Immaginate John Lennon oggi. Avrebbe settant’anni e, anche senza effetti speciali, possiamo pensarlo come in quel famoso autoritratto scarabocchiato a pennarello, che ormai campeggia anche sulle peggiori cianfrusaglie. Lui è lì, con due cerchietti al posto degli occhiali e un trattino a segnare la bocca. Non è imbronciato, solo un po’ perplesso, come se presagisse il destino da icona che lo aspetta. Una fama planetaria e impensabile per un giovane cresciuto nella Liverpool degli anni ’50 e innamorato di Elvis e del rock’n’roll.
Questo è il ritratto di Lennon che viene fatto in Nowhere Boy, il bel film di Sam Taylor-Wood dedicato agli anni giovanili del musicista. John (che ha la faccia di Aaron Johnson) vive sospeso tra i doveri scolastici, la vita di tutti i giorni e la scoperta di ciuffi a banana, giacche di pelle e mosse pelviche. Cresce senza il padre (che lo abbandona quando ha appena tre anni) e viene allevato da una zia amorevole ma severa, che disapprova la sua passione per «la musica del Diavolo». Perché la madre di Lennon è lunatica, capricciosa, scostante – in una parola, rock. E infatti è lei che gli fa conoscere i dischi del Re, che lo porta a ballare, che gli insegna a suonare il banjo. È quella musica a folgorarlo e portarlo a fondare la sua prima vera band, i Quarrymen. Un’ispirazione che troverà il suo miglior compimento nell’incontro con McCartney, Harrison e il “povero” (perché presto sostituito con Ringo Starr) Pete Best. Sembra incredibile, a guardare con gli occhi di oggi, pensare che Lennon fosse solo un ragazzo che voleva suonare per il gusto di farlo, per stare con gli amici e per la gioia di esibirsi su un palcoscenico. (Foto Kikapress)

I Beatles in divisa da baronetti: da sinistra, George Harrison, Paul McCartney,  John Lennon e Ringo Starr

John Lennon con la moglie Yoko Ono, amata (da lui) e odiata (dai fan dei Beatles)


Patrizia Wächter, celebre ufficio stampa del cinema e figlia di Leo Wächter, lo storico impresario che organizzò la tournée di Milano, Genova e Roma dei Beatles, ha dedicato al padre il libro, Papà Leo (Bompiani), in cui racconta la sua storia



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