Il primo film italiano della storia era un autentico kolossal per la sua epoca
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Il primo film italiano della storia era un autentico kolossal per la sua epoca

L'Italia ha regalato tanti capolavori alla storia del cinema, ma vi siete mai chiesti quale sia stata la prima opera mai realizzata?

Il primo film italiano della storia era un autentico kolossal per la sua epoca

L'Italia ha regalato tanti capolavori alla storia del cinema, ma vi siete mai chiesti quale sia stata la prima opera mai realizzata?

il primo film italiano era un kolossal

La storia del cinema mondiale parla un po’ di italiano. L’industria cinematografica del Bel Paese ha regalato al mondo opere entrate di diritto nel pantheon della settima arte: da La dolce vita a Nuovo Cinema Paradiso, passando poi per La vita è bella e La grande bellezza, sono tantissimi i film che sono stati capaci di influenzare registi internazionali, vincere premi nei festival più prestigiosi e imprimersi nella memoria collettiva con scene e immagini iconiche. Il cinema italiano, insomma, è da sempre un protagonista sulla scena globale, ma ogni viaggio ha un inizio. Vi siete mai chiesti, insomma, quale sia stato il primo film italiano della storia?

La risposta ci porta indietro di oltre un secolo, precisamente al 1905, anno in cui Filoteo Alberini, pioniere del nostro cinema, ha realizzato La presa di Roma. Non un semplice esperimento tecnico, ma un vero e proprio kolossal per l’epoca: il primo film a soggetto prodotto in Italia è stato un successo clamoroso nei suoi giorni di uscita, ma a sorprendere sono soprattutto gli aspetti tecnici ed economici.

Commissionato per celebrare il 35º anniversario della storica Breccia di Porta Pia — evento cardine del Risorgimento italiano — il film ricostruisce in sette quadri l’ingresso delle truppe italiane a Roma nel 1870. La messa in scena teatrale, con attori in costume, scenografie ricostruite e una narrazione articolata che culmina con la resa del Papa e l’innalzamento del tricolore italiano, rendono La presa di Roma (anche noto come Bandiera bianca e La breccia di Porta Pia) un evento cinematografico senza precedenti per quegli anni in cui il linguaggio cinematografico non si era ancora perfettamente formato.

Prodotto dalla casa Alberini & Santoni, la prima industria cinematografica italiana, sono stati usati circa 255 metri di pellicola, quando la maggior parte dei film in circolazione all’epoca ne misurava al massimo 50. Un Apocalypse Now ante litteram, per così dire. Il costo stimato di produzione è stato di 500 lire, una cifra elevatissima per il 1905, e le riprese furono realizzate in ambienti naturali e con l’ausilio di quinte mobili, altra innovazione per il tempo. Il cortometraggio è stato proiettato per la prima volta proprio a Porta Pia, davanti a una folla entusiasta, e nei giorni successivi attirò oltre centomila spettatori: un numero che oggi potremmo definire da blockbuster.

La presa di Roma ebbe anche un fortissimo impatto culturale e patriottico. In un’Italia ancora giovane e in costruzione, raccontare per immagini l’unità nazionale ha contribuito a rafforzare l’identità collettiva, rendendo il cinema – arte ancora giovanissima – uno strumento potentissimo di comunicazione e propaganda

Oggi del film restano solo 75 metri, restaurati e conservati dalla Cineteca Nazionale. Ma la sua importanza storica resta intatta. Non è solo un documento prezioso per capire le origini del cinema italiano, ma anche la testimonianza di un’epoca in cui il pubblico già si accalcava per vedere una storia raccontata su grande schermo. E questo, per fortuna, non è cambiato poi molto.

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