Negli ultimi anni il western televisivo è tornato al centro dell’attenzione, soprattutto grazie al successo di Yellowstone e dell’universo creato da Taylor Sheridan. Eppure, accanto ai titoli più chiacchierati, esistono serie meno fortunate che avrebbero meritato molta più attenzione. Una di queste è Joe Pickett, neo-western disponibile su Paramount+ e cancellato dopo appena due stagioni.
Tratta dai romanzi di C.J. Box, la serie segue Joe Pickett, guardiacaccia del Wyoming interpretato da Michael Dorman. Il protagonista si ritrova a indagare su misteri, crimini e segreti nascosti tra le pieghe della frontiera americana contemporanea, in un racconto che mescola azione, indagine, tensione familiare e riflessioni sul rapporto tra uomo, territorio e giustizia.
Il paragone con Yellowstone viene quasi naturale, ma è proprio nelle differenze che Joe Pickett trova la sua identità. Se la saga dei Dutton punta su conflitti di potere, vendette, rivalità familiari e personaggi spesso difficili da amare, questa serie sceglie una strada più raccolta e meno cinica.
Joe non combatte per difendere un impero personale, né per conservare il controllo su una dinastia. È un uomo di legge che cerca di fare la cosa giusta, anche quando la verità rischia di metterlo contro persone vicine a lui. Non ha la durezza ostentata di molti protagonisti del western contemporaneo, ma proprio per questo risulta più umano e credibile.
Uno degli elementi più riusciti dello show è il peso dato alla famiglia. La moglie di Joe, Marybeth, interpretata da Julianna Guill, non è una semplice figura di supporto, ma una presenza fondamentale nelle indagini e nella vita del protagonista. Le figlie rappresentano invece il cuore emotivo della storia, il motivo per cui Joe continua a esporsi e a cercare giustizia.
Questa dimensione familiare distingue Joe Pickett da molti altri neo-western recenti. La serie non costruisce il proprio fascino su un nucleo disfunzionale e continuamente in guerra, ma su una famiglia che prova a restare unita anche davanti al pericolo. È una scelta narrativa più semplice solo in apparenza, perché permette allo show di trovare una voce più intima e sincera.
Anche la struttura narrativa contribuisce alla forza della serie. Ogni stagione ruota attorno a un mistero principale, sviluppato nell’arco di dieci episodi, con una direzione chiara e compatta. Il racconto alterna indagine, azione e questioni morali senza perdere di vista il territorio in cui si muovono i personaggi.
La cancellazione dopo la seconda stagione resta quindi un vero rimpianto. La trama principale del secondo ciclo trova una conclusione, ma alcune piste restano aperte, lasciando la sensazione di un racconto interrotto prima di poter esprimere tutto il suo potenziale.
Per fortuna, chi si affeziona a Joe e alla sua famiglia può continuare la storia attraverso i romanzi di C.J. Box, che proseguono ancora oggi e contano ormai oltre venticinque libri. Joe Pickett resta però una serie da recuperare, soprattutto per chi cerca un western moderno più compatto, meno urlato e più attento al mistero e ai legami familiari. Non ha l’ambizione monumentale di Yellowstone, ma proprio per questo riesce a essere più diretto, più umano e forse anche più convincente.
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