George Clooney è davvero entusiasta del suo ultimo film Tra le nuvole. In cui si raccontano gioie e dolori di Ryan Bingham, un “tagliatore di teste” professionista che trascorre la sua vita tra aeroporti, check-in e automobili a noleggio. Ryan è sempre stato soddisfatto della sua libertà, della sua filosofia esistenziale che prevede un bagaglio ultra-light. Ma anche i più allergici alle relazioni a un certo punto hanno un colpo di testa… Dirige Jason Reitman, già autore del caso Juno. Tra una Canalis e un film in Abruzzo, George ha trovato tempo anche per noi…
Com’è stato l’incontro con Jason Reitman?
«L’ho conosciuto due anni fa: io avevo fatto Michael Clayton e lui Juno, e praticamente ci si incontrava a tutte le cerimonie di premiazione dell’anno. Una sera mi disse: “Sto lavorando a una sceneggiatura di cui vorrei parlarti”. Poi è venuto col copione nella mia casa sul Lago di Como. Doveva starci solo un paio di giorni, e io avevo intenzione di leggere la sceneggiatura una volta che Jason se ne fosse andato, così, nel caso avesse fatto schifo…».
Invece…
«L’ho letta subito e il giorno dopo ho detto a Jason: “Ok, ci sto”. Ho pensato che potevo essere la persona giusta per quel ruolo: sarebbe stato catartico interpretare un personaggio di mezza età non più troppo carino e pieno di insicurezze».
E in più scapolo impenitente: un po’ come lei ai tempi in cui è stato scritto il film.
«Quando accetti un ruolo che ti assomiglia, devi accettare anche tutti i possibili confronti con la tua vita reale. E io ormai sono piuttosto grandicello, so benissimo dove vogliono arrivare certi giornalisti…».
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