Il serial killer più viscido e rivoltante mai visto in un film è protagonista di questo horror del 1986
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Il serial killer più viscido e rivoltante mai visto in un film è protagonista di questo horror del 1986

Un film disturbante che trasforma la normalità in incubo, cancellando ogni distanza tra spettatore e assassino

Il serial killer più viscido e rivoltante mai visto in un film è protagonista di questo horror del 1986

Un film disturbante che trasforma la normalità in incubo, cancellando ogni distanza tra spettatore e assassino

Frame dal film Henry pioggia di sangue

Quando si parla di film horror ispirati a serial killer reali, il rischio è sempre quello di indulgere nel macabro, nel sensazionalismo, nella mitizzazione del male. Tuttavia, Henry – Pioggia di sangue (Henry: Portrait of a Serial Killer), diretto da John McNaughton e girato nel 1985 (ma distribuito ufficialmente solo nel 1990), fa l’opposto di tutto questo. Più che raccontare la storia di Henry Lee Lucasuno dei criminali più famigerati della storia americana –, il film trascina lo spettatore in una spirale di orrore quotidiano, dove l’efferatezza è sempre dietro l’angolo, ma non ha mai bisogno di urlare.

Il risultato è uno dei film più disturbanti mai realizzati. Non tanto per ciò che mostra, ma per come lo mostra: per la sua calma e la sua assenza totale di giudizio morale. Per l’idea che il male non ha nulla di straordinario: è ordinario, silenzioso, e abita accanto a noi.

Il film si apre con una sequenza muta di cadaveri, filmati in spazi anonimi, immobili. Non c’è tensione costruita, non c’è suspense: c’è solo morte. Successivamente, entra in scena Henry, interpretato da un impressionante Michael Rooker, al suo debutto cinematografico. Henry vive alla giornata, si sposta di città in città, uccidendo senza motivo apparente. Divide un appartamento con Otis, ex detenuto, e con la sorella di quest’ultimo, Becky. Proprio la dinamica tra questi tre personaggi costituisce il cuore oscuro del film. Non ci sono grandi dialoghi, né svolte melodrammatiche: tutto si muove su un piano di inquietante normalità. Parlano, mangiano, guardano la TV. Poi, senza alcun preavviso, uccidono.

Ciò che rende Henry un film profondamente disturbante è che nessuno sembra mai reagire davvero alla violenza. Nemmeno chi la compie. Quando Henry uccide, lo fa senza rabbia, senza piacere, senza fretta. Dopo aver assassinato due donne con Otis, si siede e gli offre delle patatine. In quel gesto, apparentemente innocente, si concentra l’intero messaggio del film: il male più spaventoso non è quello che esplode, ma quello che resta.

Otis, più instabile e dalle forti perversioni sessuali, viene lentamente influenzato da Henry. Insieme, iniziano a filmare i loro omicidi. In una delle sequenze più celebri (e traumatiche) del film, i due guardano compiaciuti il video di una famiglia massacrata nella propria casa. Il pubblico guarda quel video insieme a loro, costretto a essere complice passivo dello sguardo. La videocamera non è più un mezzo, ma un’arma. E lo spettatore non è più esterno: è dentro la scena, intrappolato.

McNaughton costruisce una progressione precisa: all’inizio, Henry sembra persino avere una morale (“non mi piace chi abusa delle donne”, dice a Becky), e per un attimo sembra sul punto di salvare la ragazza dal fratello. Quando Otis tenta di stuprarla, Henry lo uccide. Ma non si tratta di un atto di redenzione: è solo l’eliminazione di un problema.

L’illusione dura poco. Becky scompare. L’ultima scena mostra Henry parcheggiare sul ciglio di una strada deserta e abbandonare una valigia. Il contenuto non ci viene mostrato. Ma non ce n’è bisogno: lo sappiamo e lo sentiamo.

Neanche il personaggio di Henry viene mai propriamente spiegato. Non c’è analisi psicologica, non c’è trauma d’infanzia che possa giustificare le sue macabre azioni. Il film non cerca di farci capire Henry: ci costringe a stargli vicino. A guardarlo mentre uccide, mentre ride, mentre mente e mangia. Ed è in questo processo che Henry – Pioggia di sangue rivela il suo vero orrore: non nella violenza in sé, ma nella possibilità che lo spettatore, per un attimo, possa confondersi, restare incantato, provare empatia. Non c’è colonna sonora che guidi le emozioni. Non c’è montaggio che protegga. Solo un flusso di immagini grigie, statiche, dolorosamente reali.

Girato con appena 110.000 dollari, Henry ha avuto una storia travagliata. È stato rifiutato da diversi distributori, ha ricevuto una valutazione X e ha contribuito alla nascita della classificazione NC-17. Ma oggi è considerato uno dei film più influenti dell’horror indipendente, punto di riferimento per chiunque voglia raccontare il male senza filtri.

Henry – Pioggia di sangue è un film che resta. Non per ciò che mostra, ma per ciò che lascia. Un senso di disagio profondo, la consapevolezza che il male non ha una forma spettacolare, ma una faccia banale, quotidiana, disarmante.

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Fonte: Collider

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