Il film preferito di Ridley Scott è... un suo film! Ed è impossibile dargli torto
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Il film preferito di Ridley Scott è… un suo film! Ed è impossibile dargli torto

Contro ogni convenzione, il regista britannico indica un’opera che ha segnato per sempre la sua vita e il cinema di fantascienza tra le sue pellicole del cuore

Il film preferito di Ridley Scott è… un suo film! Ed è impossibile dargli torto

Contro ogni convenzione, il regista britannico indica un’opera che ha segnato per sempre la sua vita e il cinema di fantascienza tra le sue pellicole del cuore

Foto di Ridley Scott

Quando un grande regista si trova a scegliere i suoi film preferiti di sempre, raramente indica una propria opera. È un gesto considerato poco elegante, quasi narcisistico, soprattutto in un ambiente come quello hollywoodiano dove l’autocritica è spesso una regola non scritta. Eppure Ridley Scott, autore di alcuni dei più importanti film degli ultimi cinquant’anni, ha deciso di rompere le convenzioni.

Intervistato da Collider, in occasione del 20° anniversario della versione estesa di Le Crociate – Kingdom of Heaven, il regista britannico ha incluso Blade Runner tra i suoi quattro film preferiti di sempre. Un atto di orgoglio? Forse. Ma anche una scelta che, col senno di poi, è difficile non comprendere – e condividere.

Uscito nel 1982 e inizialmente accolto con freddezza, Blade Runner ha conosciuto una vera e propria rinascita critica grazie al tempo, alla riflessione e – soprattutto – al lavoro meticoloso di Scott stesso. Con ben cinque versioni differenti diffuse nel corso dei decenni, il film è diventato simbolo di come una visione autoriale possa venire ostacolata, recuperata e infine imposta con forza. La Final Cut del 2007, priva della voce narrante di Deckard e del finale lieto voluto dallo studio, è oggi la versione ufficiale, quella che meglio rappresenta l’anima tormentata del regista e del suo protagonista.

Ma la decisione di Ridley Scott di mettere Blade Runner sul podio della sua carriera non è solo questione di gusto artistico. È anche una scelta profondamente emotiva. Lo ha raccontato lui stesso in più occasioni: il film è nato all’indomani della morte del fratello Frank, scomparso per una malattia terminale. Quel lutto ha influenzato l’intero tono del film, rendendolo un’opera oscura, dolente, intrisa di malinconia e riflessione sulla mortalità. La Los Angeles del 2019, bagnata da una pioggia incessante e dominata dalla tecnologia, è un luogo di dolore, memoria e disillusione – un paesaggio dell’anima prima ancora che urbano.

Non stupisce quindi che il monologo di Roy Batty, interpretato da Rutger Hauer, sia passato alla storia come uno dei momenti più intensi e poetici della fantascienza: “Tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia”. Un addio struggente che suona quasi come una dedica indiretta, un omaggio al fratello perduto, ma anche a tutti gli attimi di bellezza che la vita ci concede, anche in mezzo alla desolazione.

Nel tempo, Blade Runner ha ispirato generazioni di cineasti, ha influenzato estetiche e toni di decine di film, serie e videogiochi, ed è diventato il metro di paragone per qualsiasi racconto di fantascienza che voglia toccare anche temi esistenziali. Non è solo un film “visionario”: è un film sentito, vissuto, sofferto. E questo lo rende irripetibile. La sua importanza è tale che anche Scott, spesso critico verso sé stesso, riconosce quanto quella pellicola sia stata un punto di svolta non solo per il cinema, ma per la sua vita.

E allora sì, Blade Runner è il suo film preferito. E non potremmo essere più d’accordo. Non perché manchino alternative nella sua straordinaria filmografia – da Alien a Thelma & Louise, da Il gladiatore a Napoleon – ma perché Blade Runner rappresenta il momento in cui un autore ha usato il cinema per dare forma concreta a un dolore privato. E il risultato, oggi, ci commuove ancora.

Foto: Axelle/Bauer-Griffin/FilmMagic

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