Il reboot di Buffy rischia di sbagliare tutto riproponendo questo triangolo amoroso
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Il reboot di Buffy rischia di sbagliare tutto riproponendo questo triangolo amoroso

C’è una scelta narrativa del passato che il nuovo capitolo dovrebbe evitare a ogni costo, se vuole davvero rispettare l’evoluzione di Buffy Summers

Il reboot di Buffy rischia di sbagliare tutto riproponendo questo triangolo amoroso

C’è una scelta narrativa del passato che il nuovo capitolo dovrebbe evitare a ogni costo, se vuole davvero rispettare l’evoluzione di Buffy Summers

Sarah Michelle Gellar in Buffy - L'Ammazzavampiri

Tra le tante aspettative che accompagnano il ritorno di Buffy L’Ammazzavampiri, ce n’è una che rischia di diventare una trappola narrativa: la tentazione di ripescare il celebre triangolo amoroso tra Buffy, Angel e Spike. Una dinamica che ha segnato profondamente la serie originale, ma che oggi non solo appare conclusa, bensì superata. Riproporla significherebbe guardare indietro invece di andare avanti, tradendo proprio l’evoluzione del personaggio che Buffy ha incarnato per sette stagioni.

Il dibattito tra “Team Angel” e “Team Spike” è stato per anni parte integrante dell’esperienza di visione. Non si trattava soltanto di scegliere un vampiro piuttosto che l’altro, ma di leggere in quelle relazioni due fasi diverse della crescita di Buffy Summers. Angel rappresenta il primo amore, la scoperta, l’illusione romantica intrecciata alla ribellione adolescenziale. È l’amore impossibile per definizione, quello che insegna a Buffy cosa significhi desiderare una vita normale sapendo, in fondo, che non potrà mai averla davvero. La loro storia si consuma con una consapevolezza rara per una serie teen: non tutto ciò che si ama è destinato a durare, e lasciarsi andare può essere un atto di maturità.

Spike arriva quando Buffy non è più una ragazza, ma una giovane donna profondamente segnata. Dopo la resurrezione, il suo rapporto con il mondo è spezzato, alienato, e la relazione con Spike diventa lo specchio più crudo di quel dolore. Non è una storia d’amore romantica, ma una discesa nel trauma, nell’autodistruzione, nella vergogna. La serie non edulcora mai davvero quella dinamica: è violenta, tossica, sbagliata, e proprio per questo narrativamente potente. Anche quando Spike ottiene l’anima e il loro legame si trasforma, resta il segno di una relazione nata dalla ferita, non dalla possibilità di un futuro condiviso.

È fondamentale ricordare che entrambe queste storie funzionano perché sono finite. Angel e Spike assolvono pienamente il loro ruolo simbolico nel percorso di Buffy: uno incarna l’educazione sentimentale, l’altro la sopravvivenza al trauma. Tornarci oggi significherebbe ridurre quei rapporti a semplice fan service, svuotandoli del peso emotivo e narrativo che li ha resi memorabili. Il rischio non è solo la ripetizione, ma la regressione.

Buffy Summers, oggi, non è più definita dalle sue relazioni passate: è una donna adulta, complessa, che ha attraversato perdite, responsabilità, lutti e rinascite. Continuare a legarla a un triangolo amoroso concluso vent’anni fa significherebbe negarle quella crescita. Non perché una donna forte non possa avere una relazione, ma perché il senso di Buffy è sempre stato quello di andare avanti, non di restare intrappolata in ciò che è stata.

Il reboot ha l’occasione rara di raccontare una protagonista femminile matura senza ricorrere alle stesse dinamiche sentimentali che l’hanno accompagnata in gioventù. Può immaginare per Buffy un tipo di amore diverso, più equilibrato, oppure persino scegliere di non mettere l’aspetto romantico al centro della sua storia. Qualunque direzione verrà presa, ciò che conta è non confondere la nostalgia con la necessità narrativa.

Il triangolo Angel–Buffy–Spike si è chiuso nel momento in cui la serie originale ha salutato il suo pubblico. Forzarlo di nuovo non sarebbe un omaggio, ma un segnale di sfiducia verso il personaggio e verso il pubblico stesso. Se il reboot vuole davvero funzionare, deve avere il coraggio di fare ciò che Buffy ha sempre fatto meglio: affrontare il cambiamento, anche quando fa paura, e scegliere di non tornare indietro.

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Fonte: Collider

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