John Turturro è diventato un attore indecifrabile. Dopo vent’anni di militanza nel cinema indipendente e d’autore, ha cominciato a prestare il suo volto affilato e il suo sorriso asimmetrico a enormi produzioni hollywoodiane, portando avanti nel contempo una carriera da regista fatta di film piccoli e singolari (Illuminata, Romance & Cigarettes) e progetti teatrali con il compare Max Casella. Lo abbiamo incontrato alla vigilia dell’uscita di Transformers 3…
Best Movie: Come si passa da un piccolo film indipendente come Passione (documentario in cui si racconta Napoli attraverso la canzone tradizionale partenopea, ndr) a un kolossal come Transformers 3?
John Turturro: «Potrei rispondere in un sacco di modi e sarebbero comunque tutte str*****e. Ho fatto Passione, è vero, e se l’ho potuto fare è grazie a un film come Transformers. Passione mi interessa, Transformers mi permette di pagare le bollette».
BM: Ultimamente ha alternato film d’autore a veri e propri blockbuster.
JT: «È vero, ho fatto film ad alto budget, ma fino al 2000 non ne avevo mai girato uno. Prima facevo film di piccole e medie dimensioni, e a volte qualcosa per l’estero. Ma oggi le vie di mezzo non esistono più. Negli ultimi dieci anni ho recitato in grandi produzioni: ho cominciato con Mr. Deeds (del 2002, ndr). Mi è piaciuto perché potevo fare più o meno quello che volevo».
BM: E Transformers…
JT: «Mi è piaciuto girare quei film ma adesso basta, ne ho avuto abbastanza».
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