Ideali disillusi, sogni infranti. Cuba e l’Avana vengono mostrate nell’opera di Cantet con uno sguardo disincantato. Un gruppo di amici si ritrova per festeggiare il ritorno sull’isola di Armando, dopo 16 anni di esilio a Madrid. Speranze e aspettative si fondono e in poche ore una semplice terrazza diviene luogo di confessioni e di racconti. Leonardo Padura, celebre scrittore cubano, ha sceneggiato il film insieme al regista, Laurent Cantet, intervenuto a Roma per presentare il film in uscita il prossimo 30 ottobre. Ecco cosa ci ha raccontato.

Dato il contenuto del film è incorso in problemi di censura?

«Non abbiamo avuto nessun problema, il film è stato scritto da uno sceneggiatore cubano, e abbiamo ricevuto l’approvazione in tempi rapidi dalle autorità. Non ci è stato chiesto di apportare cambiamenti, e non ci hanno censurato o chiesto di cambiare nulla. Il film sarà presente inoltre a dicembre nell’ambito del Festival del film dell’Avana».

L’opera ha una connotazione molto teatrale, come ha lavorato all’adattamento in chiave cinematografica?

«Per quanto riguarda l’aspetto teatrale del film sono d’accordo, è una scelta e mi piace molto e amo trasportarla al cinema. Per raccontare le loro storie dei personaggi per me era importante stare vicino, anche con la macchina da presa. Non avrebbe avuto la stessa forza se il film fosse stato dilatato in più luoghi o non fosse stato concentrato in una sola notte. Lo stesso luogo manifesta l’urgenza di dire le cose».

E’ vero che inizialmente il progetto doveva essere un corto?

«Diciamo che all’origine del tutto c’era l’idea di realizzare un corto per il film 7 giorni all’Havana, ma ci siamo resi conto che non si poteva esaurire così questa storia. Per tale motivo per ho scritto una cosa totalmente diversa per 7 giorni all’Havana». 

Come ha scelto questi attori?

«Questa volta a differenza degli altri film ho utilizzato attori professionisti, e quattro di loro sono proprio delle star del cinema cubano. Era chiaro fin da subito che il film era importante per tutti loro, perché stavamo raccontando fatti veri della vita, emozioni personali, che sono venute fuori mentre giravamo le scene».

Come ha reagito il popolo cubano alla visione del film?

«Ci sono stati dei cubani che hanno visto il film in vari festival in cui è stato presentato. Sono tutti rimasti toccati dal film, ma aspetto di proiettarlo direttamente a Cuba a dicembre per vedere la reazione del popolo».

Perché ha scelto come canzone catalizzatrice California Dreaming?

«In primo luogo contiene un elemento nostalgico per i protagonisti e poi perché era vietata, non si poteva ascoltare e per questo era, ovviamente, ascoltatissima. E’ lo stesso motivo per cui ho scelto di parlare della diatriba fra Beatles e Rolling Stones, perché è una discussione globale, la musica ha una valenza universale».

 

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