Quando Jessica Chastain alza la cornetta, a New York è già mattina inoltrata e lei si trova in un magnifico appartamento (da cinque milioni di dollari), esattamente davanti alla Carnegie Hall, a Manhattan. Lo ha arredato classicamente – pavimenti in legno, boiserie, e divani in stile inizio secolo – dopo averlo comprato poco più di un anno fa insieme al suo fidanzato, l’italiano Gian Luca Passi de Preposulo, con cui ha una storia da più di tre anni. Ha una bella voce, Jessica, e mentre ci parla la sentiamo armeggiare in cucina, probabilmente ha il telefono tra collo e spalla. È vegetariana, ama cucinare la pasta – che ha imparato a fare da noi –, e nonostante stia studiando l’italiano da tempo e ormai lo parli abbastanza bene, visto che ogni volta che può vola a Milano, preferisce usare l’inglese. Ci concede giusto un «Ciao, buona giornata!» alla fine, dopo una lunga chiacchierata in cui attraversiamo i suoi ricordi di bambina, i momenti difficili a inizio carriera e infine il suo presente, legato a una favola – La storia prima di Biancaneve: il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio – che Jessica interpreta sullo schermo, ma che riflette anche la combattività e la pervicacia con cui ha plasmato il suo percorso artistico.
Allora, raccontami un po’ di questo nuovo personaggio…
«È una donna forte, una guerriera al servizio della regina, anche se in realtà non sappiamo a chi è veramente fedele. Non si capisce subito se è leale a lei o al cacciatore. È uno degli aspetti che mi hanno convinto ad accettare la parte».
Credevi nelle favole da bambina?
«Sì. E forse ci credo ancora. Mi piacevano quelle classiche, ma la mia preferita l’avevo vista al cinema, Willow, dove c’era una ragazza, Sorsha, che era una combattente, una dura che mi piaceva molto e che mi ricorda per tantissime cose Sara (la guerriera che interpreta in Il Cacciatore e la Regina di ghiaccio, ndr). Devo ammettere che quando ho letto la sceneggiatura mi sono rivista da bambina al cinema e mi ha fatto sorridere l’idea di avere la possibilità di interpretare un personaggio così».
Passi dal noir alla commedia, dal thriller al fantasy, ti piace fare un po’ di tutto mi pare.
«Sta tutto nella preparazione. Ogni film lo affronto in modo diverso, questo ad esempio ha richiesto un grande lavoro sul fisico. Mi sono dovuta allenare, imparare a maneggiare la spada e a combattere. Ho cominciato quasi due mesi prima delle riprese e questo mi ha dato il tempo di entrare nella psicologia del personaggio e di non sfigurare al fianco dell’uomo più gigantesco con cui mi sia mai trovata a condividere un set: Chris (Hemsworth, ndr)! Nonostante sia fondamentalmente pigra, ho dovuto rimboccarmi le maniche».
Nel film combatti; e nella vita hai dovuto combattere per arrivare dove sei ora?
«Lo faccio ancora. Meno, in modo diverso, ma lo faccio ancora. Per un sacco di tempo nessuno mi voleva e facevo fatica pure ad ottenere un provino. Non sapevano come inquadrarmi. Mi dicevano che ero figlia di un’altra era, e che non ero conforme ai canoni contemporanei. È stato un periodo molto duro, molto complesso, di grande sofferenza. Non mi sono arresa, ho combattuto, ed è stato uno spettacolo teatrale, la Salomè di Oscar Wilde diretta da Al Pacino, a cambiare la storia della mia vita e della mia carriera. Sono venuti tutti in teatro a vedere lui, ma io avevo una parte importante, quella di Salomè, e mi hanno notata. Da quel momento sono arrivati i provini e le prime parti importanti».
Cosa significa recitare per te? Come vivi il personaggio?
«Cerco di entrarci dentro, di sposare le sue motivazioni e il suo umore. In questo film c’è un tono leggero e sul set ho riso molto, mentre per Zero Dark Thirty, per esempio, ho sentito per tutto il tempo il dolore e la fatica del personaggio che interpretavo. Sentivo il peso della sua storia, delle sue emozioni, tutto sulle mie spalle. Non so se ho un metodo, ma mi butto completamente dentro al personaggio e in quello che attraversa, e rimango con quella sensazione durante le riprese. Mi ci rispecchio proprio».
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Foto: © Universal Pictures
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