Uno dei prestigiosi ospiti di questa edizione di Lucca Comics and Games è sicuramente il maestro Mamoru Oshii, autore di uno dei più grandi capolavori dell’animazione giapponese e mondiale come Ghost in the Shell, gioiello cyberpunk del 1995 che genera ancora intriganti cosplayer acconciate come la protagonista, l’agente cyborg Motoko Kusanagi. Il maestro dell’animazione giapponese presentava, questa volta, un progetto live action futuristico e fantascientifico, Garm Wars – L’ultimo Druido.

Sul pianeta chiamato Annwn si combatte una guerra senza tempo portata avanti da cloni soldato: è una battaglia senza tregua e senza ragioni finché uno di loro, Khara, si distacca dalla furia degli scontri e si ritrova in fuga, in cerca di rivelazioni sulla propria identità e su un passato perduto dai segreti sconvolgenti. Nel cast Kevin Durand, uno dei protagonisti della serie horror di Guglielmo del Toro The Strain e Lance Henricksen, icona della fantascienza che ha partecipato alla saga di Alien.

Nel corso del nostro incontro con Mamoru Oshii, questi ci ha spiegato che ambiva a dirigere questo progetto fin dalla metà degli anni 90: “Adesso è molto più facile realizzare film, ci sono molte più risorse soprattutto nel campo degli effetti speciali, e in futuro lo sarà ancora di più. Eppure, prima di poter produrre questo film con degli attori in carne ossa ho dovuto aspettare il momento per avere abbastanza disposizione economica” ha rivelato. “Volevo creare un mondo diverso, originale rispetto all’iconografia a cui sono considerati gli spettatori di fantasy e fantascienza, una realtà dove si fondono tecnologia e magia“,  ha continuato il maestro.

A proposito dei tempi che cambiano, il regista ha sottolineato come il mercato dell’animazione e del cinema in generale abbia raggiunto la saturazione, e sia sempre più difficile trovare un film o un personaggio in grado di assurgere allo status di cult e di icona in mezzo a una selva sempre più densa di prodotti: “Mentre mi trovavo qui a Lucca mi sono reso conto che molti dei cosplayer presenti indossavano costumi ispirati all’animazione giapponese che non era assolutamente in grado di riconoscere. Fino ha una decina di anni fa c’erano veri e propri capisaldi mentre adesso è tutto molto più sfumato. Un po’ mi rincresce perché viviamo in un mondo che ha bisogno di modelli” ha concluso. Noi non possiamo che essere d’accordo.

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