Cosa rende davvero un personaggio un supereroe? I suoi poteri, il coraggio, la capacità di sacrificarsi per gli altri o qualcosa di ancora più profondo? Nel caso di Spider-Man, la risposta potrebbe essere molto più semplice di quanto sembri. Il più grande potere di Peter Parker non sono le ragnatele, la forza sovrumana o il suo celebre senso di ragno: è la capacità di farci sentire che potrebbe essere uno di noi.
Ed è proprio questo che Spider-Man: Brand New Day sembra aver riportato al centro del personaggio. Dopo anni trascorsi a combattere accanto agli Avengers, affrontare Thanos nello spazio e confrontarsi con minacce capaci di mettere in pericolo interi universi, il Peter Parker interpretato da Tom Holland torna infatti a una dimensione molto più quotidiana e personale.
Spider-Man è sempre stato diverso da molti altri supereroi proprio perché, una volta terminato lo scontro con il villain di turno, deve comunque tornare ad affrontare problemi estremamente comuni. Può fermare un treno lanciato a tutta velocità e allo stesso tempo arrivare tardi al lavoro; può sconfiggere Doctor Octopus e poche ore dopo preoccuparsi di come pagare l’affitto. La difficoltà di conciliare la vita di Peter Parker con quella dell’Uomo Ragno è da sempre una delle caratteristiche fondamentali del personaggio.
La trilogia diretta da Sam Raimi con Tobey Maguire aveva compreso perfettamente questo aspetto. Quel Peter Parker aveva problemi economici, faticava a mantenere un lavoro e non riusciva a costruire una vita normale con Mary Jane senza mettere in pericolo le persone che amava.
Proprio questi sacrifici lo rendevano però incredibilmente vicino agli abitanti di New York. Non è un caso che alcuni dei momenti più memorabili di quei film non siano costruiti soltanto attorno ai suoi poteri, ma al rapporto che Spider-Man riesce a creare con le persone comuni.
Nel primo Spider-Man sono i cittadini di New York a intervenire durante lo scontro con Green Goblin; in Spider-Man 2, invece, i passeggeri del treno scoprono l’identità di Peter e scelgono spontaneamente di proteggerlo. In entrambi i casi emerge quello che forse è davvero il suo più grande potere: ispirare il coraggio negli altri proprio perché lui stesso è uno di loro.
La versione interpretata da Tom Holland ha seguito per anni un percorso molto diverso. Il suo Spider-Man è cresciuto all’interno di un universo già popolato da eroi, combattendo accanto a Iron Man, Captain America e Doctor Strange e arrivando persino nello spazio.
Gli eventi di Spider-Man: No Way Home, però, hanno cambiato completamente la sua vita. Peter è rimasto solo e in Brand New Day si ritrova a vivere per conto proprio, con un costume costruito da lui e senza poter più contare sulla sicurezza garantita dagli Avengers.
Il nuovo film lo riporta così verso minacce più locali e soprattutto verso la sua dimensione da vero “amichevole Spider-Man di quartiere”. Al centro non ci sono soltanto battaglie gigantesche o crisi capaci di minacciare l’intero universo, ma rapine, persone da aiutare, rapporti con i vicini e le difficoltà quotidiane di un ragazzo che cerca semplicemente di sopravvivere mentre protegge la propria città.
Ed è proprio in questa dimensione che Spider-Man funziona meglio. Quando la distanza tra il supereroe e la persona comune praticamente scompare, Peter Parker torna a essere il ragazzo della porta accanto: quello che potrebbe ritrovarsi accanto a noi su una metropolitana affollata e, pochi minuti dopo, indossare la maschera per salvare qualcuno.
New York, del resto, non è mai stata soltanto lo sfondo delle sue avventure. È parte integrante della sua identità. Spider-Man può trascorrere buona parte del tempo oscillando tra i grattacieli, ma ciò che lo rende davvero speciale è la sua capacità di tornare sempre al livello della strada. Ed è proprio lì, molto più che nelle battaglie cosmiche o nei suoi poteri sovrumani, che emerge il vero superpotere di Peter Parker.
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