Come sarebbe vivere gli ultimi istanti di vita di un’altra persona? E come sarebbe poterlo fare a oltranza per cambiare un destino? È il quesito dietro a Source Code, thriller a metà tra azione e fantascienza, dove Jake Gyllenhaal, militare che si ritrova improvvisamente nel corpo di un altro e a bordo di un treno, dovrà capire come mai sia finito lì e sventare un attentato. In una gara contro il tempo durante la quale conoscerà una certa Michelle Monaghan. Li abbiamo incontrati e abbiamo chiesto loro cosa pensino dei viaggi nel tempo e dell’amore…
Jake Gyllenhaal
Best Movie: Il suo personaggio si ritrova nel corpo di un altro. In fondo è quello che capita a ogni attore. Le è mai capitato di perdersi così tanto in un suo personaggio da fare fatica a ritrovarsi?
Jake Gyllenhaal: In ogni personaggio che interpreto c’è una parte di me o ci sono aspetti con i quali riesco a mettermi in relazione. Più che perdermi, guadagno qualcosa di me stesso ogni volta che recito perché ci metto qualcosa di mio, non viceversa.
BM: In una delle scene il suo corpo è gravemente mutilato, cosa ha pensato quando si è visto così?
JG: Era molto strano, e infatti ho scattato alcune foto. È sempre difficile vedere la propria replica, ma in questo caso ancora di più.
Mi ha fatto pensare a quanto sono fortunato e credo che ogni tanto sia giusto ricordarsi che le vittime sono altre.
Michelle Monaghan
Best Movie: Aveva mai fatto un film in cui è quasi sempre seduta?
Michelle Monaghan: No, ma per una volta meglio così. Nella vita vera sto preparando una maratona con la famiglia. Non per mia scelta, però. Io sono troppo pigra…
BM: Perché ha accettato questo ruolo?
MM: Mi piaceva l’idea di lavorare con un regista promettente come Duncan Jones. Sono anche una fan di Jake, che ammiro da tempo. Inoltre la sfida era accattivante, perché abbiamo dovuto ripetere migliaia di volte la stessa scena, cercando di renderla sempre nuova. È stato molto difficile, e io mi sono impegnata più del solito.
(Foto Getty Images)
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