Chissà se il pubblico di Cannes riuscirà a restituire a Mel Gibson quel calore e quell’affetto che da tempo gli vengono negati per via delle tristi vicende famigliari e personali che l’hanno coinvolto. Chissà se Mr. Beaver, il film diretto da Jodie Foster di cui è protagonista e che oggi viene presentato al festival di Cannes Fuori Concorso, segnerà la sua rivincita, se non la sua rinascita. Le premesse non sono incoraggianti: negli Stati Uniti il film è stato un totale flop al botteghino. Ma la Foster davanti ai microfoni dei giornalisti si è dimostrata serena e orgogliosa del suo lavoro: «È un film speciale, non certo per tutti. Di questo eravamo pienamente consapevoli. Sapevamo che il pubblico americano molto probabilmente non avrebbe reagito bene, perché non è preparato per questo tipo di storie. Il film ha uno stile più europeo, per cui spero che in Europa abbia più successo, magari in Francia o in Germania. Io comunque faccio film perché amo il mio lavoro, non perché sono ossessionata dal successo e dal guadagno. Se dovessi adeguarmi ai gusti del pubblico e al box office, finirei per fare film che non mi rispecchiano e non mi appassionano. E non è questo quello che voglio».
La regista, che nel film recita anche («dirigere e recitare insieme è stata una pessima idea, non perché sia difficile ma perché non ti regala molte sorprese»), ha più volte ringraziato ed elogiato il lavoro e l’impegno di Mel Gibson, assente in conferenza stampa («ma arriverà per la proiezione di questa sera» ha assicurato): «Trovo la sua interpretazione straordinaria. Mel ha capito il personaggio più di tutti noi. Solo lui avrebbe potuto interpretare Walter in maniera così profonda. Credo che lui sia il miglior attore di Hollywood, oltre che un amico leale e sincero. Stiamo ore a parlare al telefono. Sono molto orgogliosa di lui e del suo lavoro per questo film. E anche lui lo è. Attraverso Mr. Beaver spera di riuscire a far vedere al pubblico chi è realmente».

Nella pellicola il pupazzo diventa per Walter uno strumento di salvezza, attraverso il quale riesce a scavare dentro di sé e a tirare fuori le sue emozioni e i suoi traumi («il castoro rappresenta tutto ciò che Walter non è: il suo accento è tipico della classe operaia, è virile e sensuale al contrario del suo “padrone”»). E a chi ha chiesto alla Foster quale sia il suo strumento di salvezza nei momenti di crisi, lei ha risposto: «Il cinema. Fare film. Solo portando sullo schermo certe situazioni o tematiche che coinvolgono anche la mia vita, riesco a inquadrarle da diversi punti di vista, sviscerarle, comprenderle a fondo e riuscire a trovare delle risposte o superare i problemi che queste comportano». La regista si è anche espressa sullo stato di salute del cinema: «Nonostante ci lavori da 45 anni, non sono così esperta in movie business. Certo l’economia globale ha un’enorme influenza sul mondo del cinema. L’uso di nuove tecnologie e il 3D lo stanno trasformando, e mi sembra in modo positivo. Probabilmente in futuro andremo in sala solo per vedere film con spettacolari effetti speciali e blockbuster per la famiglia, ma piccoli film, commedie romantiche e film d’autore troveranno ugualmente una fruizione che sarà più domestica. Per quanto riguarda la scarsa presenza di registe in un universo dominato dagli uomini, credo che il problema sia che, per qualche motivo, nella nostra società le donne rappresentano un maggior rischio. Però da quando Kathryn Bigelow ha vinto l’Oscar mi sembra che le cose stiano cambiando. L’importante, come ci insegna Mr. Beaver, è che non bisogna essere e sentirsi soli. La solitudine è una scelta. Le relazioni “salvano” la vita». (Foto Getty Images)

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