L’abbiamo conosciuta nei (pochi) panni di una fiera ninfomane nel controverso dittico presentato alla Berlinale nel 2014, e diretto da Lars Von Trier, dove era la “versione giovane”di Charlotte Gainsbourg, agli albori del suo mal di vivere e della sua dipendenza dal sesso.
Da allora, la timida e raffinata ventiquattrenne Stacy Martin ne ha fatta di strada: è apparsa ne Il racconto dei racconti del nostro Matteo Garrone, presto la vedremo affiancare Tom Hiddleston nel thirller High Rise, e ha fatto un salto al Festival di Venezia per presentare il survival movie Taj Mahal, in concorso nella sezione Orizzonti. La pellicola racconta la storia (realmente avvenuta) di una ragazza sopravvissuta all’attentato all’hotel di Mumbai nel 2008.

Best Movie: Come ti sei preparata per il film?
Stacy Martin: «Prima delle riprese ho incontrato la vera Louise, e sono rimasta sorpresa nel vedere quanto fosse una persona del tutto disponibile, normale, proprio come me. Mi sentivo molto vicina a lei anche perché io, a mia volta, ho genitori anglo-francesi, e me ne sono andata via di casa giovanissima trasferendomi a Londra per cercare lavoro, senza sapere cosa sarebbe accaduto nella mia vita».

BM: Ti sei mai trovata in condizioni di pericolo così estreme?
SM: «Non mi è mai capitato, ma ci sono cose che mi spaventano molto: dalle intossicazioni alimentari – amo troppo mangiare! – al rischio di ritrovarmi nella situazione di non riuscire più a fare questo mestiere».

BM: Cosa ti ha convinto ad accettare la parte?
SM: «Mi è piaciuto che in Taj Mahal la protagonista assoluta fosse una ragazza, cosa che sfortunatamente non accade spesso. E ho amato il fatto che, nonostante avesse diciotto anni, non dovesse attraversare la solita crisi adolescenziale, non fosse la fidanzatina di turno. E non si mostrasse nuda – anche se so che è ironico detto da me! (ride, ndr

BM: A questo proposito, anche considerando le scene bollenti che hai interpretato in Nymphomaniac, qual è il tuo rapporto con la nudità?
SM: «Non ho mai avuto problemi a riguardo: il corpo è fatto così, è uguale per tutti. Ma al di là degli scandali, Nymphomaniac mi ha davvero cambiato la vita: Lars mi ha dato fede in questo lavoro, e ha lanciato la mia carriera. Gli sono davvero grata».

BM: In Taj Mahal hai lavorato con Alba Rohrwacher: com’è andata?
SM: «Benissimo! La adoro. L’ho conosciuta sul set de Il racconto dei racconti e sono stata felice di ritrovarla qui. È una delle attrici più talentuose con cui abbia mai lavorato. Mentre giravamo, spinta dalla sua presenza ho anche tentato di imparare un po’ della vostra lingua… ma purtroppo con scarsi risultati!».

L’intervista è pubblicata anche sul numero di Best Movie di ottobre, in edicola dal -.

© RIPRODUZIONE RISERVATA