La soggettiva del mostro in mezzo al bosco. Il Necronomicon, rilegato in pelle umana. La motosega come prolungamento del braccio. L’iconografia legata alla saga di Evil Dead è ricchissima e cara a ogni cinefilo che si rispetti. Ma per quelli nati negli anni ‘80, in particolare, la nostalgia delle avventure di Ash è fortissima, tanto da trasformare in un idolo un attore come Bruce Campbell sulla base di soli quattro film: la trilogia della Casa di Sam Raimi e Bubba Ho-Tep di Don Coscarelli. Era dal 1992, l’anno dell’Armata delle Tenebre, con l’improbabile eroe catapultato in uno strano Medioevo popolato di mostri, che aspettavamo il ritorno delle avventure tragicomiche di Ash, agognando di poter rivedere all’opera Raimi sulla sua creatura più originale, un miscuglio irresistibile di comicità e gore estremo che in quegli anni venne a lungo copiato (anche da Peter Jackson) prima di cadere nel dimenticatoio.
Ma dove eravamo rimasti? Eravamo rimasti ad Ash che, dopo aver scordato la formula magica e risvegliato l’Armata dei non morti, la ricacciava nelle profondità della Terra con l’aiuto di Lord Arthur ed Enrico il Rosso. Per poi tornare finalmente nel presente.

Best Movie: Com’è cambiato Ash in questi anni?
Bruce Campbell: «Non è cambiato. Non ha fatto proprio nulla! Non è mai stato un personaggio rispettabile, e ora ha anche 30 anni in più sul groppone, il che è una garanzia per il disastro. Ed ecco perché mi piace. In questo periodo tutto gli è andato bene, ha passato il tempo ad andare in giro con la sua motosega e a raccontare storie alle donne nei bar… Pensava che ormai fosse tutto finito, perciò è nei guai. In pratica è una versione invecchiata e scorbutica di Ash».

BM: In che modo tu e Sam Raimi avete discusso per la prima volta del progetto?
BC: «Sono andato a casa sua, abbiamo parlato a lungo. Perché abbiamo scelto di puntare sulla serialità? Be’, non potevamo permetterci una versione cinematografica da cento milioni di dollari. Nel mondo ci sono moltissimi fan accaniti della saga, ma non sono certo milioni e milioni. I film non vedranno più la luce, ma una serie da 10 episodi è fattibile: gli appassionati non dovranno aspettare quattro anni tra una pellicola e l’altra, ma avranno a disposizione 10 puntate, e se ne vorranno ancora andremo avanti, altrimenti se abbiamo sbagliato tutto ci fermeremo».

BM: Com’è stato lavorare di nuovo assieme?
BC: «Sia io che Sam avevamo più esperienza rispetto al primo film, quindi è stato bello ritrovarci come “adulti” e professionisti affermati a rifare la stessa m***a idiota di un tempo! Ovviamente, avevamo con noi un gruppo ben collaudato: se vai in televisione non puoi essere l’unico protagonista, non potevo reggere io tutta la baracca, e così ci siamo circondati di persone giovani e talentuose. E poi di molti stunt, in modo da non far fare tutto alla computer grafica – che vi assicuro non è affatto semplice, gli effetti speciali non ti salvano la pelle. Davvero, abbiamo sgobbato come matti».

BM: Che tono avevate in mente di preciso?
BC: «Principalmente volevamo che fosse divertente, e il gore può esserlo. Non mi interessa il torture porn, dove per mezz’ora uno viene seviziato: quello è cinema pigro e disturbante. Per far saltare qualcuno sulla sedia devi essere un bravo regista, e anche per far ridere. La casa non era qualcosa che ti faceva pensare ai servizi deprimenti del telegiornale delle 20:00: era anche ridicolo, sopra le righe. Volevamo che le persone dicessero “Che decapitazione fantastica! Hai visto quanto sangue?”».

BM: Ash è davvero l’eletto?
BC: «Certo che lo è. C’è una storia, nella Bibbia, in cui il Diavolo dice a Dio di scegliere il suo ragazzo migliore, e anche lui schiererà il suo migliore, per stabilire chi dovrà governare la Terra. Quindi Dio manda Giobbe, una specie di idiota, e dichiara: “Hey, il mio peggiore può battere il tuo migliore!”. In questo caso, inoltre, con un personaggio come Ash, sai che il protagonista potrebbe anche non vincere, quindi l’approccio è diverso da quando guardi un film di supereroi. Lì sai che non può succedere niente a Superman, nulla può fargli davvero del male!»

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Foto: Starz

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