Nel mondo di Criminal Minds, i mostri non mancano mai. In diciotto stagioni, la serie ha dato vita ad alcuni dei serial killer più disturbanti e memorabili della televisione, figure che hanno messo a dura prova sia i protagonisti della BAU (Behavioral Analysis Unit) sia il pubblico. Dal sadico Reaper al manipolatore Mr. Scratch, fino al Fisher King, che per primo osò prendere di mira direttamente gli agenti dell’FBI, ogni stagione ha esplorato il lato più oscuro della mente umana, spingendo sempre più in là i confini del terrore psicologico. Eppure, tra tutti, c’è un nome che ancora oggi, a vent’anni dalla sua comparsa, continua a turbare gli spettatori per la sua freddezza e la sua ossessione: Frank Breitkopf.
Frank è apparso per la prima volta nella seconda stagione, nell’episodio No Way Out. Fin dall’inizio è stato chiaro che non fosse un assassino comune: il racconto si è aperto con Jason Gideon già davanti a lui, in un confronto carico di tensione e silenzi. Solo dopo, un flashback ha rivelato come la BAU sia arrivata a identificarlo. Breitkopf è stato metodico, calmo, di un’intelligenza lucida e pericolosa. Non ha mai provato rabbia, ma ha comunicato un’inquietudine costante. Si è ritenuto intoccabile, e aveva motivo per farlo: aveva rapito un autobus pieno di bambini, nascosto nel deserto del Nevada, e lo ha usato come strumento di ricatto per ottenere la propria libertà.
Il team ha scoperto che Frank tornava ogni anno nella cittadina di Golconda per rivedere Jane Hanratty, una delle sue vittime sopravvissute, di cui si era convinto di essere innamorato. Le lasciava regali macabri, come carillon costruiti con le ossa delle sue prede, simbolo di un amore malato che alimentava la sua ossessione. Si è stimato che abbia ucciso oltre 150 persone. Quando la BAU ha compreso il legame con Jane e ha tentato di proteggerla, Frank ha reagito rapendo i bambini per costringere Gideon a cedere. L’agente, pur di salvarli, ha accettato: i piccoli sono stati liberati, ma Frank è fuggito con Jane, lasciando dietro di sé la sensazione che il male, per una volta, avesse vinto.
La storia è proseguita nel finale della stessa stagione, No Way Out II: The Evilution of Frank. Determinato a vendicarsi, Frank ha ucciso Sarah Jacobs, la compagna di Gideon, trascinandolo in una spirale di dolore. Fingendosi lui, è riuscito anche a ingannare e uccidere Rebecca Bryant, un’altra vittima che l’agente aveva salvato. Quando Jane, ormai terrorizzata, si è rifugiata alla BAU, Frank ha rapito una bambina, Tracy Belle, per costringere gli agenti a riportargliela. Il confronto finale si è svolto in una stazione ferroviaria: Frank e Jane si sono ritrovati e, in un gesto disperato, si sono gettati insieme sotto un treno.
L’impatto di Frank Breitkopf è stato devastante. È stato il motivo per cui Jason Gideon ha abbandonato la BAU, scrivendo una lettera d’addio a Reid prima di scomparire per sempre. La sua scia di dolore ha unito diversi capitoli della serie, collegando vittime e traumi passati come se fosse la personificazione del male assoluto. Senza poteri né motivazioni elaborate, Frank ha rappresentato il volto più realistico dell’orrore: un uomo che ha ucciso per controllo, incapace di provare empatia. Ancora oggi, il suo sguardo glaciale e la sua ossessione patologica lo hanno reso l’“unsub” più spaventoso e indimenticabile di Criminal Minds.
Leggi anche: Il personaggio più controverso di Criminal Minds è anche quello che ci manca di più
© RIPRODUZIONE RISERVATA