Il finale di The Walking Dead ha evitato l’errore che ha rovinato tante grandi serie
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Il finale di The Walking Dead ha evitato l’errore che ha rovinato tante grandi serie

Dopo undici stagioni, la serie AMC è riuscita a chiudere la sua storia principale senza tradire i personaggi e il percorso costruito negli ann

Il finale di The Walking Dead ha evitato l’errore che ha rovinato tante grandi serie

Dopo undici stagioni, la serie AMC è riuscita a chiudere la sua storia principale senza tradire i personaggi e il percorso costruito negli ann

Scena dal finale di The Walking Dead

Negli ultimi anni, molte serie amatissime hanno faticato a trovare un finale davvero soddisfacente. Chiudere una storia seguita per anni da milioni di spettatori è, in effetti, sempre complicato: basta un epilogo affrettato, una scelta narrativa poco convincente o una risoluzione troppo distante dallo spirito originale per cambiare la percezione di un’intera serie. In questo panorama, però, The Walking Dead rappresenta un caso interessante. Il finale della serie madre, pur non essendo perfetto, è riuscito infatti a evitare l’errore che ha rovinato tanti altri grandi titoli: tradire il percorso costruito fino a quel momento.

Adattata dall’omonima serie a fumetti di Robert Kirkman, The Walking Dead ha debuttato nel 2010 e ha rivoluzionato il modo di raccontare gli zombie in televisione. Per undici stagioni, la serie AMC non si è limitata a mettere in scena la sopravvivenza in un mondo invaso dai morti viventi, ma ha raccontato la trasformazione morale dei personaggi, il peso della comunità, la violenza del potere e la difficoltà di restare umani quando ogni regola sembra essere crollata.

La serie principale si è conclusa nel novembre 2022 con l’episodio Riposa in pace, il 177° della sua lunga corsa. Scritto da Corey Reed e Jim Barnes e diretto da Greg Nicotero, il finale ha scelto una strada diversa rispetto a quella del fumetto, ma ha saputo rendere omaggio alla storia televisiva dello show, chiudendo alcune trame fondamentali e lasciando allo stesso tempo aperta la porta agli spin-off.

Nel corso dell’episodio, i sopravvissuti legati ad Alexandria, Hilltop e Oceanside riescono a sfuggire all’orda di vaganti che ha invaso il Commonwealth e a mettere fine al dominio corrotto di Pamela Milton. La comunità viene così rifondata su basi diverse, con Ezekiel e Mercer pronti a ricoprire ruoli di guida. Dopo anni di guerre, lutti e perdite, la serie concede ai suoi personaggi la possibilità di immaginare un futuro meno disperato.

A rendere efficace il finale, però, non è soltanto la risoluzione dell’arco narrativo del Commonwealth. Riposa in pace funziona perché riesce a tenere insieme azione, commozione e memoria: l’episodio non rinuncia alla tensione, ma trova anche il tempo per colpire sul piano emotivo, soprattutto attraverso alcuni addii dolorosi.

Tra i momenti più forti c’è senza dubbio il saluto a Rosita, uno dei personaggi più amati della serie. Una morte estremamente tragica ma non gratuita, che arriva come conclusione emotiva di un percorso e ricorda quanto, in The Walking Dead, la sopravvivenza abbia sempre avuto un prezzo altissimo. Anche le morti di Luke e Jules mantengono viva la sensazione di pericolo, evitando che il finale diventi un semplice congedo rassicurante.

Uno dei passaggi più riusciti è il confronto tra Negan e Maggie. Il loro rapporto, segnato da una delle ferite più profonde dell’intera serie, non viene risolto in modo facile o consolatorio; la scena non cancella il passato, ma riconosce il peso del dolore e l’impossibilità di pretendere una riconciliazione piena. È una scelta coerente con la storia dei personaggi: The Walking Dead non finge che tutto possa essere perdonato, ma mostra come si possa continuare a vivere anche portando addosso ferite impossibili da chiudere del tutto.

Anche Daryl Dixon riceve un addio in linea con la sua natura. Il personaggio interpretato da Norman Reedus sceglie di partire per esplorare il mondo, aprendo la strada al suo futuro spin-off. È una conclusione che lo accompagna verso una nuova fase senza tradire ciò che Daryl è sempre stato: un sopravvissuto inquieto, incapace di fermarsi del tutto, ma profondamente legato alla famiglia che ha trovato lungo il cammino.

Il momento più celebrato dell’episodio resta però il ritorno di Rick Grimes e Michonne negli ultimi minuti. La loro apparizione non serve solo ad aprire le porte allo spin-off The Walking Dead: The Ones Who Live, ma restituisce al pubblico due figure fondamentali della serie. Il montaggio finale, con il richiamo ai personaggi del passato e alla frase «siamo quelli che vivono», diventa un omaggio alla lunga storia dello show e a tutti coloro che ne hanno fatto parte.

Molti finali recenti hanno diviso o deluso il pubblico perché hanno dato la sensazione di svuotare ciò che era venuto prima. È successo a serie come Game of Thrones, accusata di aver chiuso troppo in fretta, ma anche a titoli come Dexter, True Blood, How I Met Your Mother, Killing Eve e The Umbrella Academy, tutti accompagnati da reazioni contrastanti o apertamente negative.

Il problema di un finale sbagliato non è solo deludere le aspettative, ma far sembrare meno solido l’intero viaggio. The Walking Dead, invece, è riuscita a evitare questo rischio. Non ha riscritto il senso della serie in modo controverso, non ha tradito i suoi personaggi principali e non ha trasformato l’ultimo episodio in una corsa frettolosa verso la conclusione.

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Fonte: CBR

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