Affascinante, sexy, elegante, con una risata che trascina e le idee chiare di una donna e di un’attrice che da vent’anni, nonostante ne abbia appena poco più di trenta, lavora a Hollywood. Seduta con le gambe incrociate su un divano bianco, una camicia bianca molto seria, tanti braccialetti, i capelli lunghi che le coprono parte del viso rilassato e sorridente, ecco Jessica Alba, l’attrice che nessun regista è ancora riuscito a convincere a mostrarsi nuda, ma che in Sin City: Una donna per cui uccidere torna (a quasi dieci anni di distanza dal primo capitolo) nei panni bollenti della spogliarellista Nancy Callahan, in cerca di vendetta dopo la morte dell’amato Hartigan. «Amo Sin City e sono una fan del lavoro di Rodriguez. Quando ho fatto le mie ricerche sui fumetti di Frank Miller ne sono diventata un’appassionata. I suoi personaggi hanno personalità complesse, e ritmo, cadenza, dialoghi eccezionali. Essere così centrale nella storia mi ha davvero dato grande soddisfazione».

A proposito di personalità complesse: quella del tuo personaggio, Nancy, come la descriveresti?
«È una donna molto incasinata, triste, alcolizzata, risentita e che a un certo punto perde completamente la testa…».

Spogliarellista con sogni di vendetta, un amore da piangere e sempre la pistola in mano. Tu possiedi una pistola?
«Non ho una pistola e non mi piace sparare o tenerne una in mano. Anche se per tanti anni, in tanti film d’azione, ho dovuto farlo. Però questo è diverso, qui la violenza e l’azione sono molto cinematografiche, artistiche, non sembrano vere, non sono legate al mondo reale. Il sangue è bianco ed è tutto esagerato, over the top; credo che se fosse stato rosso sarebbe stato un film volgare e orribile. Tutto è metaforico in queste storie. E poi è molto complicato comprendere cosa accade realmente e cosa nella testa dei personaggi, che raccontano la storia dalla loro prospettiva, mischiando fantasia e realtà. È un noir, non l’ho percepito come uno di quei film americani molto violenti. Nella vita reale non mi piacciono le armi e credo che dovremmo avere regole più severe».

La pensi come il 95% degli americani, eppure nulla si muove.
«Vero? È una roba da matti».

Tanti anni fa, a New York, durante un’intervista mi hai detto che non ti saresti mai spogliata in un film.
«No, non credo di avere mai detto una cosa del genere, non ho mai detto mai». […]

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