Il Signore degli Anelli, fermi tutti: c'era un altro modo per distruggere l'Unico Anello?
whatsapp

Il Signore degli Anelli, fermi tutti: c’era un altro modo per distruggere l’Unico Anello?

Una sorprendente eventualità suggerita nientemeno che da J.R.R. Tolkien in persona

Il Signore degli Anelli, fermi tutti: c’era un altro modo per distruggere l’Unico Anello?

Una sorprendente eventualità suggerita nientemeno che da J.R.R. Tolkien in persona

un frame de Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re

Gli eventi de Il Signore degli Anelli, come i fan sanno bene, ruotano interamente intorno all’Unico Anello, il quale, a dispetto delle modeste e semplici apparenze, è in realtà una delle creazioni più potenti e indistruttibili dell’intero legendarium tolkieniano. Non sembrano esistere modi per distruggerlo, e la ragione è una sola: l’Unico Anello può essere distrutto solo nel fuoco del Monte Fato, il medesimo vulcano in cui fu forgiato da Sauron.

Come svelato dallo stesso Gandalf, nemmeno il fuoco di un drago sarebbe mai stato in grado di fondere l’Unico Anello, il quale ne sarebbe uscito freddo e perfettamente integro, senza alcun segno di usura evidente. Eppure, non sono in molti a sapere che fu lo stesso J.R.R. Tolkien a suggerire un possibile metodo alternativo per la distruzione dell’Anello.

Nel 1951, in una lunga lettera indirizzata all’editore Milton Waldman (in seguito pubblicata come Lettera 131), Tolkien tracciò un ampio collegamento tra Il Signore degli Anelli e Il Silmarillion. Fu in questo contesto che lo scrittore dichiarò: «L’Unico Anello è infrangibile da qualsiasi artefice meno potente di Sauron stesso.» Un’affermazione che lascia intendere che chiunque con una maestria pari o superiore a quella del Signore Oscuro avrebbe potuto provvederne alla distruzione senza gettarlo nel baratro infuocato Monte Fato.

Purtroppo, nella Terza Era della Terra di Mezzo non esisteva nessun fabbro vivente in grado di compiere tale impresa. Eppure, se guardiamo indietro, potremmo trovare una figura adatta allo scopo. Tra i candidati ideali figura Fëanor, zio di Galadriel, descritto ne Il Silmarillion come «il più sottile in mente e il più abile in mano tra tutti i Noldor.» È a lui che si deve la creazione dei Silmaril, le gemme leggendarie contenenti la luce dei Due Alberi di Valinor, capolavori talmente straordinari da generare guerre e tragedie nella Prima Era.

Nonostante i Silmaril fossero anch’essi considerati «più duri dell’adamante», e quindi indistruttibili, Fëanor era convinto di poterli rompere per restituirne la luce ai Due Alberi, se non fossero stati sottratti da Morgoth. La sua abilità superava quella di chiunque altro, persino Sauron, e Gandalf stesso ha lasciato intendere che alcuni fabbri elfi, in epoche passate, avessero raggiunto vette più alte del Signore Oscuro.

Un altro nome di cui tener conto è senza dubbio quello di Celebrimbor, nipote di Fëanor e principale artefice degli Anelli del Potere. Secondo Il Silmarillion, «gli artigiani dei Gwaith-i-Mírdain in Eregion superarono in maestria tutto ciò che era stato fatto prima, tranne che da Fëanor stesso; e la più grande abilità tra loro era quella di Celebrimbor.» Celebrimbor collaborò con Sauron – il quale si presentò sotto le mentite spoglie di Annatar – per forgiare gli Anelli distribuiti tra Uomini e Nani. Ma fu lui, da solo, a creare i Tre Anelli degli Elfi, liberi dalla corruzione del Signore Oscuro ma comunque soggetti al potere dominante dell’Unico.

Celebrimbor era vivo al tempo della creazione dell’Anello e, per quanto non fosse al livello del nonno, aveva una comprensione tale della magia e della forgiatura da renderlo un potenziale candidato per smantellarlo. Le Storie Incompiute raccontano che gli Elfi «avrebbero potuto distruggere tutti gli Anelli del Potere», ma «non trovarono la forza di farlo».  Tuttavia, anche ammettendo che Fëanor o Celebrimbor avessero avuto le capacità per distruggere l’Unico Anello, resta un ostacolo insormontabile: la volontà. Come Tolkien scrisse sempre nella Lettera a Waldman: «Così grande era il potere seduttivo dell’Anello che chiunque lo usasse ne diventava schiavo; era al di là della forza di qualsiasi volontà – persino quella di Sauron – distruggerlo, respingerlo o ignorarlo

Fëanor, per quanto geniale, era anche orgoglioso, impulsivo e spietato. Le azioni sue e dei suoi figli per recuperare i Silmaril furono tra le più tragiche e crudeli della storia elfica. È facile immaginare quanto sarebbe stato vulnerabile al fascino oscuro dell’Anello, che avrebbe potuto offrirgli potere, vendetta, e forse perfino un modo per recuperare i suoi Silmaril perduti. Celebrimbor, nobile di spirito ma pur sempre ambizioso, non fu poi immune all’inganno di Sauron. Se l’Anello gli avesse promesso la possibilità di salvare il mondo… o di plasmarlo secondo la propria visione, forse anche lui ne sarebbe rimasto invischiato.

L’unico essere davvero in grado di disfare l’Unico Anello senza subirne l’influenza sarebbe stato Aulë, il Vala della forgiatura e maestro spirituale tanto di Sauron quanto dei fabbri elfici. Ma i Valar, come noto, scelgono di non intervenire direttamente nella Terza Era, limitandosi a inviare i Cinque Istari (i maghi, tra cui Gandalf) i quali avranno un ruolo decisivi negli eventi de Il Signore degli Anelli.

In definitiva, anche se esisteva una remota possibilità tecnica per distruggere l’Unico Anello lontano dal Monte Fato, nel corso della Terza Era non vi era nessuno – né vivo, né sufficientemente integro – che avrebbe potuto portare a termine l’impresa. Con questo, Tolkien ci ricorda una verità tanto amara quanto potente: l’Anello non può essere sconfitto con la forza o l’abilità, ma solo con umiltà, sacrificio… e volontà di rinunciare al potere.

Cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti!

Leggi anche: Il Signore degli Anelli, i film hanno tagliato uno dei momenti in cui Gandalf è stato più astuto

Foto: MovieStillsDB

Fonte: CBR

© RIPRODUZIONE RISERVATA