Da Napoli a Lione e ritorno: a tu-per-tu con Alessandro Rak, il regista de L'Arte della Felicità
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Da Napoli a Lione e ritorno: a tu-per-tu con Alessandro Rak, il regista de L’Arte della Felicità

Dalla Settimana della Critica Internazionale alla HBO: il successo del film della Mad Entertainment non si ferma

Da Napoli a Lione e ritorno: a tu-per-tu con Alessandro Rak, il regista de L’Arte della Felicità

Dalla Settimana della Critica Internazionale alla HBO: il successo del film della Mad Entertainment non si ferma

Qualcuno potrebbe pensare che lo studio de L’Arte della Felicità si trovi – fedele ad una tradizione tutta americana – su un grattacielo in pieno centro: a dominare la città di Napoli dall’alto, incastonato nel cemento e ricoperto di vetro. E invece è una stanza grande, bianco latte, che si trova al secondo piano di un cinema: il cinema Modernissimo, che fa da casa e bottega ai ragazzi e alle ragazze dello Studios.

Ci sono computer ovunque, stipati ordinatamente uno di fianco all’altro, davanti, in circolo e a ferro di cavallo. Ci sono pochi libri – lo studio è relativamente nuovo – e nell’ingresso, una saletta ancora più piccola, ci sono i cartonati di Kung Fu Panda e altri lavori della Dreamworks & Co. Per la serie «conosci il tuo nemico».

Alessandro Rak ci aspetta qui; ci invita a sederci e mentre lui si chiude una sigaretta, noi cominciamo a fargli qualche domanda. Partiamo da Lione e dalla sua nomination a Director of the Year. «Non mi aspettavo certamente di vincere – ha ammesso – I giurati del Cartoon Movie non avevano visto il film, non tutti. E quindi non sapevano che cosa aspettarsi». Il successo è arrivato comunque e qualche giornale – gli abbiamo detto – non ha esitato ad accostarlo a Paolo Sorrentino e al suo Oscar: due talenti che vengono da Napoli. «Non sta a me fare paragoni», ci ha spiegato Rak. «Nel progetto de L’Arte della Felicità si sono raccolte tante persone, tutte con idee diverse e incredibili talenti. Io sono solo riuscito a metterle d’accordo. Siamo partiti dal nostro territorio, da quello che volevamo fare come gruppo».

L’Arte della Felicità, insomma, non è che un «esperimento», come ci tiene a sottolineare lo stesso regista. «Un’operazione che non era per nulla scontato che riuscisse». Eppure non si è solo limitata a riuscire, è andata oltre: L’Arte della Felicità segna un grande ritorno sulla scena internazionale: quello dell’animazione italiana. Un’animazione che però non ha niente a che vedere con quella semplicistica per bambini. La trama, i disegni e i personaggi de L’Arte della Felicità sono studiati e incredibilmente seri: è cinema d’autore quello di Rak e della sua squadra. Roberto Saviano, almeno in questo, non ha esagerato nel definire Rak «il Miyazaki italiano»: c’è veramente una politica a cui fa fede – anche se non sembra saperlo.

«Io però di queste cose non mi occupo – ha voluto precisare il regista – Sì, insomma: io faccio le cose che mi piace fare e penso solo a questo. Non c’è niente di pianificato. Lascio che siano gli altri, poi, ad affrontare cose come la distribuzione». L’Arte della Felicità è stata proiettata praticamente ovunque dopo il suo esordio alla Settimana della Critica Internazionale della Mostra del Cinema di Venezia; presto arriverà pure sul piccolo schermo in Sud America e in Australia. La HBO, un canale che sta facendo parlare tantissimo di sé e che sta sfornando grandissimi successi come True Detecitve, ne ha comprato i diritti. Ma Rak, anche di questo, non sembra preoccuparsi granché. «A me fa solo piacere», si è limitato a dire, stringendosi nelle spalle e sorridendo.

Tra i suoi prossimi progetti, c’è un lungometraggio – «si chiama Cinderella The Cat, verrà diretto da Ivan Cappiello» – ed una serie tv, una co-produzione italiana e francese. «La storia si baserà su una graphic novel, A Skeleton Story. Mi piacerebbe che con il tempo anche questo diventi un film».

Leggi la recensione de L’Arte della Felicità a cura del Direttore Editoriale Luca Maragno.

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