Nella percezione comune, Landman è semplicemente una serie sul petrolio. D’altronde nasce da un podcast dedicato all’industria energetica e segue le vicende del landman Tommy Norris, interpretato da Billy Bob Thornton, pur concedendosi diverse licenze narrative rispetto alla realtà del mestiere. Ma il finale della seconda stagione, intitolato “Handsome Touched Me”, chiarisce definitivamente la vera natura della serie: più che di petrolio, Landman parla di potere. Di chi lo esercita, di chi lo subisce e di quanto si sia disposti a rischiare pur di ottenerlo o conservarlo.
Il momento chiave arriva in una sequenza di circa quattro minuti che vede contrapposti Tommy e Cami Miller, il personaggio interpretato da Demi Moore. Fino a quel punto, Cami è combattuta sulla decisione di autorizzare una costosa perforazione offshore. Le probabilità di successo sono basse — intorno al 10% — e l’alternativa sarebbe accettare un risarcimento sicuro, seguendo la linea suggerita dal marito defunto Monty. Tommy stesso sembra orientato verso la soluzione più prudente. Tuttavia, la scelta finale di Cami cambia radicalmente l’equilibrio della storia.
A spingerla non è soltanto una valutazione economica, ma un episodio apparentemente marginale. In un bar, uno sconosciuto le si avvicina e tenta di toccarle il volto con un gesto che presume confidenza e diritto. È un momento breve, ma destabilizzante. Cami reagisce con un crollo emotivo che rivela una frattura più profonda: non è solo l’invasione dello spazio personale a ferirla, ma la consapevolezza di quanto il potere, anche nelle sue forme più sottili, sia spesso esercitato in modo unilaterale. In un mondo dominato da uomini, l’unico ambito in cui può davvero affermare la propria autorità è quello professionale. Autorizzare la perforazione diventa così un atto di riaffermazione, una presa di controllo.
La dinamica tra Cami e Tommy si trasforma di conseguenza. Durante il loro confronto, lui prova a rassicurarla prospettando una vendita che le garantirebbe sicurezza economica e prestigio. La risposta di Cami è secca: non vuole una vita “comoda”, vuole successo, e lo pretende alle sue condizioni. È un passaggio decisivo che ribalta i ruoli e mette in discussione la leadership di Tommy, culminando nel suo licenziamento nell’episodio successivo. Eppure, nonostante il conflitto, è proprio a lui che Cami confida l’accaduto al bar, segno di una relazione più complessa di quanto sembri.
Il finale apre inoltre nuove prospettive in vista della terza stagione. Dopo essere stato estromesso, Tommy cerca un’alleanza con il potente Gallino, interpretato da Andy Garcia, accettando un investimento che comporta rischi personali elevatissimi. Ancora una volta, il personaggio si ritrova in una posizione subordinata all’interno di una gerarchia spietata. Parallelamente, anche Angela, l’ex moglie di Tommy interpretata da Ali Larter, sembra destinata a un’evoluzione significativa.
Guardando l’insieme dell’opera di Taylor Sheridan, emerge con chiarezza un filo conduttore: l’esplorazione delle dinamiche di potere in contesti differenti, dalla politica carceraria di Mayor of Kingstown alle lotte familiari di Yellowstone, fino all’ascesa criminale di Tulsa King. Landman porta questa riflessione all’estremo, ambientandola in un settore in cui il controllo delle risorse coincide con il controllo delle persone.
La decisione di Cami di perforare non è soltanto una mossa imprenditoriale: è la dichiarazione programmatica di una serie che ha scelto di raccontare l’ambizione, l’orgoglio e la vulnerabilità attraverso la lente del potere. Se la terza stagione vorrà consolidare il suo impatto, dovrà continuare a scavare — non solo nel terreno, ma nelle relazioni e nei conflitti che definiscono i suoi personaggi.
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Fonte: Collider
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