Esordisce nel film per bambini Beethoven, ma contemporaneamente è sul set di In mezzo scorre il fiume di Robert Redford. Si fa notare, appena diciottenne, nella caustica commedia hollywoodiana 10 cose che odio di te, e subito dopo torna a lavorare nell’amato cinema indie in Mysterious Skin di Gregg Araki. Poi, un regista di videoclip di nome Marc Webb gli affida il ruolo da protagonista in (500) giorni insieme: da allora, il nome di Joseph Gordon-Levitt resterà sempre legato a quello di Tom Hansen. E sì che l’attore californiano ne ha fatta di strada dai tempi di quella rom-com: scelto da Christopher Nolan per Inception, è diventato il suo protégé, tanto da farsi affidare un ruolo fondamentale in Il cavaliere oscuro – Il ritorno. Un sogno per uno che non ha alcuna vergogna a definirsi un nerd. Sogno che, chissà, potrebbe anche trasformarsi nell’occasione della vita, se è vero (come dicono i ben informati) che per il ruolo di nuovo Batman Nolan sta pensando proprio a lui…

Da bambino era un fan di Batman?
Joseph Gordon-Levitt: «Come tutti i bambini, credo. Mia mamma mi cucì anche un costume da Uomo pipistrello quando avevo cinque anni. Pensavo (e penso!) che Batman sia il supereroe più fico, innanzitutto perché è una persona vera, non un alieno come Superman. E poi si veste di nero, il che è molto importante, perché siamo sinceri, è molto meglio che portare le mutande rosse sopra i pantaloni (ride, ndr). Credo che Batman sia una specie di mito in tutto il mondo».
Come descriverebbe il suo personaggio di Il cavaliere oscuro – Il ritorno?
Joseph Gordon-Levitt: «Si chiama John Blake e non ho dovuto fare un grande sforzo per costruirlo, perché è un classico archetipo americano: un poliziotto giovane, che ha a cuore il benessere di Gotham. È bello mettersi nei panni di uno sbirro buono: le mie esperienze con la polizia non sono sempre state idilliache».
Nel film, John guarda a Batman come a un eroe. Chi sono i suoi eroi nella vita?
Joseph Gordon-Levitt: «La mia famiglia: mi ha insegnato a essere una persona buona e capace di amare. Penso che non ci sia niente di più importante. Dopodiché posso citare Christopher Nolan: mi considero un artista e quello che Chris ha creato nella sua carriera – film sinceri, personali ma anche in grado di parlare a tutto il mondo – corrisponde esattamente alla mia idea di arte».
I suoi genitori sono persone con posizioni progressiste: cosa le hanno insegnato?
Joseph Gordon-Levitt: «È vero, da giovani i miei erano impegnati politicamente: mio padre era un giornalista presso la radio KPFK e mia madre faceva l’ufficio stampa in quella stessa radio. Era un periodo in cui non esisteva ancora Internet e quindi la radio aveva un peso diverso da ora. Quello che ho imparato da loro è non smettere di farmi domande».
E in quest’ultimo Batman c’è un qualche messaggio politico?
Joseph Gordon-Levitt: «Credo di sì, ma Nolan non ha voluto prendere una posizione. Il suo scopo non era propinare una verità, ma avviare un dialogo con il pubblico».

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(Foto Kikapress)

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