Sono da sempre un unicum nel panorama dei comici-diventati-attori: dai “nati stanchi” di Zelig al quarto film per il grande schermo, Salvo Ficarra e Valentino Picone («Qualcuno ci chiama Ficarraepicone, tutto attaccato») ne hanno fatta di strada, e senza cadere nel “solito” tranello del trasportare i propri personaggi dal piccolo al grande schermo senza alcun filtro. I loro film – anche grazie all’aiuto di talentuosi professionisti come Giambattista Avellino e il Francesco Bruni di Scialla! – sono per l’appunto questo: dei film, e non una collezione di gag. Tra meno di un mese li vedremo di nuovo al cinema, a due anni da La matassa, affiancati da Ambra Angiolini, Diane Fleri e Sascha Zacharias e impegnati nella doppia veste di protagonisti e registi. Li abbiamo contattati per una sorta di bizzarra versione telefonica delle “interviste doppie”, e ci siamo fatti raccontare del film, dell’amore, del lavoro e del difficile compito di avere a che fare con tre donne bellissime…

Best Movie: Parliamo del film. A cominciare proprio da quel titolo, Anche se è amore non si vede, che ha creato un piccolo “caso” (qualche mese fa, alla domanda: «Quale sarà il titolo del film?» i due risposero: «Ancora non c’è», e questa risposta “rimbalzò” come se fosse il vero titolo, ndr)…
Valentino Picone:
Più che una diatriba, noi ci siamo trattenuti dal rivelare il titolo fino all’ultimo, e da qui è nato l’equivoco.
Salvo Ficarra: E il titolo stesso è nato per caso: stavamo girando una scena e una comparsa napoletana ha improvvisato una battuta; qualcuno gli doveva chiedere: “Ma cosa significa amore?”, e lui, con questo accento fortissimo, ha risposto: “Anche se è amore non si vede” (imita l’accento di Napoli, ndr). A me e Valentino s’è aperto il cuore, ci siamo guardati e abbiamo detto: “Ma questo è il nostro titolo! Ce l’aveva lui e non ne sapevamo niente”.

BM: Ma in fin dei conti cosa significa questo titolo casuale?
VP:
È in linea con il tema del film, che è una storia d’amore ma soprattutto una storia che parla degli equivoci a cui l’amore può dare vita. Sai, no?, quelle cose tipo: “Io amo te e tu non lo sai, quello ama l’altra ma lei non lo sa, io amo te ma non te lo dico…”.
SF: Sì, diciamo che il film parla di quello che succede quando due cretini come noi parlano d’amore. È una commedia degli equivoci classica, in cui nessuno sa tutto di tutti.
VP: Ci siamo divertiti a non capirne niente neanche noi, per cui ogni attore chiedeva agli altri: “Ma senti, perché il mio personaggio sta reagendo così? Ah, perché lei non sa ancora che lui sa…”, intrecci di questo tipo.

BM: E voi due in che modo rientrate in questo schema?
VP:
Il mio personaggio, che si chiama Valentino come me, ama l’amore, e forse proprio per questo l’amore gli causerà dei problemi. Estremizzo il rapporto con l’altra, che in questo caso si chiama Gisella ed è interpretata da Ambra.
SF: Io invece sono ancora alla ricerca della donna giusta, ma ho una maniera tutta mia per cercarla…
VP: Salvo è il tipo di persona che identifica “la femmina” con “l’amore”, e quindi si innamora ogni due passi.
SF: Infatti il personaggio di Sascha (Zacharias, modella svedese, ndr), che lavora con noi nella nostra impresa che si occupa di trasporto dei turisti, è stata assunta per le sue, ehm, incredibili capacità professionali.
VP: Ci serviva una partner che allietasse non solo i turisti, ma anche lo stesso Salvo.
SF: Ma Sascha è anche molto brava, non solo bella! Ha dei tempi comici incredibili, è una cosa difficile da trovare in una donna, figuriamoci poi in una donna così bella.

BM: Avete scelto Sascha perché è bella e brava, con Ambra e Diane Fleri com’è andata?
VP:
Ambra è la mia fidanzata storica, che si scontra con il mio essere un po’ ossessivo, mentre Diane è una nostra amica comune che torna dall’America insieme al suo fidanzato perché da lì a qualche giorno ci sarà un grande matrimonio, che è poi l’evento intorno a cui ruota tutto il film.
SF: Come facciamo sempre, anche loro tre le abbiamo scelte con i metodi classici che si usano in questi casi: ricatti sessuali, quel genere di cose squallide che facciamo noi attori… e purtroppo mi sono dovuto sobbarcare tutto io, perché appena le donne vedono Picone dicono: “E io con questo cosa ci devo fare?”. Il mio mestiere è faticoso, pensavo quasi di smettere con il cinema. O magari di cominciare subito i provini per il nuovo film… Ma comunque, scherzi a parte, Ambra l’abbiamo chiamata perché si era convinta che noi la odiassimo. “Non mi salutate mai” ci diceva. “Ma è perché non ci incontriamo!” le rispondevamo noi. “Sì, ma quando mi incontrate mi salutate freddamente”. Sai come sono le donne quando si mettono in testa certe idee… così quando abbiamo scritto questo personaggio completamente fuori di testa (perché Gisella non ha una rotella a posto) l’abbiamo chiamata.
VP: Diane invece si è presentata al provino con mezzora di ritardo, tutta scarmigliata, doveva andarsene di corsa perché aveva un treno da prendere… era talmente scombinata che abbiamo pensato: “Questa è perfetta”.

BM: Questo è il vostro primo film senza Giambattista Avellino, che vi ha sempre affiancato alla regia…
VP:
Sì, ci siamo divisi la regia al 50% e, a parte il carico di lavoro aggiuntivo che ci siamo sobbarcati, è stato bello: il motivo per cui ci siamo dati alla regia fin dal secondo film è che ci piace avere il punto di vista dei registi sulla storia.
SF: Non è stato sostanzialmente diverso da quello che avevamo già fatto, comunque: abbiamo imparato come si fa la regia e, a parte quel 30% di lavoro in più, quello che abbiamo fatto non è stata una novità.
VP: Anche la storia è un’idea nostra, l’abbiamo scritta come al solito insieme al nostro amico Francesco Bruni (che è reduce da Venezia dove ha vinto con Scialla!) e a Fabrizio Testini. Quando ti butti nel cinema come abbiamo fatto noi l’importante è farsi affiancare da gente brava che ti insegni il mestiere, e noi abbiamo scelto bene: ci piaceva il cinema di Virzì e siccome Francesco ha sempre scritto per lui l’abbiamo chiamato.

BM: È anche il vostro primo film lontano dalla Sicilia. Come mai avete scelto Torino?
SF:
A Torino si girano tantissimi film, ma spesso lo si fa per “simulare” Milano, Roma, o anche un generico non-luogo. Noi invece volevamo raccontare proprio Torino, che è una città fotograficamente eccezionale ed è particolarmente agghindata quest’anno, in occasione dei 150 anni della nostra nazione.
VP: È una città molto europea, non è la Roma dei romani, ci trovi gente da tutta Italia e da tutto il mondo, e infatti ci siamo sentiti subito a casa appena ci abbiamo messo piede perché abbiamo incontrato più siciliani che torinesi.
SF: Ci sono angoli che ricordano Parigi, certe piazze incredibili, siamo felici di averla valorizzata.

BM: A parte che in Nati stanchi, i vostri personaggi si sono sempre chiamati con dei nomi fittizi. In questo caso, invece, siete tornati a chiamarvi Salvo e Valentino. È una scelta autobiografica o l’avete fatto per far felice il pubblico?
SF:
Io non credo che la gente venga al cinema a vedere i nostri film perché siamo Salvo e Valentino. La scelta è tutta nostra, quando scriviamo i nostri personaggi si chiamano sempre Salvo e Valentino, in questo caso ci siamo affezionati ai nostri nomi e abbiamo deciso di tenerli.
VP: Poi nei film precedenti c’era sempre una storia da raccontare, un vissuto, un passato, e quindi aveva più senso cambiare i nomi. Qui raccontiamo comunque dei personaggi, ma personaggi molto simili a noi: si conoscono da molto tempo, tra i due lui è quello più frenetico, un passo avanti a me, e io sono la vittima… È un modo come un altro per dire che ci siamo noi nel film.

BM: Anche in questo film puntate a far ridere, oppure ci sono elementi più seri e drammatici?
VP:
Assolutamente no, ci siamo voluti divertire dall’inizio alla fine, abbiamo riempito il film di cose che ci fanno ridere. La storia è leggera e ci ha catturato da subito.
SF: Siamo stati felici di fare film come Baària, dove avevamo un ruolo tutt’altro che comico, ma quando facciamo film nostri ci interessa la storia raccontata, e in questo caso la storia era comica. Speriamo che anche la gente si diverta e che ormai si fidi di quello che facciamo, che venga al cinema perché ci siamo noi, senza leggere trame, recensioni, articoli…

BM: Tornerete presto anche a Striscia, e poi cosa farete, vi metterete di nuovo sotto con un film?
VP: Speriamo! Adoriamo Striscia, anche per il fatto che per girare 50 minuti di trasmissione si sta in ballo esattamente 50 minuti. Altro che girare un minuto di film e fare 50 ciak… il bello della diretta è questo. E poi commentiamo l’attualità, ed è una cosa che in un film difficilmente si può fare.
SF: Un collega una volta disse: “Il film che fai serve solo a farti fare il prossimo”. Speriamo che funzioni anche per noi!

BM: Insomma non smettete mai di correre. Altro che “nati stanchi”…
VP:
Ma la stanchezza un siciliano se la porta sempre dentro. L’essere “nati stanchi” è uno stato mentale, è qualcosa di interiore e insopprimibile. Nei film corriamo sempre, ma sotto sotto siamo sempre stanchi…

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