tema Commando è che Schwarzenegger scelse il progetto perché – parole sue – finalmente poteva interpretare una persona normale.

Qui è dove do per scontato che abbiate visto Commando almeno quattordici volte, e sappiate che si tratta della storia di un tizio che per salvare la figlia rapita fa fuori 86 persone da solo. Dovete quindi avere presente Arnold Schwarzenegger: recordman di titoli da culturista, vera e propria leggenda del settore, in quel momento aveva un fisico scolpito come non si era mai visto prima. Steve Reeves, l’Ercole degli anni ’50, era l’unico modello di riferimento nonché idolo di Arnold: a suo tempo, la sua carriera era rimasta imprigionata nei fantasy. A 42 anni, ormai meno “rifinito”, Steve aveva tentato il western con Vivo per la tua morte (1968), ma non ebbe grossi riscontri e la sua carriera finì lì. Arnold, lanciato da Conan il barbaro (1982) e Terminator (1984), voleva smarcarsi prima. Ma come lo giustifichi un fisico come il suo in un contesto “quotidiano”? Come fai a spacciarlo per un qualsiasi tipo di personaggio che non sia uno che ha chiaramente speso gran parte della sua vita facendo allenamenti specializzati in palestra? Commando era il primo compromesso: un ruolo che tecnicamente sarebbe potuto andare a un eroe d’azione qualsiasi, un Clint Eastwood, un James Caan, ma che affidato a Schwarzenegger forzò a ritoccare il film piegandolo su toni più cartooneschi e autoironici, trasformandolo di conseguenza nel capolavoro che tutt’oggi celebriamo.

A Hollywood non c’erano copioni per uno con quel tipo di presenza: il successo di Commando obbligò a cercare storie che si adattassero alla stazza ingombrante di Schwarzenegger e accontentassero anche il suo desiderio di non interpretare esseri mitologici. A volte ci riuscirono: Predator, ad esempio, in cui Arnold comanda un plotone militare d’élite contro un marziano. Oppure L’implacabile, cartoonesco come e più di Commando: all’epoca la sua storia distopica di reality show e fake news governative voleva essere esagerata e caricaturale, oggi non sembra nemmeno una commedia. Entrambi i film sono del 1987, e di entrambi per buffa coincidenza esce un reboot questo mese. A volte però fischiettarono: Codice Magnum, 1986, in cui Arnold è uno sceriffo che si infiltra nella mafia come un Al Pacino qualsiasi e nessuno si chiede come mai abbia la stazza di Maciste e il forte accento austriaco. O True Lies, 1994, dove è accettabile come spia internazionale, ma un po’ meno quando ci chiedono di credere che abbia ingannato la moglie per anni spacciandosi per noioso rappresentante di computer, manco fosse Silvio Orlando. Questi erano altri tempi, e Arnold fu fondamentale nel cambiare la concezione dei body builder da freak grotteschi a esseri effettivamente umani, persone con un hobby che sarebbe diventato sempre più comune.

Guardate oggi: persino i comici sono palestrati. Chris Pratt, Ryan Reynolds… Ma senza Arnold, oggi Hollywood faticherebbe a trovare posto – specie contemporaneamente! – a gente come Dwayne Johnson, Dave Bautista, Jason Momoa, John Cena. E dei quattro, la mia ammirazione va soprattutto a John Cena che, nonostante una stazza alla Conan, ha avuto lo spazio per rivelare una vena comica strabordante. Prendete Ricky Stanicky: il suo ruolo sarebbe potuto andare letteralmente a chiunque, anche a Silvio Orlando, ma in mano a lui tocca aggiungere una scena mortificante in cui un personaggio gli chiede di tutti quei muscoli e lui incolpa una dipendenza da steroidi. La varietà di storie è importante. Allargate questo concetto anche al di là del culturismo.

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