Il film italiano che la critica internazionale ha accolto come una delle opere più affascinanti degli ultimi anni
whatsapp

Il film italiano che la critica internazionale ha accolto come una delle opere più affascinanti degli ultimi anni

Ha conquistato festival e critica estera, imponendosi come uno dei titoli più apprezzati e discussi del cinema recente

Il film italiano che la critica internazionale ha accolto come una delle opere più affascinanti degli ultimi anni

Ha conquistato festival e critica estera, imponendosi come uno dei titoli più apprezzati e discussi del cinema recente

È diventato quasi un riflesso automatico sostenere che il cinema italiano abbia perso la forza e la centralità di un tempo. Eppure, ogni tanto, arriva un film capace di smentire questa convinzione con una naturalezza disarmante, riportando lo sguardo della critica internazionale proprio dove sembrava essersi allontanato. È il caso di La chimera, il lavoro di Alice Rohrwacher che negli ultimi anni è riuscito a imporsi come una delle opere più affascinanti e discusse del panorama contemporaneo.

Presentato in concorso al Festival di Cannes, il film ha raccolto un’accoglienza estremamente calorosa fuori dai confini italiani, confermando ancora una volta la capacità della regista di costruire un immaginario riconoscibile, sospeso tra dimensione concreta e suggestione mitica. Non si tratta soltanto di apprezzamento generico: molte delle principali testate internazionali hanno sottolineato con decisione la forza e l’unicità del suo cinema.

Sulle pagine di The Hollywood Reporter, ad esempio, il film viene definito senza mezzi termini «magico in maniera unica», sottolineando come Rohrwacher realizzi opere in cui lo spettatore non si limita a osservare, ma finisce per immergersi completamente in un mondo stratificato e in continua trasformazione . Un giudizio che mette in luce uno degli elementi più evidenti della sua poetica: la capacità di costruire un racconto che si muove per suggestioni, più che per una linearità tradizionale.

Anche Variety insiste su questa dimensione, parlando di un film «incantevole», capace di sfiorare il trascendente senza mai perdere il contatto con la realtà . È proprio questo equilibrio a rendere La chimera un oggetto così difficile da definire e, allo stesso tempo, così riconoscibile: un’opera che attraversa il tempo, la memoria e il desiderio senza mai ridursi a un’unica chiave di lettura.

Il consenso si estende anche al Guardian, che descrive il film come «straordinario» e lo considera il lavoro più compiuto e sicuro della regista, capace di fondere passato e presente in una struttura narrativa fluida e affascinante . Un riconoscimento che non riguarda soltanto la qualità del film in sé, ma anche la maturità raggiunta da Rohrwacher nel suo percorso artistico.

Al centro del racconto c’è Arthur, interpretato da Josh O’Connor, un archeologo britannico coinvolto in una rete di tombaroli nella Toscana degli anni Ottanta. Ma la trama, per quanto importante, è solo una delle componenti di un film che vive soprattutto di atmosfera, di immagini e di sensazioni. La vera forza di La chimera risiede nella sua capacità di rendere tangibile un tempo sospeso, in cui passato e presente si intrecciano fino a diventare indistinguibili.

Rohrwacher costruisce così un cinema che non si limita a raccontare, ma invita a perdersi. Il suo sguardo affonda nelle radici culturali e simboliche dell’Italia, restituendo un’immagine lontana dagli stereotipi più riconoscibili e più vicina a una dimensione arcaica, fragile e profondamente umana. È proprio questa distanza dai codici più convenzionali a rendere il film così apprezzato all’estero, dove viene percepito come qualcosa di autentico e raro.

In un panorama spesso dominato da produzioni più prevedibili, La chimera si impone quindi come un’opera capace di distinguersi senza forzature, trovando la propria identità in una libertà espressiva che pochi autori riescono ancora a mantenere. Non è un caso che la critica internazionale lo abbia accolto con entusiasmo: il film rappresenta infatti una delle dimostrazioni più evidenti di come il cinema italiano possa ancora sorprendere, quando decide di seguire una voce davvero personale.

E forse è proprio questo il punto più interessante: più che un’eccezione, La chimera appare come un promemoria. Un film che non cerca di inseguire modelli esterni, ma che riesce comunque a parlare al pubblico globale, dimostrando che l’universalità passa spesso dalle storie più radicate e specifiche.

In un momento in cui si tende a guardare al passato con nostalgia, opere come questa suggeriscono invece una prospettiva diversa. Il cinema italiano non è soltanto ciò che è stato: è anche ciò che, ancora oggi, può essere quando trova autori capaci di reinventarlo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA