Il gioco di Gerard
whatsapp

Il gioco di Gerard

Ovvero guardie e ladri: perché Nella tana dei lupi, il suo nuovo film, è un grande thriller poliziesco vecchio stile, tutto testosterone e dilemmi morali. Ce lo racconta proprio il protagonista Gerard Butler, un po’ ammaccato quando lo abbiamo incontrato: uno di quegli eroi d’azione vecchio stampo in via di sparizione…

Il gioco di Gerard

Ovvero guardie e ladri: perché Nella tana dei lupi, il suo nuovo film, è un grande thriller poliziesco vecchio stile, tutto testosterone e dilemmi morali. Ce lo racconta proprio il protagonista Gerard Butler, un po’ ammaccato quando lo abbiamo incontrato: uno di quegli eroi d’azione vecchio stampo in via di sparizione…

Qualcosa non va al costato, sotto il braccio destro. «Te lo mostrerei ma è orribile da vedere – scherza con il suo accento che più scozzese non si potrebbe –. E neppure ti racconterò come è successo, troppo imbarazzante…»

Si siede lentamente sul divano, attento a non accentuare il dolore con mosse azzardate. Chi l’avrebbe mai detto, anche l’eroe di 300 e Attacco al potere è umano! Così come lo è il personaggio che interpreta in Nella tana dei lupi, esordio alla regia dello sceneggiatore Christopher Gudogast: un poliziotto che al proprio lavoro sacrifica molto. O meglio, troppo. Ecco cosa ci ha raccontato l’attore riguardo il suo nuovo action-thriller nel nostro incontro a New York. 

Come sei arrivato a produrre e interpretare Nella tana dei lupi?
«Sono coinvolto in questo progetto da parecchio, ho letto la prima versione della sceneggiatura nel 2012. Da quel momento ho avuto almeno 15 cene di lavoro con il regista Christian Gudogast, un mio amico di lunga data. Fin dall’inizio la storia mi era sembrata emozionante, ero deciso a interpretare Nick anche se già sapevo che non sarebbe stato facile: i buoni in questo film non sono così buoni, il gruppo di rapinatori è molto più disciplinato e attento ai valori familiari dei poliziotti che danno loro la caccia. Inoltre il mondo di Nella tana dei lupi è quello di un’area sociale e geografica precisa, e ho speso parecchio tempo insieme a poliziotti e agenti sotto copertura cercando di capire l’ambiente». 

Il personaggio di Nick Flanagan ti spaventava?
«All’inizio continuavo a chiamarlo semplicemente Nick, ma Christian insisteva che lui è “Big Nick”, dovevo cominciare a percepirlo come un gigante, in tutti i sensi. A un certo punto avevo deciso di mollarlo: avrei dovuto prendere circa 20 chili in muscoli e grasso, e non volevo continuare a cambiare la forma del mio corpo, so che alla lunga mi danneggerà. Christian ha semplicemente ignorato le mie lamentele e mi ha lasciato il tempo di entrare nel personaggio. Nick è uno di quei caratteri che scopri poco a poco: prendi un chilo alla volta, senti cambiare la postura giorno dopo giorno, poi cominci a parlare con le persone in maniera diversa, e capisci che Big Nick sta emergendo. È allora che inizi a divertirti, esplori che tipo di personalità strabordante stai sviluppando. Uno che domina lo spazio in cui si muove, che controlla l’atmosfera intorno a lui». […]

L’intervista completa è pubblicata su Best Movie di febbraio, in edicola dal

© RIPRODUZIONE RISERVATA