Ritorna l’America in costume. E già veniamo catapultati indietro nel tempo: le grandi macchine sfavillanti degli anni ’20, i gangster che fanno breccia e la polizia che arranca, i locali fumosi dove si danza il jazz delle big band bevendo scotch distillato illegalmente in una buia cantina della Grande Mela. Ma non solo. Ritornano gli anni della Depressione e del proibizionismo, quelli del new deal di Roosevelt e della Seconda guerra mondiale. Della caccia alle streghe maccartista, della guerra in Vietnam, di Nixon e del Watergate. Cinquant’anni densi di gangster, intrighi e corruzione, racchiusi in un solo, storico nome: J. Edgar Hoover, alias il fondatore e direttore dell’FBI dal 1924 al 1972. Un uomo discusso e temuto, che solo la morte ha potuto strappare alla poltrona. Un nome che forse non risuona come quelli dei suoi “avversari” storici (John Dillinger e Al Capone vi dicono qualcosa?), ma dietro al quale si cela il volto nascosto della politica americana del XX secolo. E perché il cinema dovrebbe interessarsene? «Impossibile raccontarlo in due ore» viene da dire. «Per molti, ma non per tutti» risponde Hollywood.
Per leggere il resto dell’articolo corri a comprare la rivista. Best Movie di gennaio è già in edicola
© RIPRODUZIONE RISERVATA