In The Walking Dead è arrivata una vera malattia che fa più paura degli zombie
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In The Walking Dead è arrivata una vera malattia che fa più paura degli zombie

Ora l'apocalisse che fa da sfondo all'amatissimo franchise non è più l'unico incubo con cui dover fare i conti

In The Walking Dead è arrivata una vera malattia che fa più paura degli zombie

Ora l'apocalisse che fa da sfondo all'amatissimo franchise non è più l'unico incubo con cui dover fare i conti

the walking dead include una malattia reale

Quando pensiamo all’universo di The Walking Dead, la prima minaccia che ci viene in mente sono gli zombie. Eppure, la terza stagione di The Walking Dead: Daryl Dixon – la stessa serie che ha svelato finalmente l’origine del virus – ci ha appena dimostrato che i morti viventi non sono l’unico pericolo di un mondo senza più regole e senza medicina moderna. Nell’episodio 5, intitolato Limbo, la serie introduce un colpo di scena inaspettato: una malattia che sembrava relegata ai libri di storia, torna a essere un incubo concreto per i sopravvissuti.

Durante il suo viaggio in una Spagna arida e quasi deserta, Daryl (Norman Reedus) incontra un piccolo gruppo di persone segnate da lesioni cutanee e problemi nervosi: sono malati di lebbra, o morbo di Hansen. La malattia, causata dal batterio Mycobacterium leprae, nella realtà oggi è rara e curabile con antibiotici specifici, ma senza accesso a farmaci diventa devastante. La trasmissione non è semplice, il contagio richiede contatti prolungati e, come spiega uno dei personaggi, un semplice tocco non basta a infettare, ma in un mondo dove le cure sono scomparse basta un caso isolato per creare un focolaio.

Storicamente, la lebbra ha sempre generato stigma e isolamento sociale. Nonostante i progressi medici abbiano ridotto drasticamente i casi in Europa, la malattia non è del tutto scomparsa: i Paesi più colpiti oggi sono Brasile, India e Indonesia. L’idea che un’infezione possa emergere anni dopo il contagio, a volte anche vent’anni dopo, rende credibile che qualcuno possa essere arrivato all’apocalisse senza sapere di essere malato. E, come mostra la serie, in un mondo dove la comunità è fragile e le risorse scarse, la paura prende il sopravvento: chi è malato diventa “altro”, da scartare o tenere a distanza.

Con questo episodio, Daryl Dixon amplia il concetto di sopravvivenza. Non si tratta solo di sfuggire ai walkers, ma di fare i conti con malattie croniche o invalidanti in un contesto senza ospedali né farmaci. Già la serie madre aveva accennato al problema (basti pensare a Ezekiel e al suo tumore alla tiroide, o a Lucille, la moglie di Negan) ma Limbo lo affronta con crudezza inedita. Mostra quanto l’ableismo, la discriminazione verso chi è percepito come “debole”, possa diventare letale quando le risorse finiscono e i malati vengono visti come un peso.

Questa scelta narrativa aggiunge realismo e inquietudine a un franchise che dopo oltre dieci anni continua a reinventarsi. Vedere Daryl collaborare senza esitazioni con i malati, trattandoli da pari e non da “scarti”, segna un passo avanti nella rappresentazione di malattie e disabilità in un contesto estremo. E ci ricorda che nell’apocalisse la vera battaglia non è solo contro i morti viventi, ma contro la perdita di umanità.

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