Inside Out 2, quasi nessuno ha colto il messaggio più profondo del film
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Inside Out 2, quasi nessuno ha colto il messaggio più profondo del film

Abbiamo incontrato la sceneggiatrice Meg Le Fauve, che ci ha raccontato alcuni retroscena sullo sviluppo dei due film Pixar e sottolineato un dettaglio che forse a molti è sfuggito

Inside Out 2, quasi nessuno ha colto il messaggio più profondo del film

Abbiamo incontrato la sceneggiatrice Meg Le Fauve, che ci ha raccontato alcuni retroscena sullo sviluppo dei due film Pixar e sottolineato un dettaglio che forse a molti è sfuggito

inside out 2

È passato quasi un anno dall’uscita nelle sale di Inside Out 2, il film Disney Pixar che ha conquistato il botteghino mondiale riscrivendo la storia del cinema d’animazione (almeno fino all’arrivo del fenomeno cinese Ne Zha 2) e che ha portato avanti la crescita della giovane Riley e delle sue colorate emozioni. Di questo nuovo capitolo si è scritto molto, ma durante un incontro con la sceneggiatrice Meg LeFauve abbiamo avuto modo di approfondire meglio alcuni temi legati a Inside Out e relativo sequel.

L’autrice delle due sceneggiature è arrivata in Italia per tenere una lectio all’Università Cattolica del Sacro Cuore dal titolo “The Long Journey to Inside Out and Inside Out 2“, ospite della Laurea Magistrale “The Art and Industry of Narration” e del Master in International Screenwriting and Production, entrambi diretti dal prof. Armando Fumagalli. Prima dell’incontro di martedì 29 aprile con i giovani talenti, c’è stato spazio per una chiacchierata con i giornalisti che – ovviamente – non poteva che vertere sul fenomeno animato del 2024, in grado di incassare 1.7 miliardi di dollari al box office mondiale e diventare il quinto maggior incasso della storia italiana con oltre 46 milioni di euro raccolti nella scorsa estate da record.

Meg LeFauve non è solo una grande autrice, ma anche una narratrice empatica, appassionata e profondamente consapevole del potere che hanno le storie nel farci sentire meno soli. L’idea originale di Inside Out è nata da Pete Docter, regista del primo capitolo intenzionato a elaborare una suggestione venuta osservando sua figlia crescere e cambiare: «Dove è finita la sua gioia?» si è chiesto l’attuale capo degli studi Pixar in un momento particolarmente difficile come genitore, dando così il via alla trama di base di Inside Out. La sceneggiatrice però ci ha messo del suo, con tante scene ispirate ad aneddoti personali: «Quando Riley alla fine del primo film dice ai genitori ‘Volete che io sia felice, ma io non lo sono‘, è una frase che io stessa volevo dire da bambina ma non riuscivo».

Comunicare le proprie emozioni è uno dei punti fondamentali di Inside Out e del sequel, due film che sono riusciti a rendere accessibili ad un pubblico di tutte le età idee decisamente astratte: «Pete Docter, che è un genio e ha un ottimo istinto, sapeva che non dovevamo essere letterali, ma metaforici – ci ha spiegato Meg LeFauve – Le emozioni diventano personaggi proprio per questo motivo: non per rappresentare scientificamente qualcosa, ma per evocarlo emotivamente. C’è molta ricerca, sia scientifica che personale, ma poi abbiamo dovuto trasformare tutto in una storia, in azione. È lì che entra in gioco il lavoro del narratore, nel trovare l’autenticità ma anche qualcosa che funzioni drammaticamente».

Il suo contributo è stato fondamentale proprio per mettere insieme le idee originali (le cinque emozioni erano già state decise, quando è salita a bordo del primo progetto) e svilupparle in un racconto coerente con le intenzioni: «Non sapevamo cosa facessero né chi fosse il vero protagonista. Poi abbiamo capito che il fulcro doveva essere Tristezza, ed è stato un punto di svolta. Nel secondo film invece abbiamo dovuto spiegare perché sono arrivate nuove emozioni e altre invece non sono ancora lì: serve coerenza narrativa e visiva. È stato tutto un processo evolutivo». Tra le novità di Inside Out 2 molti si ricorderanno l’arrivo di Ansia, vera “antagonista” del film anche se mossa da buone intenzioni, ma in realtà è un altro l’elemento che per la sceneggiatrice rappresenta l’idea più profonda del film.

«L’ansia è una forza dirompente, certo, ma quasi nessuno parla dei sistemi di credenze, che sono in realtà incredibilmente importanti – ci ha raccontato Meg LeFauve – Quello che credi su te stesso crea la tua identità. Ad esempio: se credi di essere scarso in matematica, lo sei davvero? O è solo perché hai preso un brutto voto una volta e hai deluso i tuoi genitori? Il film vuole mostrare che hai il potere di cambiare ciò che credi di essere, perché spesso queste credenze derivano da un singolo ricordo o da un momento isolato». Un “messaggio” fondamentale, ma come sottolineato poco discusso dai fan e dalla critica, impegnata invece a riconoscere l’importanza di come è stata mostrata Ansia e l’attacco di panico.

Nel corso dell’incontro Meg LeFauve ha ricordato anche che tra le idee originali del film c’era includere anche la Vergogna tra le nuove emozioni, ma «ma era troppo pesante per il tono del film». Più evasiva invece la risposta alla domanda sul possibile futuro di Inside Out, la cui storia – come in Toy Story – cresce insieme alla protagonista principale: se ci sarà un terzo film, sarà necessario cambiare il punto di vista per mantenere il film accessibile a tutti? «Io sono d’accordo con Amy Poehler [voce di Gioia, ndr], che dice che ci dovrebbe essere un film ogni 7 anni, per vedere come crescono i personaggi – ci ha risposto – Ma non è una decisione mia, spetta a Pete Docter. Non c’è ancora la volontà, ma forse si farà».

Nel frattempo, la sceneggiatrice può essere soddisfatta del successo del film uscito nell’estate 2024 e che l’ha portata a tenere la sua lectio pubblica in un’aula gremita di giovani studenti. Successo che non era affatto scontato, ma per lei la cosa importante era un’altra: «L’intenzione era quella di essere autentici, di fare un film che fosse autentico – ha detto – Una signora che non conoscevo direttamente mi ha detto che ha portato la figlia di 12 anni a vedere il film. Ad un certo punto si è girata verso la madre e ha detto: ‘Io mi sento così, in ogni momento‘. E questa mamma non lo sapeva, non se ne era mai accorta. Quindi sono molto felice che il film dia l’occasione alla gente di riconoscersi e anche di esprimere le proprie emozioni».

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Foto: Mongini Comunicazione

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