In Europa non siamo nessuno. è il messaggio che arriva dal Wall Street Journal, che sul suo numero di ieri ha proposto una fotografia che ritrae le sorti del cinema d’autore. Sette i nomi dei più promettenti, tra i quali non figura neppure un italiano e che include invece due romeni: Cristian Mungiu (vincitore a Cannes con 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni) e Corneliu Porumboiu (A Est di Bucarest), l’ungherese György Pálfi (Taxidermia), il franco-tedesco Dominik Moll (Harry un amico vero e Lemming), lo svizzero Barthelémy Grossman (13m2) e anche due rappresentanti femminili: la bosniaca Jasmila Zbanic (Orso d’oro a Berlino con Grbavica) e la spagnola Isabel Coixet (La vita segreta delle parole). Registi profondamente diversi tra loro ma che, secondo il WSJ, avrebbero in comune quel coraggio artistico da sempre caratteristico del cinema europeo. Immediate le reazioni dei critici e degli addetti ai lavori di casa nostra, che hanno reagito alla notizia citando almeno un paio di autori a loro parere degni di smentire questa esclusione. Paolo Sorrentino (Le conseguenze dell’amore, L’amico di famiglia) e Marco Garrone (Primo amore, L’imbalsamatore) i più gettonati. A citarli Alberto Barbera, direttore del Museo del cinema di Torino (e in passato anche della Mostra del Cinema di Venezia), il critico del Corriere Paolo Mereghetti e Irene Bignardi, presidente di Filmitalia, che ha dichiarato: «è vero che la new wave dell’Est sta portando nuove voci sulla scena del cinema. Ma non è sola. Il WSJ mi pare abbia dimenticato la nuova e interessante generazione tedesca. Quanto agli italiani, sono molto apprezzati ovunque. Solo per citare alcuni nomi, crediamo che Garrone, Crialese, Costanzo, Marra, abbiano già conquistato un loro spazio nel circuito internazionale.»

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