Il contrasto tra l’implacabile Daenerys Targaryen e la brunetta solare che abbiamo di fronte è vertiginoso. Tra le proporzioni mignon avvolte da un lungo elegante abito nero a decori floreali, il viso da bambolina illuminato da due gemme verdi al posto degli occhi, il sorriso un po’ infantile che si spalanca subito, è difficile cogliere il carisma della Regina dei draghi.
Di persona Emilia Clarke, ventinovenne londinese, sembrerebbe più simile al personaggio che intepreta in Io prima di te (tratto dal best-seller di Jojo Moyes che ha fatto piangere stuoli di fan, in Italia dal 1° settembre), una ragazza spontanea e un po’ maldestra, con la passione per i vestiti ipercolorati e appartenente alla working class. Louisa Clark, per gli amici Lou, non ha grandi ambizioni oltre a sbarcare il lunario, aiutare la sua famiglia e frequentare il noioso fidanzato. Licenziata dal bistrot per cui lavora, accetterà un impiego come assistente del giovane e ricco Will Traynor (Sam Claflin), diventato tetraplegico in seguito a un incidente. Con il suo ottimismo Lou contagerà Will, che a sua volta la spronerà a cambiare la sua vita. È proprio l’attrice, che abbiamo incontrato a Londra, a raccontarci la somiglianza tra il suo carattere e quello della protagonista. In calce alla news vedere l’intervista integrale.

Ho letto il romanzo alcuni mesi fa e penso tu abbia colto l’essenza del personaggio di Louisa. Come hai fatto a raggiungere il giusto equilibrio tra il suo lato buffo e quello drammatico?
«È tutto merito della sceneggiatura. Perché come attore non riesci a trovare quella fluidità nelle emozioni, se non hai una fonte che ti supporti. Hai bisogno che il materiale di partenza ti offra già quell’equilibrio, perché è ciò che succede nella vita vera: che si rida e poi si pianga e poi si rida e poi si pianga ancora. È il modo in cui spontaneamente le emozioni procedono e penso che Jojo sia riuscita a tradurre molto bene questo movimento sulla carta, prima, e Thea (Sharrock, la regista, ndr) sullo schermo, dopo».
È più difficile interpretare ragazze toste come Daenerys o emotive e spontanee come Louisa?
«Beh, entrambe presentano delle difficoltà e delle scorciatoie. Nello specifico, nel caso di Louisa è stato liberatorio, perché mi piace essere felice. E chi non lo vuole? E poi sono così goffa e maldestra, e mi piace fare la stupida. Ho potuto esprimere questa mia parte del carattere senza fatica. Quanto a Daenerys non c’è niente di paragonabile all’abilità di bruciare le persone (ride)».
Qual è la tua scena preferita del film?
«Amo la scena del matrimonio. È così adorabile e accattivante, tutta rose e violini».
Sam Claflin ha pubblicato delle immagini dal set su Instagram (vedi foto a lato), da cui si deduce che si è creata una bella complicità tra voi. Inoltre, su Twitter ha scritto “Emilia è contagiosa, quando ride io rido, quando piange io piango. Mi ha spinto a essere migliore”. Cosa gli risponderesti?
«Che il suo modo di sostenerti in scena è molto generoso, perché gli importa davvero delle altre persone. Ti supporta e ti fa divertire. È uno davvero in gamba».
Con quante scatole di fazzolettini di carta pensi che gli spettatori debbano attrezzarsi per vedere il film?
«Parecchie, davvero parecchie e di grosse dimensioni (ride)».
Ti sei portata via come souvenir dal set le famose calze in stile Ape Maya che Will regala a Louisa per il suo compleanno?
«Sì, l’ho fatto. Assolutamente sì».
Nell’ultima stagione del Trono di spade ci hai regalato una scena memorabile, senza veli, avvolta dal fuoco. È vero che l’hai vista in compagnia dei tuoi genitori. È stato imbarazzante?
«A dir la verità, mi ero dimenticata che quella sera andasse in onda proprio “Book of the Stranger”… Dal momento che non è una scena di sesso, ma in cui la nudità potenzia la forza davvero incredibile di quel momento di vittoria per Daenerys, i miei sono stati molto orgogliosi di me. Hanno pensato che fosse un momento bellissimo».
Ed è sempre vero che per il provino di Il trono di spade sei arrivata al punto di fare la Funky Chicken Dance, una specie di Ballo del qua qua hip hop?
«Sì, ero una ragazzetta inglese sbarcata a Hollywood che aveva alle spalle solo una serie televisiva e un film per teen ager. Alla fine del provino ho chiesto a Weiss e Benioff se volevano vedere altro. Quando loro hanno risposto affermativamente mi sono lanciata (ci mostra il movimento delle ali della gallina della danza, ndr)».

Guarda anche l’intervista alla regista del film, Thea Sharrock
Guarda anche l’intervista all’autrice del libro, Jojo Moyes

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