In pochissimi l’hanno vista, ma questa serie crime è una delle migliori dell’anno
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In pochissimi l’hanno vista, ma questa serie crime è una delle migliori dell’anno

Un crime neo-western passato quasi inosservato sorprende per scrittura, interpretazioni e ambizione, imponendosi come una delle migliori serie del 2025

In pochissimi l’hanno vista, ma questa serie crime è una delle migliori dell’anno

Un crime neo-western passato quasi inosservato sorprende per scrittura, interpretazioni e ambizione, imponendosi come una delle migliori serie del 2025

Ethan Hawke in The Lowdown

Nel 2025 la serialità televisiva ha offerto moltissimi titoli di richiamo, tra grandi ritorni e nuove produzioni ad alto budget. In mezzo a questo affollamento, però, alcune serie di straordinaria qualità sono passate quasi inosservate. È il caso di The Lowdown, un crime drama neo-western che, nonostante il profilo basso mediatico, si è rivelato una delle proposte più solide, intelligenti e sorprendenti dell’anno.

Prodotta da FX e disponibile in Italia su Disney+, The Lowdown si inserisce nel filone del crime contemporaneo ma lo reinventa attraverso un’identità molto precisa. La serie è ambientata a Tulsa, Oklahoma, una scelta tutt’altro che casuale: il territorio non è solo uno sfondo, ma una componente narrativa essenziale. Qui vive Lee Raybon, proprietario di una libreria specializzata in libri rari e giornalista indipendente che si definisce un “truthstorian”, qualcuno che non si limita a raccontare i fatti, ma scava nelle pieghe della storia per portare alla luce ciò che è stato volutamente sepolto.

Quando Lee inizia a indagare sulla morte sospetta di Dale Washberg, si ritrova coinvolto in una rete di corruzione che tocca una delle famiglie più potenti della città. Da quel momento, The Lowdown diventa un racconto stratificato che intreccia mistero, politica, estremismo e memoria storica, spingendosi ben oltre i confini del classico poliziesco. Skinhead neonazisti, segreti di famiglia, verità riscritte e rimosse: ogni tassello contribuisce a costruire un puzzle narrativo sempre più inquietante.

Uno dei grandi punti di forza della serie è il suo protagonista. Ethan Hawke offre una delle interpretazioni più riuscite della sua carriera recente, dando vita a un personaggio ostinato, ironico e profondamente umano. Lee Raybon è un uomo che prende colpi – fisici e morali – ma non arretra mai. Viene minacciato, picchiato, deriso per il suo lavoro, eppure continua a scavare, mosso da una convinzione incrollabile: la verità conta, anche quando fa male. È impossibile non affezionarsi a lui, proprio perché è imperfetto, testardo e spesso fuori posto.

The Lowdown deve molto anche alla visione del suo creatore, Sterlin Harjo, già autore dell’acclamata Reservation Dogs. Come in quella serie, Harjo dimostra una grande attenzione per il contesto culturale e storico, raccontando Tulsa come un luogo segnato da ferite profonde e mai del tutto guarite. I personaggi nativi americani non sono figure decorative, ma elementi centrali del racconto, portatori di memoria e prospettive che arricchiscono enormemente la narrazione.

La scrittura è brillante e affilata, capace di alternare momenti di grande tensione a dialoghi sorprendentemente ironici. The Lowdown riesce a essere cupa senza risultare opprimente, grazie a un tono che ricorda certi grandi crime del passato ma con una sensibilità moderna. Non a caso, viene spontaneo pensare a serie come Justified, soprattutto per quella combinazione irresistibile tra protagonista carismatico, ambientazione fortemente identitaria e criminali sopra le righe.

Anche il cast corale contribuisce in modo decisivo al successo della serie. Keith David, Jeanne Tripplehorn, Kyle MacLachlan e Ryan Kiera Armstrong arricchiscono l’universo narrativo con personaggi eccentrici ma mai caricaturali. Ma uno dei momenti più memorabili arriva con la partecipazione di Peter Dinklage, che condivide con Hawke una chimica così immediata e tagliente da rubare la scena ogni volta che appare: le loro interazioni sono senza dubbio tra le più divertenti e riuscite dell’intera stagione.

Ciò che rende The Lowdown davvero speciale, però, è la sua capacità di parlare del presente attraverso il passato. La serie riflette sul potere, sulla manipolazione della verità e sul peso della storia nelle comunità contemporanee, dimostrando che il crime può ancora essere uno strumento potentissimo di analisi sociale. Non è solo un mistero da risolvere, ma un’indagine sul perché certe verità vengano continuamente insabbiate.

Ora che tutti gli episodi sono disponibili, The Lowdown si rivela una visione ideale anche in binge-watching: coinvolgente, coerente, sorprendentemente intima. È una di quelle serie che non urlano per attirare attenzione, ma che restano addosso a lungo una volta terminate. Forse in pochissimi l’hanno vista, ma chi lo ha fatto sa di aver scoperto una delle migliori serie crime dell’anno.

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