Pubblichiamo, a puntate, l’inchiesta “Film comici spazzatura o salvezza del cinema italiano?” pubblicata su Best Movie di dicembre, in edicola dal 30 novembre. Rispondono i protagonisti: Greggio, Boldi, De Sica, Pieraccioni, Zalone, Bisio, Ficarra & Picone, De Luigi, Brizzi…

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«La popolarità di certi soggetti non c’entra nulla con la scomparsa del cinema d’autore, che è avvenuta a prescindere» spiega Gennaro Nunziante, regista e sceneggiatore di Checco Zalone. «Il cinema anni ’60/’70 – grandi autori, grandi immagini, respiro internazionale – è morto. Oggi per i cosiddetti “autori” è ovvio che l’asticella degli incassi non si possa alzare: spesso i loro film sono piccoli pistolotti noiosi e autoreferenziali in cui la gente non si immedesima». «Il cinema d’autore non sa più parlare al pubblico da tempo» gli fa eco il regista Massimo Venier. «Io ho forse vissuto con Aldo, Giovanni e Giacomo (li ha “portati” al cinema con Tre uomini e una gamba, ndr) il momento di confine tra cinema d’autore che ancora portava gente al cinema, e produzione più popolare-televisiva come nuovo traino della gente nelle sale. Oggi, in un momento di crisi per il cinema intellettuale, la popolarità se ben sfruttata può essere un ottimo grimaldello per riacquistare spazio e consenso del pubblico». «Sono un utente dei multiplex, ed è anche “colpa” mia se oggi l’orizzonte del cinema si è spostato sempre di più in quei luoghi» dice Checco Zalone aggiungendo un punto di vista sulla distribuzione odierna. «Oggi è difficile trovare offerta altrove, e lo dico a malincuore. L’altra sera volevo vedere il film di Olmi e non sapevo dove andare. Cresce la produzione popolare, di cui faccio parte anch’io, ma quel che manca oggi è lo “Slow Cinema”». «Vengo inserito in progetti felici dal punto di vista della qualità ma prendo anche parte a film più leggeri e che hanno più successo di pubblico» aggiunge Francesco Pannofino, storico doppiatore del nostro cinema nonché attore di grande talento che con il successo della serie tv Boris (poi sbarcata al cinema – Boris – Il film – con riscontri purtroppo limitati) dell’argomento se ne intende. E infatti alla fine dice una cosa semplice che probabilmente è una regola “aurea”: «Dove c’è più spessore e qualità il pubblico spesso non risponde in modo efficace. I film più semplici, dove non ci sono tanti fronzoli, arrivano prima al cuore, mentre se affronti un argomento più impegnato succede che l’incasso scende». Pare, insomma, che il contenuto successo del cinema autoriale non sia colpa dei cinepanettoni. E, allora, questa “tv al cinema” che colpe ha?

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