Si è da poco conclusa a Torino il View Conference 2013, rassegna annuale dedicata alla computer grafica per l’industria e l’intrattenimento; uno degli ospiti più importanti della manifestazione è stato Roger Guyett, che nella sua conferenza ha mostrato molti retroscena di alcune tra le più stupefacenti sequenze del film Into Darkness – Star Trek, l’ultimo blockbuster fantascientifico di J.J. Abrams. Dal 1994, Guyett lavora presso la Industrial Light & Magic, azienda creata dal padre di Star Wars George Lucas e leader nel settore degli effetti visivi digitali. Suo, per esempio, fu il compito di realizzare digitalmente il personaggio di Casper per l’omonimo film del 1995; la pellicola è stata la prima ad aver visto nel ruolo del protagonista un personaggio interamente creato in computer grafica. Guyett è stato successivamente coinvolto in molte grandi produzioni hollywoodiane, per le quali ha vinto un BAFTA ed è stato nominato a due Oscar. Ecco cosa ci ha raccontato.

Best Movie: Lei ha lavorato con grandi registi in grandi film: Star Wars, Pirati dei Caraibi, Harry Potter… Qual è stata l’esperienza che l’ha coinvolto maggiormente?
Roger Guyett:
«È una domanda interessante! Lavorando come supervisore degli effetti visivi, talvolta si crede che il mio ruolo abbia poca influenza sulla storia, e spesso le persone tendono a pensare che per un film il successo finanziario sia la cosa più importante. E forse lo è, essendo un business. Ma ogni lungometraggio di cui mi occupo, anche se alla fine non riscuote molto successo al box office, mi richiede 2-3 anni di lavoro, è un impegno piuttosto esteso nel tempo. Ogni film è diverso dall’altro; non ho mai lavorato con due registi che operano allo stesso modo, ognuno ha la propria personalità. Sono state tutte esperienze interessanti, anche i film che poi non hanno sbancato il botteghino: c’è sempre qualcosa da imparare! Certamente ha rappresentato per me un grande impegno  lavorare in Salvate il soldato Ryan; le opere di Steven Spielberg sono sempre risultate delle vere e proprie icone nell’industria cinematografica, ed è stato un onore farne parte. Anche collaborare con Alfonso Cuarón in Harry Potter e il prigioniero di Azkaban mi ha gratificato molto. Non mi stupisce affatto il successo di questo film, anche tra la critica; è davvero sbalorditivo come quel regista riesca a mantenere sempre un livello così alto nelle proprie opere».

BM: Parliamo di un suo lavoro recente, e di sicuro entusiasmante: Into Darkness. Com’è stato tornare a fianco di J.J. Abrams per la terza volta?
RG:
«Mi è piaciuto molto lavorare con lui: è stato bello contribuire al film sapendo di avere la sua fiducia».

BM: Riguardo gli effetti visivi, qual è stato il suo approccio per Star Trek?
RG:
«Quando realizzammo il primo film dovevamo fare un reboot della saga: dal mio punto di vista, è stato un po’ come tentare un massaggio cardiaco su una persona perché il suo cuore riprenda a battere; ti senti come se stessi rivitalizzando qualcosa, reinventandolo a un livello più alto per conferirgli nuova energia e freschezza. È stato molto divertente partecipare a questo processo. Lui (J.J. Abrams, ndr) aveva idee molto chiare riguardo al film e questo mi trasmetteva sicurezza; di conseguenza ogni decisione che J.J. prendeva, mi è sempre sembrata quella giusta! Essendo coinvolto nel progetto come designer, curandone l’aspetto visivo, volevo che nel primo film si avvertisse che i personaggi stessero partendo per un’avventura, una sorta di viaggio nell’ignota oscurità dello spazio, “into darkness” appunto. Alla fine questa espressione è diventata il titolo del sequel, ma sin dal principio ho utilizzato quell’idea di oscurità, intesa come isolamento, per definire il tono del film; è un tema affrontato a fondo anche in Gravity. Ho impiegato molto le tenebre come elemento di base per entrambe le pellicole; per contrasto, abbiamo deciso di dare una “lucidata” ad ambienti e oggetti, conferendo loro quell’energia di cui i film avevano bisogno: l’Enterprise per esempio ora è più sexy (ride, ndr). Ti rendi conto che stai progettando un mondo e ciò è interessante, ma è anche un compito enorme».

BM: Il film è pieno di sequenze maestose e adrenaliniche, come quella dell’astronave che si schianta sulla Terra, intensificate dall’uso di tecnologie come l’IMAX e il 3D. Come avete sfruttato queste opportunità in funzione della storia?
RG:
«Per quanto mi riguarda desidero che il pubblico parta per un’avventura assieme all’equipaggio, è una delle cose che più mi diverte quando faccio questo tipo di film: cercare di far immergere gli spettatori nel mondo che hai creato. La tecnologia stereoscopica ti permette di avere una più forte percezione della prospettiva, mentre l’IMAX… be’, Star Trek è un’avventura spaziale, hai di fronte paesaggi immensi; è come essere in un western, dove l’ambiente è una parte fondamentale dell’esperienza e per questo devi metterlo in mostra. L’IMAX si adatta molto bene a questo scopo, è un formato fantastico! Abbiamo cercato di ottenere una buona combinazione tra sequenze ricche di azione e momenti intimi tra i membri dell’equipaggio; J.J. è stato incredibilmente bravo a coinvolgere il pubblico nella storia di questi personaggi e allo stesso tempo ad inserire nel film tantissime scene adrenaliniche. Credo che i valori di questi film siano l’interesse e l’empatia dello spettatore nei confronti dei personaggi. Se lo spettatore non si sente coinvolto, allora il film perde la sua forza. A questo proposito volevo spendere qualche parola sugli attori, devo dire che sono stati scelti davvero bene! È stata una vera gioia lavorare con loro e penso che rappresentino un ottimo avvicendamento al cast della serie televisiva originale».

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