Rimarrà una delle istantanee più tristi e paradossali, ma anche significative dei tempi che corrono, quella di Jennifer Lawrence che, durante la conferenza stampa di madre! al Festival di Venezia, si ritrae terrorizzata dall’assalto degli accreditati in cerca di un autografo o di una foto. Un’immagine che è lo specchio quasi esatto di ciò che accade al suo personaggio nel nuovo film del compagno Darren Aronofsky, in cui interpreta la compagna e musa di uno scrittore in crisi di ispirazione, bloccata in una villa di campagna che viene pian piano invasa da ospiti sempre più maleducati e violenti. Un thriller-horror con connotazioni fortemente allegoriche (per saperne di più, leggete la nostra recensione a metà rivista), ambizioso quanto misterioso, che non mancherà di spiazzare il pubblico suscitando reazioni fortissime, come già successo con gli spettatori della Mostra del Cinema. Ne abbiamo parlato direttamente con Jennifer, che in questo momento è probabilmente la più grande diva al mondo, e nonostante tutto mantiene sempre nelle interviste una sincerità e una freschezza invidiabili.

madre! è un film ricco di allegorie, al punto che alcuni spettatori potrebbero non coglierle. Ce le spieghi?
«Per me la meraviglia di questo film è che può essere interpretato in molti modi diversi, il che è un bene e un male insieme: alcuni spettatori amano la sfida, altri preferiscono messaggi più chiari. Darren prima mi ha spiegato l’allegoria che voleva mettere in scena, solo poi ha scritto la sceneggiatura (ci ha messo cinque giorni): a quel punto ho visto anch’io il legame tra storia e simboli. Per uno spettatore al cinema madre! è prima di tutto una storia, per me invece è soprattutto un’allegoria; ed è importante che si capisca, altrimenti il film rischia di non avere senso per chi guarda. Quindi quello che voglio dire agli spettatori è: io rappresento Madre Terra, mentre Javier Bardèm è una sorta di Dio, un creatore, un artista. Michelle Pfeiffer ed Ed Harris sono Adamo ed Eva, i fratelli Gleeson (Domhnall e Brian) sono Caino e Abele, e l’ufficio è il Giardino dell’Eden. Una volta che questo è chiaro, guardare il film significa analizzare questi temi giganteschi, universali e biblici, addirittura la nascita di una religione, e vederli sviluppati in un contesto minuscolo, una singola casa. Chiaro, se a qualcuno sfugge l’allegoria si troverà comunque davanti a un film splendido e molto potente, nel quale ciascuno può vedere quello che preferisce. Alcuni capiranno il film anche senza le mie indicazioni, certo; io, però, non ce la farei».

Alla proiezione al Festival di Venezia il film ha ricevuto anche fischi. La cosa ha fatto arrabbiare te e Darren?
«No anzi, penso sia magnifico! Tutti i film di Darren sono stati fischiati ai festival ai quali sono stati presentati, e madre! è un film polarizzante, non l’abbiamo fatto per sedurre la giuria. È rumoroso, aggressivo, un vero e proprio assalto: non è facile da guardare, e fa pensare. Quello che ci interessava era che il messaggio passasse: Darren aveva questa storia che gli bruciava dentro e aveva bisogno di farla uscire, e io ne sono molto fiera, credo che madre! sia un film straordinario. Credo che prendere questi temi così universali e condensarli in una storia piccola e domestica, su una coppia, sia geniale: è la prima volta che sento un’idea del genere. Poi sì, il film non è per tutti, quindi non la prendo sul personale se a qualcuno non piace. Anzi, è eccitante».

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