Il finale più oscuro della storia della fantascienza è quello che hai ignorato per 12 anni
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Il finale più oscuro della storia della fantascienza è quello che hai ignorato per 12 anni

È considerato uno dei cult della fantascienza moderna, ma è soprattutto il suo finale ad aver lasciato un segno indelebile

Il finale più oscuro della storia della fantascienza è quello che hai ignorato per 12 anni

È considerato uno dei cult della fantascienza moderna, ma è soprattutto il suo finale ad aver lasciato un segno indelebile

un frame del cult sci-fi Ex Machina

Negli ultimi anni, i film di fantascienza sono diventati sempre più sofisticati e capaci di integrare e mescolare tra loro diversi sottogeneri, dal thriller psicologico all’horror. A volte, però, le storie più incisive sono quelle dai tratti più semplici e che non si perdono dentro troppi labirinti. Ne è un esempio Ex Machina di Alex Garland, che prende la domanda più classica della fantascienza (“l’intelligenza artificiale può avere una coscienza?”) e la sviluppa con risvolti moderni e originali, evitando con perizia tutti i cliché generalmente associati al genere.

La storia è quella del programmatore Caleb Smith (Domhnall Gleeson), che vince la possibilità di trascorrere una settimana nella villa dell’enigmatico Nathan Bateman (Oscar Isaac), un vero e proprio genio della scienza e della tecnologia che ha bisogno di un assistente per un esperimento. Una volta giunto nella lussuosa abitazione, Caleb fa la conoscenza di Ava (Alicia Vikander), un androide dalle sembianze femminili dotato di un’IA altamente avanzata. Nathan chiede quindi al protagonista di trascorrere del tempo con Ava, imparare a conoscerla e sottoporla al test di Turing: al termine della settimana dovrà essere in grado di dire con certezza se l’androide abbia coscienza di sé e se sia davvero in grado di esibire un comportamento intelligente. 

Progressivamente, Caleb si invaghisce di Ava, ed è a partire da questo elemento che il film inizia lentamente a ribaltare le aspettative dello spettatore. Inizialmente, infatti, la percezione che abbiamo di Ava è filtrata dallo sguardo del protagonista, che la vede come una creatura isolata, desiderosa di scoprire il mondo e vittima di Nathan, che tratta tutti i suoi androidi come oggetti o proprietà. Caleb, però, è così rapito da Ava da non accorgersi di una realtà ancora più sconvolgente: l’androide, infatti, ha previsto tutto, ed è proprio lei a muovere silenziosamente i fili della vicenda, manipolando i due uomini allo scopo di ottenere la tanto agognata libertà.

Il climax del film deflagra quando Ava elimina Nathan e abbandona Caleb al suo destino, intrappolandolo nella casa ipertecnologica senza alcuna possibilità di fuga. Il finale colpisce per la sua freddezza e spietata lucidità, e mette lo spettatore davanti a uno stato d’animo alquanto disturbante: se è vero, infatti, che la fine riservata a Caleb è eccessivamente crudele (dopotutto, lui stava cercando di aiutare Ava), è anche vero che è impossibile non tifare per la robot e non considerarla in qualche modo un’eroina nell’ultima scena in cui prende in mano le redini della sua esistenza. In anticipo di diversi anni sul dibattito attuale, questo film di fantascienza si chiede insomma se l’intelligenza artificiale possa vantare dei diritti su sé stessa, proprio come è garantito agli esseri umani.

Non è un caso che, seppur non sia stato un successo colossale, il film di Garland sia entrato tra i cult di fantascienza del nuovo millennio, influenzando profondamente le uscite successive appartenenti allo stesso genere. Non può che essere così, poiché questo finale, sicuramente tra i più oscuri e i più sconvolgenti degli ultimi anni, rappresenta una realtà che a distanza di poco tempo possiamo praticamente toccare con mano. Mentre l’umanità accoglie lo sviluppo dell’IA a braccia aperte, Ex Machina ci ricorda che, qualsiasi sia il nostro punto di vista sull’argomento, come esseri umani siamo tenuti a lavorare insieme e a non dimenticarci cosa ci rende tali, se vogliamo sopravvivere all’avvento delle macchine.

Fonte: CBR

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