Una delle sorprese maggiori agli Oscar 2016 è stata la mancata nomination di Jacob Tremblay per Room, in cui interpretava il figlio, nato in cattività, di una donna tenuta segregata in una stanza dal suo rapitore. Da allora il giovanissimo attore canadese, 11 anni, ha girato ben 7 film e lavorato con alcuni dei più grandi talenti di Hollywood. «Room ha cambiato la mia vita: oggi viaggio molto più spesso e ricevo tanti copioni tra cui scegliere. La cosa bella è che, a volte, non devo nemmeno fare i provini! Sono contento, recitare mi piace moltissimo» ci racconta a Londra quando lo incontriamo per parlare di Wonder, in uscita il 28 dicembre, il film diretto e co-sceneggiato da Stephen Chbosky (Noi siamo infinito) a partire dal bestseller di R.J. Palacio. In questo caso Tremblay è straordinario nei panni di August Pullman, un bambino di 10 anni affetto dalla sindrome di Treacher Collins, che ne deforma i lineamenti facciali. A causa della sua condizione, August ha paura di uscire fuori di casa e confrontarsi con il resto del mondo. «È consapevole che gli altri impiegano un po’ di tempo ad abituarsi a lui, perciò preferisce indossare un casco da astronauta, per proteggersi dalle occhiate della gente. Ecco perché ama così tanto lo spazio» prosegue Tremblay. Tutto cambia quando i suoi genitori (Julia Roberts e Owen Wilson) decidono che è giunto il momento di mandarlo a scuola, in prima media. Sarà l’inizio di un viaggio complesso e sorprendente. 

Qual è stata la tua prima reazione leggendo il libro?
Jacob Tremblay: «Mia madre ha pianto come una fontana e ricordo che le dicevo: “Dai, smettila, in fondo si tratta solo di un libro”. Però la capisco, è una storia bellissima. Ammetto che mi sono intristito, pensando a quello che deve passare Auggie. In generale, però, non sono il tipo che si commuove al cinema o con i romanzi».

È vero che hai conosciuto altri bambini che vivono la stessa condizione del tuo personaggio?
«Sì. Insieme ai miei genitori ho iniziato a informarmi sulle persone che hanno una deformazione craniofacciale. Ci siamo messi in contatto con un gruppo di bambini in cura in un ospedale di Toronto e ho chiesto loro di spedirmi lettere e video, o di condividere con me le loro esperienze».

Lo hanno fatto?
«Sì, ho ricevuto così tante lettere che ho deciso di raccoglierle in un quadernone, che poi portavo con me sul set. Prima di girare delle scene particolarmente impegnative, andavo a rileggermi le loro storie e ascoltavo canzoni tristi con l’iPod. Prima delle riprese io e la mia famiglia siamo andati in Florida per partecipare al Cher’s Family Retreat, dove famiglie come quella di Auggie si riuniscono e passano del tempo insieme». 

L’intervista completa a Jacob Tremblay è su Best Movie di dicembre, in edicola dal

© RIPRODUZIONE RISERVATA