La gravidanza è da sempre un tema fertile per il cinema horror. Da Rosemary’s Baby a Prevenge, il genere ha spesso sfruttato le ansie legate a questo momento cruciale della vita per creare storie inquietanti. Ma pochi film recenti riescono a trasformare l’esperienza della maternità in un vero incubo psicologico come False Positive, diretto da John Lee e prodotto da A24.
La protagonista è Lucy, interpretata da Ilana Glazer (anche co-sceneggiatrice del film), una donna che da tempo cerca un figlio con il marito Adrian (Justin Theroux). Quando si rivolgono al celebre ginecologo della fertilità Dr. Hindle (Pierce Brosnan), tutto sembra finalmente andare per il verso giusto: la gravidanza arriva, ma insieme a lei anche una spirale sempre più oscura di controllo, silenzi e manipolazione.
Fin dalle prime settimane, Lucy viene zittita, infantilizzata e privata di ogni autonomia. Ogni sua domanda sul proprio corpo viene ridicolizzata o liquidata come frutto di paranoia. Le sue scelte vengono ostacolate da chi la circonda — persino dal marito — in nome di una presunta superiorità medica o maschile. E il sospetto che l’intera gravidanza sia parte di un disegno più inquietante si fa sempre più reale.
L’orrore di False Positive non è fatto di sangue o mostri, ma di sguardi condiscendenti, parole minimizzanti, sorrisi falsi. Il vero spavento nasce dal sistema che pretende di sapere cosa è meglio per il corpo di una donna, ignorandone la volontà. Come dichiarato nella critica, False Positive sfrutta le percezioni arcaiche ancora oggi associate alla maternità, facendo emergere tutta la violenza psicologica dietro l’immagine idealizzata della “donna incinta felice”.
Ciò che rende questo film così disturbante è proprio la sua vicinanza alla realtà. Il racconto non si limita a mostrare un medico con secondi fini, ma denuncia un’intera struttura sociale che storicamente ha ignorato le donne. Lucy incarna tutte le madri a cui è stato detto di tacere, tutte le pazienti i cui sintomi sono stati minimizzati, tutte le donne considerate semplici “vessilli” per portare avanti una discendenza.
Certo, il film ha le sue imperfezioni: alcuni passaggi narrativi sono forzati, e il tentativo di rappresentare anche il punto di vista delle donne nere risulta affrettato e superficiale. Tuttavia, questi limiti non cancellano la forza del messaggio centrale: la gravidanza può essere un incubo, non per il bambino, ma per il modo in cui la società tratta chi porta avanti quella gravidanza.
False Positive è un film scomodo, provocatorio, e forse proprio per questo necessario. Con il suo approccio “calmo ma devastante”, riesce a parlare di maternità in modo nuovo e urgente, costruendo un horror sociale che non si dimentica facilmente. Una visione obbligata per chiunque voglia capire dove si annidano oggi le paure più profonde.
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Fonte: Collider
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