In Matrimonio a Parigi, nuova pochade pre-natalizia firmata dal capocomico Massimo Boldi, Rocco Siffredi interpreta il ruolo di uno stilista bisessuale. Ma al di là delle discutibili qualità del film – consueta combinazione di panorami da cartolina, volti televisivi (Anna Maria Barbera, Biagio Izzo, Enzo Salvi) e giovani talenti (il Guglielmo Scilla del serial web Freaks!, o la esuberante Diana Del Bufalo, scoperta da Amici) con epilogo all’altare – la presenza in cartellone della più celebre pornostar italiana ha garantito alla commedia targata Medusa, distribuita da domani in ben 472 sale, un’attenzione mediatica superiore alla media. Abruzzese, 47 anni, di cui 27 spesi come prim’attore nell’industria del’hard, Rocco non è al debutto assoluto al di fuori del cinema a luci rosse, avendo in passato lavorato con la quotata autrice francese Catherine Breillat – vera e propria habituè del Festival di Venezia –  in Romance (1999) e Pornocrazia (2004). «Ma quello era cinema intellettuale, anche piuttosto diverso da quello che si fa in Italia. Questo è cinema comico brillante, per me una cosa nuova: quando nel mio campo i film fanno ridere vuol dire che “manca qualcosa”…».

Best Movie: Com’è stata l’atmosfera sul set?
Rocco Siffredi: «Ottima, non sono stato trattato come un outsider, anzi. Enzo [Salvi, NdR] mi chiamava continuamente “Maestro” [ride]».

BM: So che quest’anno sei passato anche per il Festival di Venezia. Hai visto Shame [il film con Michael Fassbender sul problema della porno-dipendenza, NdR]?
R.S.: «Era l’unico film che volevo vedere davvero, ma non ci sono riuscito. Mi dicevo: “vediamo come questo ragazzo mi interpreta”, perché nei due anni in cui ho fatto la stupidaggine di ritirarmi dalle scene credo di aver vissuto qualcosa di simile. Ora per fortuna ho ricominciato a dedicarmi a quello che mi piace di più e il problema è risolto».

BM: In una società come la nostra, in cui tutto ormai ruota intorno a Internet, quanto pensi che il problema sia diffuso?
R.S.: «Molto. Penso che sia più diffuso di quel che si pensa e che per giunta siamo soltanto all’inizio. C’è una super-esposizione alla pornografia, che non soltanto porta alla dipendenza, ma – ed è quello che mi preoccupa di più – al fatto che l’educazione al sesso delle nuove generazioni passa per un immaginario distorto. Perché è gratis e facilissimo da ottenere. Ma io già mi lamentavo quando la pornografia era esposta nelle edicole. Se uno ha dei figli per esempio tocca stare attenti: basta sbagliare a digitare l’indirizzo di un sito e ti compare qualsiasi cosa…».

BM: A proposito di Internet. Tu hai un canale You Tube, Rocco’s World, molto cliccato, dal quale hai dato anche consigli al presidente del consiglio riguardo alla sua “passione” per le donne…
R.S.: «Per me quel canale rappresenta una forma di trasparenza, in tempo reale, con i miei fan. Gli spiego proprio come funziona il mestiere, e che se ti interessano i soldi, oggi non è più una strada redditizia. Lì non nascondo niente, ho postato video in cui ho parlato delle operazioni alla schiena, o all’occhio. Poi posti una cosetta in cui dici la verità, perché sei sincero, e succede un pandemonio».

BM: Internet ha cambiato anche l’industria del porno, mi sembra.
R.S.: «Sicuramente: oggi viaggia tutto per clip, i giovani non hanno voglia di stare due ore a seguire un film. A me piace fare sesso, quindi continuo a girare sequenze lunghe, ma poi devo comunque spezzarle in singole clip».

BM:  Alcune grosse produzioni però sopravvivono, tipo le parodie dei blockbuster come Batman o Avatar.
R.S.: «Le fa un italiano, Axel Brown, figlio di Lasse Brown, un grande regista degli anni ’70. Con questa formula parodica, a metà tra il film comico e l’hard, è diventato famoso in America. A me quel tipo di hard non piace però. Preferisco quello morboso. Nei miei film succede tutto quello che lo spettatore sa che molto difficilmente gli accadrà nella vita di tutti i giorni. Ovviamente non è una cosa da prendere sul serio, non è uno stile di vita. Nemmeno io faccio nella vita privata quello che faccio sul set».

BM: Parliamo di personaggi pubblici. Dicci un calciatore che vedresti bene in un film porno.
R.S.: «Te ne dico due: Cassano e Totti. “Attenti a quei due” con produzione Siffredi. Scommetterei senza problemi che funzionerebbero sia loro che il film».

BM: Un attore non hard.
R.S.: «Quello di Shame, Michael Fassbender. Mi somiglia pure, potrebbe interpretare la mia biografia cinematografica. Anche se per un attore non pornografico affrontare una cosa del genere non sarebbe facile: mettersi a nudo, letteralmente, con il tuo sesso in mano, mentre intorno la gente sbuffa perché ci stai mettendo troppo ad eccitarti. Non è per niente semplice».

BM: Un politico. Escluso il Presidente del Consiglio però…
R.S.: «Sgarbi, come uno che ci mette la faccia, ma poi non combina niente, perché non gli tira. E lui la faccia ce la metterebbe anche credo. Invece una politica perfetta per un fetish è la Brambilla. O la Santanché per una gang…».

BM: Cosa pensi del 3D applicato al porno?
R.S.: «Il porno è talmente messo male commercialmente che molti pensano che il 3D possa tirarlo su. Ma è lo stesso 3D di vent’anni fa, solo con gli occhialini diversi. Riparliamone quando ci sarà il 3D senza occhialini. Inoltre registrare il porno col 3D uccide la spontaneità, rende tutto statico, perché devi mantenere posizioni fisse, fare un certo tipo di sfondo…».

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